Bergamo
|Casa del Custode, minoranze: “Atto che grida vendetta”, Valesini: “Valutiamo se reinvestire parte del ricavato nel Castello”
In aula anche la discussione sulla mozione di censura rivolta all’assessore Marchesi. Durante le dichiarazioni di voto, botta e risposta al vetriolo tra Tentorio e Carnevali: la prima sogghigna durante l’intervento del consigliere Chinotti e la sindaca la riprende. “Non ridere, non permetterti”, “io faccio quello che voglio”
Bergamo. Casa del Custode del Castello di San Vigilio e mozione di censura, modificata e sottoscritta da tutta la minoranza, sull’aassessore all’Istruzione Marzia Marchesi. Questi i due argomenti che hanno acceso la discussione in sede di Consiglio Comunale. E se rispetto alla vendita dell’edificio oggi patrimonio viene bocciato l’ordine del giorno presentato dal consigliere Filippo Bianchi, Fratelli d’Italia, e passa quello di Alberto Ribolla, Lega, le posizioni, tra maggioranza e minoranza, sul testo presentato inizialmente da Fratelli d’Italia e firmato poi anche da Lega, Lista Pezzotta e Forza Italia, sono e restano diameltramente opposte. “Mancanza di chiarezza nei dati e nei numeri”, “le tariffe dipendono anche dal servizio offerto, e a Bergamo la proposta educativa è di grande valore”: questo il botta e risposta andato in scena in aula.
L’alienazione della Casa del Custode del Castello di San Vigilio
La discussione sulla presenza della Casa del Custode del Castello di San Vigilio parte dalle rimostranze della minoranza rispetto al comunicato diramato dal Consiglio Scientifico dell’associazione “Istituto Italiano dei Castelli Onlus”, che ha invitato i consiglieri comunali a rivedere, per 12 motivi diversi, la decisione di alienare l’edificio in capo a San Vigilio. Un appello in cui, in sostanza, si chiede di “adoperarsi per scongiurare tale ipotesi di vendita” che risulterebbe “esiziale per il Castello di Bergamo”. Una scelta sbagliata, insomma. E a cavalcare il monito è tutta la minoranza che affonda il colpo chiedendo, a più riprese, di rivedere la scelta, a tutela di un bene patrimonio dell’Unesco.
“Come è possibile fare uno studio di fattibilità dopo aver deciso di vendere un bene – così Antonio Deleuse, Lista Pezzotta -. “Sarebbe buona cosa cercare di trovare il modo di valorizzarlo in prima di immaginarne la vendita”, Alberto Ribolla, Lega. “Stiamo cedendo una parte di un castello – così Filippo Bianchi, Fratelli d’Italia -. Come mai non si preserva questo patrimonio o non lo si reputa una priorità rispetto, ad esempio, alla volontà di creare una palestra di cemento in un quartiere di Bergamo? Sembra che l’assessore Valesini faccia finta di non vedere la gravità della situazione. E’ un atto che grida vendetta”. “Vorrei andare oltre la retorica sulla salvaguardia dei beni storici – afferma Stefano Chinotti, Pd –. Chiedo però se del milione e 400mila euro ricavato dalla vendita, una parte sarà reinvestita”. A dare man forte arriva anche la Lista Gori per Carnevali: “Questa amministrazione ha dimostrato di avere una grande capacità e determinazione nel valorizzare e salvare beni di grande importanza- così Nicola Eynard.
La risposta per voce dell’assessore Francesco Valesini, assessore alla Riqualificazione: “Questa è stata una decisione argomentata, che non si fa mai a cuor leggero. Non è una scelta che si fa con leggerezza, ma necessaria, per dare ossigeno a interventi che riguardano il Castello di San Vigilio e a gran parte del patrimonio pubblico che abbiamo deciso di riqualificare. Basta pensare alla Caserma Montelungo. E per rispondere al consigliere Chinotti, dico che sì, una parte dei proventi della vendita, verranno utilizzati per finanziare la riqualificazione della rimanente parte del plesso. Ribadisco anche, a sostegno della mozione sostenuta dall’istituto Italiano dei Castelli Onlus, che comunque l’edificio inserito nel piano delle alienazioni, godrà di un libero accesso una volta l’anno e di modalità di fruizione pubblica”.
La discussione termina con il voto dell’aula che respinge l’ordine del giorno presentato dal consigliere Filippo Bianchi, mentre passa all’unanimità quello presentato da Alberto Ribolla che chiede di lavorare in sinergia con le associazioni, in primis Castrum Capellae, per un piano di utilizzo degli spazi che garantisca fruibilità alla città oltre che sostenibilità economica con un mirato utilizzo dei bandi regionali, nazionali o europei dedicati al settore.
La mozione di censura all’assessore Marchesi
“Chiediamo alla Giunta di aiutarci a capire se i nostri numeri sono sbagliati. Non abbiamo la pretesa di dire che siano giusti, ma chiediamo di essere aiutati”, così Cristina Laganà, Fratelli d’Italia. “Denunciamo la totale assenza, mancanza, di trasparenza da parte dell’amministrazione rispetto ai numeri forniti – così Arrigo Tremaglia, Fratelli d’Italia -. E chiediamo quanto costa un bambino a gestione diretta rispetto a quella esternalizzata” “Chiedo all’assessore di porre fine a questa mancanza di chiarezza”, così Antonio Deleuse, Lista Pezzotta. “Neanche all’associazione della bocciofila viene data una risposta simile – Filippo Bianchi, Fratelli d’Italia -. Non si sa quanto è la differenza di costo tra la gestione diretta e quella esternalizzata e se la prima costa di meno della seconda. Perché gli uffici non sono stati in grado di fornirci delle risposte, allora sulla base di cosa l’amministrazione decide? Naviga al buio ragionando sulla base del fatto che sono soldi dei cittadini e quindi hanno poca importanza? Se questo è l’approccio, non possiamo che essere basiti. Non si può accettare che l’amministrazione di una città importante come Bergamo lavori in questo modo e non abbia il controllo della situazione”. “Andremo avanti con le nostre indagini e il prossimo capitolo, ve lo anticipiamo, sarà relativo alla gestione diretta: cercheremo di capire perché i dipendenti non ricevono nessun aumento, ma i costi aumentano”, Ida Tentorio, Fratelli d’Italia.
Enrico Facchetti, Lista Carnevali: “Il nostro è un modello di qualità e la mozione presentata è volutamente strumentale”. “A nome del mio gruppo, Lista Gori, esprimo la solidarietà a favore dell’assessore Marchesi – così Nicola Eynard -. Se a fronte di un lavoro di collaborazione, dopo tre giorni si protocolla una mozione di questo tipo, ci chiediamo come possa continuare ad esserci un dialogo costruttivo tra maggioranza e minoranza”.
L’intervento della sindaca Carnevali
“Stima personale e fiducia totale nrei confronti dell’assessore Marchesi e dei dirigenti, bene prezioso di questa amministrazione – così la sindaca Elena Carnevali –. Stima anche nei confronti delle educatrici per un servizio che dà serenità. Voglio anche stigmatizzare la scelta legittima ma strumentale di arrivare alla mozione di censura con affermazioni di tono offensivo dopo una discussione in Commissione, due in Consiglio Comunale, l’approvazione di due Ordini del Giorno nell’ultimo Consiglio comunale, di cui uno della minoranza che oggi firma la mozione, e la disponibilità di ritornare in IV Commissione per approfondire il tema. Altrettanto disapprovo l’uso del linguaggio a corredo della mozione con affermazioni gravi come quella di una delibera mendace, aggravata dalle parole “falso”, “inganno”. Liberi di scegliere come fare opposizione, ma se il rispetto si pretende contestandolo alla maggioranza, altrettanto va corrisposto a parte inverse. E così dovrebbe essere nelle sedi istituzionali e nelle relazioni tra le persone.
Il Comune di Bergamo ha sviluppato nel tempo 13 nidi di infanzia e due poli 0-6 anni. Dei 13 nidi, 7 sono di gestione diretta del comune, 6 in appalto, in gestione alle cooperative, a cui si aggiungono 2 nidi in convenzione e 7 accreditati, i cui criteri organizzativi e gestionali sono definiti e verificati dal comune sulla base della normativa regionale. Trovo doveroso che la minoranza chieda, ma non ho capito quale è il fine. Perché lo facciamo? Perché non vogliamo licenziare 90 lavoratrici e perché penso che un sistema misto sia migliore, mantenendo un equilibrio tra offerta pubblica e fatta da terzi.
Infine, sono per buona memoria e perché il servizio nidi è sempre stato un fiore all’occhiello di questo comune anche quando è stato gestito da amministrazioni di colore diverso: rispetto al passato, i nidi in appalto da 5 sono diventati 6, a cui si sono aggiunti i due in convenzione (Redona e Colognola), più due sezioni dei poli 0-6 nelle due scuole di infanzia. La gestione diretta degli asili nido non è mai stata messa in discussione, perché garantisce una maggiore continuità educativa, pedagogica e del personale. Inoltre, il reperimento di educatori qualificati è sempre più difficile, anche a causa della competitività delle retribuzioni previste dai contratti, un tema su cui il Miur sta ponendo particolare attenzione.
Oggi la virtuosità del sistema “integrato” permette a Bergamo di raggiungere l’obiettivo nel tempo di azzerare le liste di attesa e sulle base delle indicazioni di Regione Lombardia di dare il coordinamento pedagogici territoriali sulla conformazione degli ambiti territoriali (Bergamo è capofila). Rispetto, infine, alla mancata sottolineatura dei bonus statale e regionale, si è più volte esplicitato nella comunicazione che, a fronte degli aumenti delle tariffe dei nidi, restavano valide le agevolazioni: alle famiglie con più figli nei nidi d’infanzia comunali, a partire dal secondo figlio frequentante, la retta viene ridotta del 30%; per gli utenti che optano per una frequenza part-time, la retta mensile viene ridotta in proporzione, a seconda della tipologia di part-time.
A queste agevolazioni si aggiungevano quelle derivanti da provvedimenti nazionali (bonus bebè) che con l’ultima legge di bilancio ha alzato fino a 40 mila euro di Isee la possibilità di erogazione da parte dell’Inps- e regionali, su cui è aperta una discussione su un aggiornamento, che consentono in molti casi un abbattimento sostanzioso della retta. E l’assegno unico introdotto dal centrosinistra. La revisione delle tariffe tiene conto di un principio sacrosanto del nostro ordinamento che riguarda la progressività fiscale, sostenendo le famiglie che hanno meno possibilità economiche e incidendo sempre in modo graduale con chi ha qualche possibilità in più. Peraltro, la sostenibilità dei nostri servizi è garantita per oltre il 75% dalla fiscalità generale: è una scelta politica, sì.
Difendo questo approccio, soprattutto in un sistema integrato di offerta come quello di Bergamo, e sarebbe stato auspicabile vedere altrettanta veemenza di questi mesi anche nei confronti del Governo che invece ha ridotto quel poco che è rimasto del finanziamento 0-6 introdotto nel 2017 e ridotto anche quest’anno. È l’unica fonte di finanziamento per il Comune di Bergamo nella gestione. Nel frattempo, il Fondo di Solidarietà Comunale, con una dotazione di 300 milioni di euro per il 2025, 450 milioni per il 2026 e 1,1 miliardi complessivi, esclude Bergamo, penalizzandola per la sua virtuosità, avendo già superato la soglia del 33%”.
Durante le dichiarazioni di voto, nel corso dell’intervento del consigliere Stefano Chinotti, botta e risposta al vetriolo tra Ida Tentorio e la sindaca Carnevali con la prima che sogghigna ad una espressione del rappresentante Dem e la seconda che la riprende invitandola a non ridere.




