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Tagli alle Province, Gandolfi: “15 milioni in meno significa paralisi degli investimenti e dei servizi ai cittadini”

Il presidente di via Tasso sulla stretta della manovra di Bilancio del Governo: “Ma il Governo ha garantito che, entro il 2035, il gettito sulla parte corrente tornerà ad essere quello del 2014”

Bergamo. Tagli agli Enti Locali, logistica, infrastrutture ma anche sostenibilità di Bilancio, dazi, politica estera e equilibri di partito. Pasquale Gandolfi, presidente della Provincia e numero uno di Upi, l’Unione delle Province italiane, racconta l’impegno, quotidiano, diviso tra Bergamo e Roma nell’interlocuzione continua tra il suo ufficio di via Tasso e i palazzi della politica che conta più di tutti per ricucire gli strappi che hanno portato ad un indebolimento dell’istituzione che rappresenta, e rilanciarla, con il fine di garantire servizi sempre più efficenti ai cittadini e stabilità economica-finanziaria ad un ente sul quale futuro si sta ancora ragionando.

Una parte, infatti, Lega e il suo ministro, Roberto Calderoli, preposto all’Autonomia, che spingono perché la riforma trovi compimento il prima possibile, così da consentire il ritorno all’elezione di primo livello, quella cioè determinata dal voto dei cittadini, e dall’altra Fratelli d’Italia che pur non dicendo no alla proposta del Carroccio, immagina l’iter inserito nel processo della riforma degli enti locali. Tanti i temi sul tavolo, e non da ultimo, appunto, quello relativo agli scenari mondiali conseguenti all’elezione di Trump e alle ripercussioni della guerra in Ucraina, con un partito, il suo, il Pd, diviso tra anime diverse: chi a favore del riarmo e chi proprio non ne vuole sentir parlare.

L’ultima manovra di Bilancio del Governo porta con sè un importante taglio agli Enti Locale, una battaglia raccolta da Ance ma anche da moltissimi Comuni, tra i quali anche Bergamo. Quale è la sua posizione?

La manovra dello scorso anno ha visto, ma io parlo solo delle Province perché non voglio parlare dei Comuni, ha visto mettere in campo una serie di tagli, uno celato nell’immobilizzazione di alcune somme in parte corrente, i famosi accantoramenti: una sorta di sforbiciata mascherata che sono cifre per quest’anno limitate ma destinate a crescere negli anni successivi. La più grande difficoltà che abbiamo nelle pubbliche amministrazioni è relativa alla gestione della parte corrente, quella che non fa capo agli investimenti capitali, il che, tradotto, vuol dire servizi ai cittadini. questo si riflette immediatamente sui conti perché se il Governo ci impone di accantonare, diventa obbligatorio andare a rivedere parte dei servizi garantiti ai cittadini. Tanto è vero che molti Comuni della nostra provincia hanno dovuto ritoccare parzialmente l’esezione, l’addizionale, la Tari o comunque arrabbattarsi nel cercare di raccimolare somme. E la situazione è complessa tanto più se pensiamo che alcuni costi, come ad esempio quelli relativi all’assistenza educativa legata ai disabili o alle rette all’interno delle case di riposo o, ancora, l’insegnamento di minori in comunità, sono aumentati esponenzialmente. E questo porta a una difficoltà costante e continuativa della gestione delle parti correnti delle amministrazioni locali. Per quanto riguarda le Province, quest’anno il taglio è di 15 milioni di euro, per il prossimo anno di 20 e nel 2029 addirittura sarà di 275 in meno, il che vuol dire bloccare la gestione ordinaria della manutenzione sulle nostre strade. In Provincia siamo dovuti intervenire noi con una copertura straordinaria, con risorse nostre, per andare a coprire le mancate di risorse che abbiamo ricevuto dal Ministero. E’ altrettanto vero che, quest’anno, per la prima volta il Ministero dell’Economia ha dato alle province 50 milioni in parte corrente da ripartire perché l’impegno che si era preso il governo precedente era quello di riportare gradutamente al 2035 il gettito che originalmente, prima del 2014, faceva capo alle nostre casse. 50 milioni che, su Bergamo, significano 1 milione e 200mila euro, su un bilancio complessivo di 190 milioni e con una fiscalità legata quasi completamente al mondo e al mercato dell’auto.

Nel suo intervento durante il convegno sulle infrastrutture, oragnizzato da Regione Lombardia, nell’apertura della Fiera Edile, lei ha ribadito il ruolo strategico delle cabine di regia, soprattutto quande affidate al pubblico. 

Il tema è di provare a governare determinate dinamiche che altrimenti subiamo come territorio e che possono avere delle conseguenze. Qualche anno fa c’è stato il boom della logistica legato a tutta una serie di fattori. C’era effettivamente la necessità di cogliere anche questa trasformazione, ma l’esternalizzazione del comparto ha portato, anziché a generare investimenti sulle infrastrutture, al proliferare di fondi pronti a sostenere trasformatori. E in questo caso la politica non è stata in grado di gestire il processo. Oggi abbiamo provato a darci delle regole ma abbiamo anche subìto un mutamento del mercato, con i tassi che nel frattempo sono cresciuti, con gli investitori si sono spostati di nuovo sulla finanza. Ho anche lanciato però un appello legato all’attenzione soprattutto su due fattori fondamentali: il primo è quello dei data center e l’altro è quello della Agrifotovoltaica. I data center perché sono strutture delle quali oggi si sente l’estrema necessità, molto energivole, ma sulle quali non c’è una regolamentazione. Il compito della politica sta nel governare questa dinamica e nello studiare i rischi per il territorio e per le nostre strutture. Bisogna capire quale è il risultato finale, quali sono i benefici.
Non è che serva chissà quella visione, ma serve darci almeno qualche regola per non essere nel campo del singolo gestatore locale che decide per sé, guardando semplicemente a quello che può succedere nel suo territorio senza preoccuparsi del complessivo.

Un discorso che vale anche quando si parla di logistica?

Vale soprattutto per la logistica, ma su quello oggi abbiamo già gli effetti causati da alcune trasformazioni. Lo vediamo in particolar modo nella parte sud-est della pianura, dove determinate trasformazioni che sì, hanno avuto anche una concentrazione di nuovi posti di lavoro, richiesta sopperita fronte immigrazione, hanno anche generato altri problemi.
Siamo stati ammaliati dai mille posti di lavoro, ma non siamo stati capaci di capire che dietro alla valenza occupazionale, ci potevano essere mille famiglie che necessitavano di mille case, di posti nelle scuole e di servizi. Con tutte le trasformazioni sociali del caso. Quindi il capire prima quali possono le eventuali ripercussioni sociali e ambientali è diventato uno dei compiti principali della politica.