Allo Spazio Asav di Seriate fino a sabato 29 marzo è visitabile la mostra “Mirabilia della natura”
Seriate. Ultimi giorni a Seriate per visitare la seducente antologica di Cesare Benaglia. Entrando in Sala Carbonari ci accolgono, uno dopo l’altro, i “Mirabilia della natura” di Benaglia, i suoi “universi paralleli” fatti di foglie, cortecce, polveri e radici.
Nero carbone, rosso fuoco, giallo sabbia, oro luce: inizia tra colori indelebili la processione, sontuosa e suggestiva, di opere fatte di tralci, segatura, sassi di fiume, humus, legno essiccato, carbonizzato, fossilizzato, levigato. È un’epifania ininterrotta di entità organiche, ognuna con la propria memoria impressa nella forma: una forma che gli è stata conferita, insieme, dall’azione della natura e dalle mani dell’artista. Perché è così – recuperando frammenti e reinventando mondi – che Benaglia elabora i suoi “alfabeti per scrivere la natura”, che Luca Catò e Gianni Canali hanno ben documentato nel film “Abbecedario naturale” che raccoglie l’esperienza bioartistica dell’artista di Valbrembo.
Benaglia è uno di quei rari maestri capaci di trasformare materiali prelevati dalle montagne e dalle pianure in opere vibranti, intrise di forza e sacralità ancestrali. Di questo talento inconfondibile scrisse già Bruno Talpo, che questo artista lo conosceva bene: “Secondo la nota affermazione di Picasso, io non cerco, trovo, messa in pratica dai dadaisti, Cesare Benaglia ritrova e scopre nella natura gli elementi primari”.
Negli anni abbiamo apprezzato la sua arte “viva”, sempre in bilico tra dimensione spirituale e sensoriale, capace di suggerire il respiro della terra anche quando si mostra nel chiuso di uno spazio espositivo.
Oggi scopriamo in questa esposizione pezzi inediti, sia tra le pitture degli anni duemila sia tra le sculture più recenti e i tableaux polimaterici degli ultimi anni: ci accorgiamo così che, a seconda delle soluzioni allestitive, nascono nuovi percorsi e relazioni di senso, che riconducono a una visione d’insieme quel “fantastico laboratorio di trasformazione” (come lo definì il poeta Pasquale Emanuele) che è l’arte di Cesare Benaglia. Per esempio, a chiusura del percorso al piano basso, si spalancano profondità inattese, grazie al riflesso di uno specchio che ci illude di trovarci nel folto del bosco, fra i tronchi e le foglie, e allo stesso tempo di incontrare l’artista intento al lavoro nel suo studio stracolmo di ordinate sementi e frammenti di recupero.
Al piano alto, invece, si alternano i giochi di colore dei quattro elementi, complici le tecniche ad olio e le sperimentazioni digitali con le quali l’artista un decennio fa rielaborava dettagli di natura in scenari seducenti e visionari. Procedendo, il cannocchiale ottico ci attira verso l’opera totemica che chiude il percorso con l’ipnotico moto centripeto di un’azzurra scultura circolare.
Tra il sopra e il sotto della sala, quindi, si intreccia un dialogo tra le dimensioni dello spazio e del tempo, in cui le energie e gli echi nascosti nella materia vanno ascoltati nel silenzio di una visita che ha il potere di rigenerare la nostra visione contemporanea, sempre più assuefatta ai pixel del digitale.
Alla fine rimane, secondo le parole – in catalogo – di Vittorio Raschetti, una straordinaria nostalgia: “la nostalgia del ritorno nei boschi sacri, nei boschi impuri, tra i misteri dell’iniziazione. In un luogo perso del mondo, dove nascosto, tutto ricomincia”.
La mostra è aperta allo Spazio Asav di Seriate fino a sabato 29 marzo dalle 16 alle 18.30