Logo

Temi del giorno:

“La Scala d’Oro” di Ugo Riva, un racconto tridimensionale di potere e redenzione
L'installazione "La Scala d'Oro"

Dal 29 marzo nello storico Palazzo Creberg una nuova installazione dello scultore bergamasco, con una mostra in quattro sezioni che mette in dialogo scultura e fotografia

Dal 29 marzo al 2 maggio il salone principale del Palazzo Creberg ospiterà un prezioso nucleo di sculture di Ugo Riva, presentando al pubblico la nuova installazione La Scala d’Oro e due opere storiche rinnovate dall’artista. Nel loggiato saranno esposti bozzetti e disegni preparatori dello scultore, che dialogheranno con un progetto fotografico di Andrea Sbardellati.

La mostra, che prende il ttolo dall’installazione principale, sarà inaugurata con la prima di due aperture staordinarie dello storico palazzo – dalle 17 alle 19 -, offerte al pubblico da Fondazione Creberg. Nell’occasione Riva sarà insignito del Premio Montale, fondato da Adriana Beverini nel 1996 per ricordare il premio Nobel per la Letteratura. Nella seconda apertura straordinaria – prevista per sabato 5 aprile dalle 15 alle 19 – l’artista sarà a disposizione dei visitatori per dialogare sulla mostra.

Riva ha un profondo rapporto affettivo con i luoghi e con le persone della Fondazione, essendo stato dipendente della banca Credito Bergamasco (oggi Banco Bpm, ndr) dal 1970 al 1996. Per l’artista la professione dello scultore è una missione da svolgere, un compito calato dall’alto senza preavviso né intenzione, quasi una sottomissione ad una volontà superiore.

Le opere in mostra dialogheranno con la scultura Anima Mundi, segno permanente commissionato da Fondazione Creberg a Ugo Riva per celebrare il 120° anniversario del Credito Bergamasco, collocata davanti all’ingresso principale del palazzo nel 2011 dopo il restyling della piazza.

“Ammirare mostre di scultura, dense di qualità e di contenuti è sempre più raro – spiega Angelo Piazzoli, presidente di Fondazione Creberg e curatore dell’evento espositivo -. Siamo orgogliosi di dare nuova visibilità ad un artista che ormai rappresenta un genere in via di estinzione: lo ‘scultore ortodosso’, vero e proprio ‘panda’ in ambito artistico”.

Fondazione Creberg da tempo persegue una valorizzazione ai maestri della scultura bergamasca: un progetto pluriennale, indirizzato ad attribuire il meritato rilievo alla splendida stagione artistica del Novecento nel capoluogo.

“Con questa nuova installazione – continua Piazzoli -, Riva proseuge il suo percorso di ricerca sulla materia e sulla narrazione visiva, dimostrando ancora una volta la sua capacità di tradurre il passato in un linguaggio attuale e universale. La Scala d’oro non è solo un’opera d’arte, ma un racconto tridimensionale che ci invita a interrogarci sul senso della sofferenza, del potere e della redenzione”.

L’esposizione sarà aperta al pubblico fino al 2 maggio, con accesso libero e gratuito. Nei giorni feriali le porte dal palazzo saranno aperte dalle 9 alle 13.

Prima sezione

Nell’installazione La Scala d’Oro pittura e scultura si integrano a vicenda per indicare un percorso etico fuori dai canoni imperanti. “La Scala è nata per caso, sempre che il caso esista – racconta Ugo Riva -. L’occasione è stata il passaggio a piedi davanti ad una svendita di arredi per casa in cui, alla prima occhiata, colpirono la mia attenzione due porta candele in alluminio patinato che acquistai d’impulso, senza ancora averne coscienza completa del possibile utilizzo”.

La Scala d'Oro Ugo Riva

Un candelabro e due portacandele sono l’impalcatura portante e simbolica che regge la scena della Crocefissione (e, sull’altro lato, della Deposizione) con i personaggi canonici modellati nella terracotta policroma. Nonostante la fissità dell’argilla, le figure sembrano quasi danzare e, sospese in un movimento circolare, evocano il meccanismo di un carillon. Il pathos della narrazione sacra si fonde con un senso di dinamismo teatrale tipico del tableau vivant dove gli attori si animano di gesti solenni pur restando immobili e muti.

Nella parte inferiore, sotto i bracci del candelabro, un grande trono sospeso e apparentemente irraggiungibile, se non attraverso la scala d’oro, accoglie quattro figure enigmatiche: due donne con un bambino, evocazione della maternità e della regalità mariana e due uomini abbigliati con sontuosi vestiti e scettri, simboli di potere e autorità.

Il contrasto tra la parte superiore, dominata dal sacrificio e dal dolore, e la parte inferiore che richiama invece la ricchezza spirituale e terrena, crea uno spettacolare dialogo concettuale e visivo.

Il tema principe della ricerca di Riva, la maternità, viene ripreso con grande puntualità anche nel catalogo della mostra, ad opera di Giovanni Gazzaneo, presidente della Fondazione Crocevia e direttore di Luoghi dell’Infinito: “La Scala d’Oro abbraccia gli eventi della storia degli uomini e il quotidiano della nostra piccola o grande storia – afferma -. Una donna e il suo bambino, la vita nuova per il vecchio mondo. I volti del Potere. Il Figlio dell’uomo crocifisso e l’umanità che si muove attorno. Ugo Riva non solo sa plasmare, ma sa narrare come pochi altri”.

Seconda sezione

Ai lati del salone saranno collocate due storiche sculture rivisitate per l’occasione: L’Arca della Speranza e Davanti al Mistero. “Il destino – spiega Riva -. ha voluto che proprio mentre progettavo l’allestimento della Scala d’oro fossero arrivate in studio due mie opere risalenti all’anno 2000. Un collezionista mi aveva infatti chiesto di tenerle in deposito, impegnato in un trasloco: la prima è un’opera in terracotta collocata in una sorta di tabernacolo e concepita come omaggio alla Madonna del Parto di Piero, la seconda è costituita da una grande stele in ferro e bronzo. Sia per tematica che per sviluppo verticale, queste due opere completano la tematica della Scala d’Oro, elevandola ad un ulteriore livello di elaborazion”..

“Sono opere colte – aggiunge Piazzoli -, profonde e dense di suggestioni sul piano del pensiero e dello spirito che inducono all’introspezione e si legano ai valori del Giubileo, simbolo forte e auspicio accorato di rinnovamento interiore, di riflessione, di speranza”.

Terza sezione

Nel loggiato, come complemento del percorso delineato nel salone, prende vita una selezione di disegni preparatori caratterizzati dall’inconfondibile tratto di Riva, che, come gli antichi maestri, considera la pratica del disegno non un semplice accessorio con cui dilettarsi, ma una parte integrante e fondamentale di un processo artistico che cementa la vita con l’arte.

Quarta sezione

Allestita anch’essa nel loggiato, Animula è un racconto per immagini, un taccuino di visioni che segue con discrezione il poeta nel suo dialogo intimo e silenzioso con la propria anima: il Genius Loci del Vittoriale. Il progetto nasce da un’idea di Ugo Riva ed è parte di un racconto fotografico più ampio dedicato alle sue opere ospitate al Vittoriale.

Sugli spazi esterni del Vittoriale si è concentrata la ricerca fotografica di Andrea Sbardellati proposta nelle immagini, volutamente realizzate in bianco e nero allo scopo di discostarsi dall’apparenza della contemporaneità e avvicinarsi alla visione essenziale dei luoghi dannunziani. Le fotografie non hanno un intento documentario; sono inquadrature scelte, progettate nel taglio, nell’ora dello scatto e con due caratteristiche che le accomunano: la solitudine e il silenzio.

È pensando ai momenti di intima riflessione trascorsi dal Poeta in questi luoghi che molte di queste immagini hanno preso forma, complice quel difficile periodo di isolamento del nostro recente passato tra il 2020 e 2021 in cui sono state realizzate.