La chimica a Bergamo e in Europa: investire, semplificare, capire
I prodotti chimici sono presenti nel 95% di tutti i manufatti di uso quotidiano e sono applicazioni centrali per la transizione ecologica
Il prossimo primo aprile ci sarà l’assemblea delle aziende chimiche di Confindustria Bergamo.
Nelle ultime settimane la cessione della parte chimica del gruppo Radici, storico e importantissimo gruppo bergamasco, e gli appelli di Giorgio Gori, deputato al parlamento europeo, per il manifatturiero in diverse situazioni in città hanno messo al centro del dibattitto le preoccupazioni del mondo imprenditoriale per l’aria che tira.
Le incertezze geopolitiche sono un acceleratore di fenomeni in corso già prima e dopo il problema del Covid. Vent’anni fa , ai tempi della globalizzazione avevamo notato che l’”aggregazione dei mercati stava disaggregando le catene di fornitura”. Cioè alcuni anelli di queste catene erano stati trasferiti in paesi a basso costo, in particolare basso costo del lavoro. Oggi stiamo valutando processi in senso opposto o la necessità di processi in senso opposto, perché l’evoluzione in particolare in Cina ha cambiato le prospettive: hanno know-how e una completa padronanza delle parti alte delle filiere.
Per valutare di che cosa stiamo parlando è necessario conoscere la “partecipazione “e il “posizionamento” dei vari settori, delle singole aziende all’interno delle cosiddette GVC, cioè catene globali del valore. La partecipazione è il livello di coinvolgimento nelle diverse fasi di distribuzione e produzione di beni e servizi. La posizione, misurata in diversi modi, dà l’idea se l’azienda è nella parte alta o bassa, cioè verso la materia prima o il prodotto finito, nella filiera.
Per dare un’idea si stima che la partecipazione alle GVC delle aziende italiane fosse nel 2021 del 35%, con l’alimentare al 15% e la chimica al 57%. Le criticità di fornitura si riferiscono a componenti con pochi paesi fornitori e difficili da rimpiazzare in aree vicine. Dipendenze che riguardano le commodities (22% in valore e 28% in numerosità) per una chimica che si è spostata (quindi la “posizione”) a valle delle filiere .A grandi linee la filiera ha una parte upstream , cioè la chimica di base, una parte di polimeri e intermedi e una di down stream , dove ci sono prodotti come medicinali, colori, vernici, colle, cosmetici e altri che stanno spesso subito a monte del Made in Italy.
I prodotti di base sono finiti in Cina e in India, quelli intermedi stanno trasferendosi là, l’ultimo anello, cioè il downstream, non è più coperto a monte per ricerca e sviluppo e facilità logistica di fornitura. L’Europa perde competitività. Le grandi case tedesche avevano invece generato la grande chimica europea che dominava il mondo dopo la Seconda guerra mondiale. Secondo il Cefic, l’associazione europea della Chimica, nel 2024 si ridurrà almeno di 11 milioni di tonnellate la capacità produttiva europea, con un utilizzo degli impianti del 75%.

Gli effetti distorsivi dei dazi potrebbero ulteriormente riconfigurare le catene del valore, anche nella ricomposizione dei flussi intra aziendali nelle multinazionali. Il prezzo dell’energia è in molti casi insopportabile per sopravvivere. Come ha detto Draghi l’Europa ha messo con successo barriere paragonabili ai dazi al suo interno. La guerra commerciale degli USA con la Cina rischia di farci invadere di prodotti cinesi.
Quindi in Europa abbiamo bisogno di più incentivi, più investimenti anche pubblici e meno regulation per creare un ambiente competitivo. Il “debito buono”, sempre di Draghi, può essere messo a servizio di investimenti nella produzione o per l’efficientamento di risorse energetiche per la chimica di base (con tecnologie a basso CO2), per gli intermedi ( con economia circolare) e per le innovazioni dei prodotti finali , giustamente definiti ”competenza abilitante del Made in Italy” . I prodotti chimici sono presenti nel 95% di tutti i manufatti di uso quotidiano e sono applicazioni centrali per la transizione ecologica. Bisogna fare presto.

* Andrea Moltrasio, Industriale, già presidente di Confindustria Bergamo e del Consiglio di Sorveglianza di Ubi Banca


