Paolo Doneda, vicepresidente Fai: “Carenza di autisti, il trasporto intermodale è assolutamente necessario”
Il vicepresidente di Fai Bergamo, Paolo Doneda, è intervenuto per commentare il futuro del settore autotrasporti analizzando alcune delle problematiche più rilevanti sia a livello globale sia locale, tracciando uno scenario che prevede lo sviluppo dell’intermodalità
Bergamo. Nel corso del convengo “Verso Lombardia 2030, infrastrutture per la crescita” tenutosi giovedì 20 marzo in occasione di Edil, la Fiera dell’Edilizia di Bergamo, il vicepresidente di Fai Bergamo Paolo Doneda è intervenuto per commentare il futuro del settore autotrasporti. Doneda ha sviluppato alcune delle problematiche più rilevanti sia a livello globale sia locale, tracciando uno scenario che prevede lo sviluppo dell’intermodalità.
“Parto da un ragionamento globale: sappiamo ormai tutti che le merci di utilizzo e consumo abituali si muovono in tutto il mondo – ha esordito -. Un container che parte dalla Cina arriva in un porto del Mediterraneo e, da lì, può ripartire per destinazioni che possono essere locali o anche molto lontane. Nello specifico, ad esempio, le tensioni internazionali che ci sono nel mar Rosso, dove ribelli lanciano missili sulle navi in transito, hanno scoraggiato completamente il traffico commerciale. La maggior parte delle navi non transita più dal canale di Suez e, di conseguenza, tutto il mediterraneo viene bypassato. Circumnavigando l’Africa, i cargo si dirigono direttamente verso i porti del Nord Europa. Dico questo perché il passaggio nel Mediterraneo significa molto spesso sbarcare la merce in un porto italiano e dal porto, questa merce viene reindirizzata verso molteplici destinazioni. In questa situazione noi possiamo vederci transitare più o meno vicine queste merci, ma potremmo anche non intercettarle, perdendo l’occasione di sviluppare forniture economicamente interessanti per il territorio o non cogliendo le opportunità di trasformazione di questi prodotti. Da qui nasce l’esigenza di avere in provincia uno scalo merci intermodale. Chiudo il ragionamento a livello globale dicendo che oltre alle penalizzazioni citate prima, abbiamo difficoltà nelle dinamiche europee di spostamento delle merci su gomma perché, nonostante tutti pensino che ci sia la libera circolazione delle persone e delle merci, in realtà non sempre è così. L’Italia subisce da diversi anni un atteggiamento ostile da parte dell’Austria che mette limiti di categorie merceologiche e di orari sui transiti nel proprio territorio, penalizzando i flussi da e verso il nostro paese”.
Poi ha aggiunto: “A questo punto è chiaro che il trasporto intermodale sta diventando assolutamente necessario, perché le distanze da coprire sono sempre più ampie, perché ci sono esigenze di sostenibilità ambientale che non si possono trascurare, ma anche perché la nostra categoria ha da diverso tempo un problema banale e concreto, quello della carenza di manodopera. I nostri autisti sono costretti a rimanere a disposizione dell’azienda per 13 ore al giorno. Naturalmente non perché li stiamo schiavizzando, ma perché è previsto dalla normativa europea. Nelle 13 ore il nostro dipendente guida fino ad un massimo di 9 ore, ma passa molto tempo in attesa di essere caricato o scaricato. Queste 13 ore di disponibilità giornaliera non vengono più accettate dalle nuove generazioni, cambiando prospettive, priorità e stili di vita. Possiamo dirci continuamente che i ragazzi non hanno voglia di lavorare, ma, almeno nel caso di professioni come queste, sarebbe una spiegazione semplicistica e molto banale”.
“Stante questa situazione – ha concluso Doneda -, avendo sempre meno personale a disposizione, saremo costretti, nel giro di poco tempo, ad avere la necessità di selezionare il tipo di servizio a cui destinare i nostri veicoli. E qui vengo al ragionamento locale e finale. Le tratte lunghe, che siano nazionali o internazionali, saranno sempre più ad appannaggio dell’intermodalità. È inutile che faccia un viaggio da Napoli a Milano con il camion, impiegando un autista per più di una giornata lavorativa quando lo potrebbe fare tranquillamente un treno. Se l’autista sarà una risorsa sempre più rara, dovrà essere impiegato in tratte di medio e di corto raggio, il cosiddetto “ultimo miglio”, ottimizzando la sua resa lavorativa e cercando di diminuire il disagio di una giornata di lavoro troppo lunga e che lo obbliga spesso al riposo notturno a bordo del camion. Quindi la necessità del nostro sistema di integrarsi tra forme di trasporto diverse è assolutamente fondamentale e urgente”.


