Logo

Temi del giorno:

Enrico Fusi: “Pandolfi aveva grandi visioni per il Paese e sapeva ascoltare le più piccole realtà”
Photo Service of the European Parliament Copyright: © European Union 2012

Enrico Fusi, commercialista e segretario generale dell’Istituto Toniolo, l’ente fondatore dell’Università Cattolica, già assessore alla Cultura a Bergamo, ha conosciuto da vicino Filippo Maria Pandolfi lavorando al suo fianco al ministero dell’Industria e in quello dell’Agricoltura, nei primi Anni Ottanta

Bergamo. “Quando ho conosciuto Pandolfi, verso la metà degli anni Settanta, mi sentivo, come tanti, tantissimi, un giovane contestatore. Erano gli anni del post Sessantotto, con tutti gli effetti positivi e negativi. Tra i ragazzi l’antagonismo forte era tra la destra e la sinistra, ma tutti vivevamo una sorta di rigetto del mondo adulto che in politica era un’insofferenza verso i metodi paludati, grigi, burocratici di chi governava e gestiva le istituzioni”.

Sono le prime parole di Enrico Fusi per ricordare Filippo Maria Pandolfi, più volte Ministro e già vicepresidente della Commissione Europea, scomparso all’età di 97 anni nella mattina di sabato 22 marzo.

Enrico Fusi, commercialista e segretario generale dell’Istituto Toniolo, l’ente fondatore dell’Università Cattolica, già assessore alla Cultura a Bergamo, ha conosciuto da vicino Filippo Maria Pandolfi lavorando al suo fianco al ministero dell’Industria e in quello dell’Agricoltura, nei primi Anni Ottanta.

Rammenta il suo primo incontro. “Mi colpì subito per il linguaggio diretto, efficace, mai banale”. La passione politica spinge Fusi ad entrare “nel gruppo dei ‘pandolfiani’, corrente che anche numericamente ha il peso maggiore nella Democrazia Cristiana bergamasca. Lì ho conosciuto anche Renato Ravasio che coordina i rapporti con tutta la realtà provinciale”.

Da Bergamo a Roma il balzo è breve per Fusi che segue Pandolfi entrando nei primi Anni Ottanta nella segreteria tecnica dell’onorevole bergamasco.

“Di Pandolfi dicevano che era un ministro tecnico – rammenta Fusi -. Lo dicevano perché i provvedimenti che proponeva o seguiva, li studiava con cura, precisione e puntiglio, entrando nel merito della loro concreta applicazione. È per questo che anche esponenti di altre formazioni, penso ai repubblicani sempre ferrati sui temi economici, lo apprezzavano e lo appoggiavano. Perché affrontava i temi della politica finanziaria o industriale con meticolosità e rigore: tenendo testa ai dirigenti della pubblica amministrazione, con i quali poteva confrontarsi proprio grazie alla competenza acquisita anche su argomenti più specifici. È per questo che ancora adesso, mentre la cosa pubblica è spesso gestita più dai burocrati che dai politici (talvolta inclini a forme di populismo), uno come lui sarebbe utile, anzi necessario”.

“Pandolfi non era un tecnico, era un politico a tutto tondo – prosegue Fusi -. E lo si capiva sia perché inseriva i suoi provvedimenti in una visione più ampia e in piani complessi – basti pensare al primo tentativo di programmazione economica anche sul debito pubblico – sia perché la sua passione riguardava l’insieme della vita pubblica. Gli piaceva andare anche nelle sezioni più piccole a raccontare i suoi interventi a Roma ed ascoltare le necessità dei piccoli comuni. Ricordo che le sue visite in molti comuni della provincia rappresentavano un’occasione di festa per tutti. Una partecipazione che andava oltre l’appartenenza politica”.