Inverno demografico e concorrenza spietata dalla Cina: la Cam di Telgate annuncia 50 esuberi
La storica azienda produttrice di articoli per l’infanzia è al lavoro con i sindacati per cercare di limitare i danni, provando anche a ricollocare i lavoratori: “La nostra produzione al 90% italiana oggi è difficilmente sostenibile”
Telgate e Grumello. Una cinquantina di esuberi, per lo più donne, su 139 addetti attualmente occupati in azienda: è questa la prospettiva che la direzione di Cam – Il mondo del bambino, storica azienda produttrice di articoli per l’infanzia con stabilimenti a Telgate e Grumello del Monte, ha illustrato nelle ultime settimane ai sindacati e ribadito anche nell’incontro più recente di mercoledì 19 marzo.
Una realtà che da diversi anni lotta contro condizioni non idilliache, che l’hanno portata da una parte a sfruttare gli ammortizzatori sociali, oggi esauriti, e a fasi alterne anche a gestire esuberi volontari per cercare di attenuare la contrazione dei volumi.
“Comprendiamo la complessità della situazione – sottolinea Vincenzo Zammito, di Fim Cisl Bergamo -, ma riteniamo che il calo di lavoro trascinatosi negli anni debba essere gestito cercando di attenuarne l’impatto economico e sociale. In questa prima fase si cercherà di governare sulla base della volontarietà gli esuberi attraverso un incentivazione economica all’esodo ed un accompagnamento per coloro che sono prossimi alla pensione. Abbiamo chiesto all’azienda di esplorare ogni possibile soluzione alternativa per cercare di limitare il numero degli esuberi prospettati, anche attraverso il dialogo con le istituzioni e le parti sociali, per individuare una possibile ricollocazione anche attivando specifici progetti di riqualificazione e ricollocazione nell’intento di mitigare l’impatto occupazionale”.
Un passaggio doloroso per l’azienda e di conseguenza anche per lavoratori e lavoratrici coinvolte, che stanno pagando a caro prezzo l’impatto che l’inverno demografico sta avendo sulle loro attività.
“I problemi maggiori, negli ultimi anni, sono rappresentati dal perdurante calo delle nascite e dalla concorrenza spietata dei prodotti cinesi che rendono di fatto complicatissimo sostenere una produzione in Italia – spiega Monica Rho, proprietaria e direttrice Marketing & Export Sales di Cam – La nostra produzione è al 90% locale, negli stabilimenti di Telgate e Grumello, mentre il restante 10% siamo anche noi costretti a importarlo dalla Cina per poter essere concorrenziali. Il dramma è che le aziende cinesi negli anni, pur mantenendo un prezzo basso, hanno incrementato il loro livello qualitativo e imparato a distribuire direttamente i loro prodotti in Europa. Ad oggi noi siamo presenti in 74 Paesi, con una forza distributiva inferiore rispetto al passato. Il contesto geopolitico, sicuramente, non ci sta aiutando: l’incertezza generale, i conflitti e il calo delle nascite hanno creato un mix pesantissimo. Anche la Cina affronta gli stessi problemi, ma con la differenza che le aziende possono contare su un sostanzioso intervento economico da parte del governo”.
Altro tasto dolente sono i dazi: “Possiamo dire con assoluta certezza che solo l’Europa non li applica sui prodotti per bambini – continua Rho – Se ci fossero in tutti e due i sensi, forse anche noi non saremmo così in difficoltà. Ciò che fa aumentare il dispiacere è che nel mentre il prodotto Made in Italy è diventato molto meno interessante all’occhio del consumatore perché non può più permetterselo. I produttori italiani che hanno fatto la storia di questo settore nel mondo oggi rischiano seriamente di scomparire. La nostra fabbrica ancora oggi produce per marchi terzi, per la concorrenza, per la moda: la struttura c’è, l’azienda è organizzata, ma non gira a regime per colpa dei volumi crollati. Sono tante variabili, capitate tutte insieme, ad aver creato questa situazione, compreso un potere d’acquisto che si è abbassato notevolmente e non incentiva di certo le giovani coppie a fare figli. In altri Paesi c’è un serio supporto alla natalità, qui ancora non si vede”.
Nell’incontro coi sindacati l’azienda ha dato massima disponibilità a valutare strade alternative agli esuberi: “La nostra volontà è quella, abbiamo fatto e stiamo facendo mille ragionamenti per salvare al tempo stesso posti di lavoro e un’azienda con 56 anni di storia – conclude Monica Rho – Abbiamo chiesto ai sindacati di provare a ricollocare queste persone che purtroppo perderanno il posto di lavoro da noi e siamo stati i primi a fare i nomi delle aziende della zona dove potrebbero inserirsi. Se ci sarà la possibilità di effettuare questa ricollocazione lo faremo e li aiuteremo: sono persone che lavorano per noi da anni e per noi prendere questa decisione è stato davvero complicato”.


