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Il pluripregiudicato Mirko Vacante assolto dall’accusa di estorsione e minacce

Il pm aveva chiesto 5 anni, ma l’imputato, detenuto in carcere fino al 2033, si era difeso con forza: “Ho 4 figli, è giusto che capiscano che se sbagli devi pagare. Ma stavolta non ho fatto nulla”

Treviolo. Assolto perché il fatto non costituisce reato. Questa la sentenza pronunciata dal presidente del Collegio del tribunale di Bergamo nei confronti di Mirko Vacante, 40 anni, siciliano da anni residente nella Bergamasca, con una lunga fedina penale e attualmente detenuto nel carcere di via Gleno, dove deve scontare una pena fino al 2033 per una rapina commessa nel 2017.

Questa volta era a processo per le minacce nei confronti di un 53enne, titolare di un bar a Treviolo, finito in un giro di usura a causa di numerosi debiti contratti. Aveva chiesto soldi anche a Luciano Di Marco Pernice, il dj Miky di Radio Studio 54, condannato nel maggio 2024 per questi fatti a 5 anni e 1 mese di reclusione. Il 53enne doveva dei soldi anche a un altro soggetto, dal quale si era fatto prestare 85mila euro ed è qui che è entrato in scena Vacante.

Il quale, come ha dichiarato in aula, ha “semplicemente fatto un favore con una telefonata, ma non ho commesso nessun reato”. Davanti ai giudici aveva poi continuato dicendo: “Sono stato tirato dentro in questa storia, ma non ho fatto niente, non ho minacciato nessuno né preso soldi. I miei errori li sto pagando tutti. Ho 4 figli ed è giusto che sappiano che se sbagli ci sono conseguenze. Ho fatto i miei errori, ma non voglio pagare per quelli degli altri”.

I giudici gli hanno creduto e lo hanno assolto, ma l’imputato era già stato scagionato dalla vittima stessa e dal soggetto che pressava quest’ultimo per avere il denaro. L’amico di Vacante gli aveva chiesto di telefonargli nel momento in cui lui si trovava in auto con il titolare del bar e l’imputato aveva seguito le sue istruzioni. “Io non sapevo chi fosse, so solo che al telefono, con un forte accento siciliano, gli ha chiesto se conosceva uno che aveva un bar a Treviolo perché lo avevano incaricato di fare un lavoro, intendendo un recupero crediti. Io mi sono spaventato tantissimo perché si riferiva a me”, aveva detto la vittima a processo.

I tre si erano poi incontrati nel parcheggio di un ristorante e il 53enne si era tranquillizzato perché Vacante “si era presentato, mi aveva detto che sapeva che dovevo dei soldi a una persona e mi chiedeva cosa potevo fare in merito. Nessuna minaccia o intimidazione da parte sua”.

Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a 5 anni di reclusione, il difensore, l’avvocato Stefania Russo, l’assoluzione. I giudici hanno dato ragione alla difesa.

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