Bassa
|Donne e immigrati, lo strabismo del centrodestra: Treviglio e Romano a confronto
Stesso governo del territorio ma due modi di fare politica opposti: da una parte un’amministrazione che sceglie di votare contro una mozione a favore dello streaming per le donne incinta, dall’altra un sindaco che concede la cittadinanza a 10 profughi, impresa mai riuscita al centrosinistra
Treviglio e Romano, le due facce del centrodestra. Stesso alveo politico, stessa coalizione ma due modi diversi di governare. E a raccontarlo sono i fatti, quelli appena successi. Ma per ben comprendere quello che, senza tanti giri di parola si può definire un vero e proprio caso di strabismo, è meglio partire dalla geografia politica delle due Giunte: a Treviglio il sindaco è Juri Imeri, primo cittadino in carica da due mandati e in quota Lega, mentre a Romano la reggenza è affidata a Gianfranco Gafforelli, candidato ed eletto nelle fila di Forza Italia, che nel paese della Bassa, roccaforte del centrosinistra, ha scippato la leadership a quella che oggi è l’opposizione e lo ha fatto, anche, portando a compimento un progetto che agli avversari politici non era praticamente mai riuscito, quello di favorire l’inserimento lavorativo, nella Cooperativa Verso Probo, di 10 richiedenti asilo. Una manovra degna dell’attuale opposizione? Forse. Certo una manovra di buonsenso, da uomo del centro.
Da una parte, dunque, una maggioranza, quella di Treviglio, che, in sede di Consiglio Comunale, decide di votare contro una mozione urgente in cui si chiede di consentire anche ai consiglieri, nella fattispecie le donne in gravidanza o i neo genitori, di poter partecipare e seguire i lavori in streaming, dall’altra una che ha scelto di concedere agli ospiti dell’hotel “La Rocca” la residenza nella città della Bassa e la carta d’identità, in maniera tale da consentire loro, lavorando, di essere utili alla comunità.
L’affaire trevigliese non sembra peraltro nemmeno essersi esaurito, considerate le volontà della consigliera di Fratelli d’Italia Silvia Colombo che prima ha deciso di dimettersi e poi di fare un passo indietro, non lasciando più l’incarico politico, ma comunque di non presenziare ai consigli comunali. E con una maggioranza che, di fronte a quanto andato in scena, al netto della “gaffe” finita su tutta la stampa nazionale ma ridotta dai protagonisti ad un “caso mediatico montato ad arte”, non ha preso le distanze dall’accaduto, limitandosi a guardare, dalla finestra, che la bufera passasse.
Due modi di fare politica certamente diversi, pur radicati nel medesimo alveo. Quello del centrodestra. Quindi vien da chiedersi se è davanti al buonsenso o al metodo che la destra ha sempre ragione. Romano, e lo racconta anche l’interesse dei media nazionali, vive la ribalta grazie alle gesta di un sindaco che, nei fatti, si è dimostrato moderato e pragmatico al punto tale da far mugugnare la Lega, alleato di governo certo non avvezzo alla scelta, non ideologico ma pragmatico, capace di una scelta inaspettata e sorprendente che, però, ha risolto il problema. Così, il centrodestra dal modello moderato e progressista è quello vincente? O quello che, come sul fronte opposto, amministra da dieci anni forte con una linea “dal pugno di ferro”?
Oggi assistiamo a due modelli tanto funzionanti quanto opposti. E quel che viene da chiedersi tutti è se, allungando lo sguardo, sarà ancora il vento nazionale, come è stato per la Lega nel 2016 e nel 2021, a fare la differenza o se invece a tenere in piedi il centrodestra a Treviglio sarà il vento dei moderati.


