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“Ricordare le radici per vivere il presente”: al Bosco della Memoria Bergamo ricorda le vittime del Covid

Al parco della Trucca l’ultima parte delle commemorazioni: cento studenti bergamaschi ripercorrono quei giorni con musica e pensieri

Bergamo. Nel cuore del Bosco della Memoria, in un periodo primaverile che porta con sé il profumo di nuovi inizi, Bergamo ha celebrato la giornata nazionale in ricordo delle vittime del Covid-19. Tra gli alberi del parco, i primi narcisi a colorare il paesaggio e le musiche di Tino Tracanna, si è svolto l’ultimo momento commemorativo della giornata, organizzato dal Comune di Bergamo, dopo le tappe al cimitero monumentale e a palazzo Frizzoni, a cinque anni dallo scoppio della pandemia.

“Bergamo non dimentica. Bergamo ha sofferto, ha pianto, ma ha anche saputo rialzarsi con la  dignità e la forza morale che questo territorio sa esprimere. Il Bosco della Memoria è qui a testimoniarlo: radici profonde per non dimenticare, rami rivolti al cielo per guardare al futuro” ha dichiarato ElenaCarnevali, sindaca di Bergamo.

I temi centrali che hanno guidato la riflessione collettiva sono stati memoria e scoperta. La memoria è intesa come un atto fondamentale per onorare chi ci ha lasciato, mentre la scoperta ha rappresentato la necessità di rielaborare, insieme, l’esperienza della pandemia, sia a livello individuale che collettivo.

Proprio per favorire questa rielaborazione, il cuore dell’iniziativa sono stati cento studenti e studentesse di alcune scuole superiori di Bergamo, che hanno portato con sé un messaggio di speranza e di resilienza. Giovani che hanno potuto esprimere i loro talenti attraverso la musica, la scrittura e la creatività e hanno avuto l’opportunità di raccontare, le proprie esperienze e riflessioni, esplorando il presente attraverso la riflessione sulle esperienze passate.

“Ogni anno, il 18 marzo ci riporta alla memoria vicende che resteranno per sempre nei cuori di tutti, soprattutto di chi le ha vissute. Parlare di quei giorni è sempre difficile, ma come amministratori dobbiamo farlo per ricordare chi non c’è più e chi ha lavorato per aiutarci a superare l’incubo della pandemia”, ha dichiarato PasqualeGandolfi, presidente della Provincia. “A cinque anni da quel giorno possiamo dire con forza che la provincia di Bergamo non si è mai arresa. Come i ciliegi piantati in memoria di quei momenti, oggi Bergamo è rifiorita”.

Emozionato il ricordo di chi è stato in prima linea: “L’apporto che i professionisti hanno saputo offrire, in una situazione di grande pressione, ha permesso di garantire la tenuta dei nostri servizi e la tutela della salute pubblica. Il valore del personale e dei professionisti, e la loro protezione, ha costituito la barriera più potente: hanno realizzato il più potente antidoto, scoprendo nuove forme di comunicazione e nuove modalità di collaborazione”, ha spiegato FrancescoLocati, direttore dell’ASST Papa Giovanni XXIII.

“Molto è stato fatto e nulla è stato dimenticato. La Lombardia è pienamente consapevole dei rischi sanitari ancora esistenti ed è stato sviluppato un piano sociosanitario che tiene conto delle esperienze degli ultimi anni. È stato creato un sistema di sorveglianza epidemiologica e centri per la gestione delle malattie infettive. Mentre il piano pandemico nazionale non è ancora definito, quello regionale è pronto a intervenire al primo segnale di emergenza – ha dichiarato l’assessore al welfare di Regione Lombardia, GuidoBertolaso -. Grazie a queste azioni, abbiamo dei risultati di controtendenza rispetto quelli italiani, abbiamo superato i due milioni di vaccinazioni contro l’influenza  e  la regione vanta la più alta copertura vaccinale contro il morbillo”.

Il ricordo di quella difficile fase della pandemia è stato anche un’occasione per sottolineare l’importanza della resistenza collettiva e del sacrificio di coloro che hanno lottato in prima linea per la salute pubblica. A questo proposito, il Ministro per le Disabilità, Alessandra Locatelli, ha affermato: “Oggi non ricordiamo solo le vittime, ma celebriamo anche la forza di chi ha resistito, di chi non si è arreso e di chi, mettendo a rischio la propria vita, ha fatto di tutto per salvare quella degli altri. La memoria di quei giorni ci deve ricordare che l’unità e la solidarietà sono il nostro patrimonio più prezioso”.