Bergamo
|La struggente testimonianza di chi è rimasto: la voce risuona a Palazzo Frizzoni
Dopo la messa solenne al cimitero monumentale, spazio alle riflessioni in aula consiliare con i racconti di chi si è fatto testimone del dramma della pandemia
Bergamo.Pietro, Ettore, Silvia, Orsola e Doriana. Loro le voci, loro la colonna sonora del ricordo e della testimonianza, del passato che rivive ogni volta che, con le loro storie, si fa presente, immagine del futuro. Cinque anni dopo. La giornata del ricordo delle vittime del Covid, commemorata anche a Bergamo, si snoda in un percorso che attraversa la città oltre che le menti e i cuori, capace di passare dal silenzio del cimitero monumentale di Bergamo, con la messa solenne del vescovo Francesco Beschi e la deposizione della corona d’alloro da parte della sindaca Elena Carnevali, all’armonia delle parole e delle note oltre che ai ricordi delle stampe dell’aula consiliare di Palazzo Frizzoni, fino ad arrivare al luogo simbolo della pandemia, il Bosco della Memoria.
Tre momenti diversi, ugualmente importanti e intensi, ciascuno carico di significato, in una narrazione tanto differente quanto intensa. E dove il leit motive, oltre che il ricordo, è quello del lasciare spazio. Nella chiesa di Ognissanti, i banchi spariscono per lasciare il posto alla riflessione, in Comune pure, dove il vuoto è riempito da una sorta di piazza con le immagini della mostra “Primavera” di Lorenzo Zelaschi, dalla musica del coro “Intelletto d’Amore”, e dalla “Cura” di Franco Battiato, cantata da Giuseppe Bergamini, accompagnato al pianoforte dal maestro Francesco Maffeis. Testo e esecuzione che commuovono, che fanno i brividi, con la sindaca che si trattiene a stento.
In momenti come questi, aula consiliare compresa, di fronte a certi drammi dove la lacrime si mischiano ai ricordi e dove le testimonianze diventano moniti, tutti diventano uguali. È un momento di rielaborazione del ricordo, di grande suggestione, quello vissuto a Palazzo Frizzoni. Sì, l’aula consiliare è pregna di autorità tra amministratori, assessori cittadini e regionali, vertici di istituzioni civili e militari, ma l’etichetta, almeno oggi, non conta. Ci sono le persone, ognuna con i suoi ricordi e con la sua valigia da portare. E il contenuto dei podcast dal titolo “La memoria è oggi”, realizzato in otto puntate, dalla giornalista Fabiana Tinaglia, voluto dall’assessorato alle Politiche Sociali e dunque da Marcella Messina, allestito anche nello Spazio per i Giovani di Boccaleone del Comune di Bergamo, arriva a tutti. Un flusso di coscienze che travolge.
Le storie Pietro Foresti, Ettore Consonni, Orsola Saporiti, Doriana Morselli e Silvia Galimberti raccontano spaccati di vita purtroppo comune di quel drammatico periodo che risale a cinque anni fa. In piedi, a microfono aperto, mentre reggono una cartellina nera con il loro testo da leggere, c’è Pietro che racconta l’importanza del non dimenticare e l’impegno dei giovani, tanti, che si sono messi a disposizione per aiutare i più fragili, gli stessi che portavano il pane e il latte a casa degli anziani che non potevano uscire di casa e che così si sentivano meno soli. Proprio loro, la generazione più colpita e anche quella praticamente spazzata via dal visus, che cercavano di rendere amore per amore regalando a quelli che potevano essere i loro nipoti, un sacchetto di biscotti. Ricevere per dare, in un’altalena d’amore volta a chi si è mangiato gli affetti più cari.
Ci sono Rita e Paolo, con la consapevolezza che la vita è un attimo e va vissuta tutta al presente. C’è Rosita, che pensa a Vincenzo, ora che è lontano e che ancora sente il bisogno di proteggere, che è fatto a modo suo. E che pensa ancora oggi a come sarebbe andata se il Covid l’avesse portata via. Il suo Jacopo è un ragazzo speciale e ha bisogno di lei. Vive in un modo particolare, che solo lei riesce a capire. Sa che il domani è un’incognita e fa paura, ma sa anche che il coraggio non è che la paura superata. C’è Ettore con Adelaide, che non dimenticheranno mai: lui che racconta di aver sofferto la solitudine in rianimazione, senza nemmeno avere consapevolezza di dove si trovasse. Lui che ha lottato con tutte le sue forze e che oggi vive ogni giorno come se fosse l’ultimo, consapevole che il suo tempo scorre accanto al dolore e che è un sopravvissuto.
C’è Doriana che si è presa tutto il tempo e lo spazio di cui ha bisogno, c’è Orsola, a cui il Covid ha paradossalmente regalato lo slancio per ripartire con una vita nuova. Di accoglienza, vissuti e di affetto. E infine c’è Marcella, che crede nella forza di stare insieme, di unirsi, creare relazioni e volersi bene in un grande abbraccio, consapevole del bisogno di cura che parte dal territorio. Un’emergenza d’amore e un desiderio di testimoniare che non si esauriscono in una commemorazione durata poco più di una mezz’oretta. Perché, come recitano le immagini che corrono sul grande led dell’aula, Bergamo non dimentica. Bergamo c’è.









