La crisi delle uova negli Usa arriva anche a Bergamo: ma la risposta è no
Un’epidemia di aviaria ha colpito gli allevamenti negli Stati Uniti uccidendo oltre 20 milioni di galline. Le tempistiche per la realizzazione dei nuovi allevamenti sarebbero particolarmente lunghe, fa sapere il presidente dell’Associazione Europea, Moretti
Bergamo. La frittata è fatta, Trump scivola sulle sue uova. Un’epidemia di aviaria ha colpito gli allevamenti negli Stati Uniti uccidendo oltre 20 milioni di galline. Sebbene Trump avesse promesso durante la sua campagna elettorale di abbassare i prezzi, in realtà gli americani hanno assistito a un aumento del 59% rispetto all’anno scorso, raggiungendo il record storico di 12 dollari per una dozzina.
Questa crisi ha un impatto talmente forte sui consumatori americani, che ci sono stati casi di contrabbando dal Messico e casi di furto, come il camion assaltato in Pennsylvania in cui sono state rubate più di 100.000 uova, per un valore di 40.000 dollari. Così, il presidente ha dovuto chiedere aiuto all’Europa per soddisfare la domanda dei suoi consumatori, ma non ha ottenuto risposte positive.
L’unico Paese che ha risposto positivamente alla richiesta è la Turchia, che prevede di esportare 420 milioni di uova, il numero più alto di sempre.
In Italia ci sono 43 milioni di galline ed è il quarto paese europeo come capacità produttiva, di cui il 60-70% della produzione proviene dalla Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.
“Siamo stati contattati dall’ambasciata americana per un’indagine conoscitiva sulla disponibilità di uova e sulla possibilità di spedire eventuali container nei prossimi sei mesi. Non si tratta di un’azione immediata, ma di un processo da pianificare nel tempo – spiega Ruggero Moretti, Ceo di Cascina Italia, azienda tra le principali nella produzione di uova e ovoprodotti e presidente dell’Associazione europea dei produttori di uova -. Bisognerebbe allestire dei nuovi allevamenti per evitare la carenza del prodotto per i consumatori italiani e il conseguente aumento del prezzo”.
Le tempistiche per la realizzazione dei nuovi allevamenti sarebbero particolarmente lunghe, fa sapere il presidente dell’Associazione Europea, Moretti. Le strutture potrebbero essere operative non prima del prossimo anno, motivo per cui la richiesta è stata respinta. Inoltre, la questione logistica non è stata approfondita. Tuttavia, rimane uno spiraglio: se durante il periodo estivo dovessero verificarsi esuberi di produzione, l’ipotesi di supportare gli Stati Uniti potrebbe essere presa in considerazione.
“Non ci saranno impatti diretti sui produttori italiani, perché siamo autosufficienti, così come l’Europa. Abbiamo registrato un aumento di richiesta da parte dei consumatori e questo spiega il rincaro dei prezzi nell’ultimo anno nel nostro paese. Siamo passati dal consumo di 214 uova pro capite nel 2023 a 224 uova pro capite nel 2024” riferisce il presidente.
Sono stati registrati dei casi di malattia negli allevamenti italiani e in Europa, soprattutto nel mese di novembre; tuttavia, negli anni sono state create delle procedure di sicurezza per isolare i casi e per evitare che si diffondano delle vere e proprie epidemie. Infatti, non sono più stati segnalati nuovi casi.



