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La giornata del ricordo delle vittime del Covid inizia dal Cimitero Monumentale: “Tanti ragazzi che spontaneamente si sono messi a disposizione, non vorrei che questa volontà si spegnesse”. L’abbraccio con Monsignor Beschi e le carezze della sindaca alle giovani

Bergamo. Una carezza e un abbraccio. Il momento più sentito di questa mattina, al Cimitero Monumentale di Bergamo, è racchiuso in questi due gesti. Due gesti che quel 18 marzo di cinque anni fa ci erano vietati e che avevano assunto significati tutt’altro che positivi, ma che oggi sono l’immagine perfetta per raccontare come Bergamo abbia saputo reagire al dolore di quei giorni.

Sono la carezza e l’abbraccio che la sindaca Elena Carnevali ha riservato a due studentesse dell’Istituito Mario Rigoni Stern, presenti questa mattina alla prima tappa del percorso “La memoria e la scoperta”, l’iniziativa organizzata dal consiglio comunale per il quinto anniversario della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’epidemia di Coronavirus.

La mattinata si è aperta sul sagrato della Chiesa di Ognissanti, nel Cimitero Monumentale della città, con l’arrivo della sindaca, del Vescovo Monsignor Francesco Beschi, del presidente della provincia PasqualeGandolfi e del Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli. Ad accoglierli, le due ragazze, appena maggiorenni, che hanno letto la preghiera di ErnestoOlivero, fondatore del Sermig (Servizio Missionari Giovani, ndr), iscritta sulla stele commemorativa posizionata fuori dalla chiesa.

La commozione delle giovani non è passata inosservata e subito dopo la riflessione offerta dal vescovo nella cappella, la sindaca le ha cercate e salutate affettuosamente: “A queste ragazze voglio dire che non sono sole, lo sono state per un bel periodo, anche per salvare le loro vite. La scelta di interrompere la scuola per loro è stata un’esperienza davvero molto difficile. Tanti giovani – aggiunge Carnevali – sono ancora molto segnati, però sono lor che ci stanno insegnando cosa vuol dire questa rielaborazione del lutto. Mi fa piacere cha abbiano deciso di essere qui, il debito più grande che abbiamo è nei loro riguardi”.

All’interno della chiesa, svuotata dei suoi banchi come in quei giorni del 2020, un’installazione sonora a cura di GiottoOrsini, ha accompagnato l’ingresso di Monsignor Beschi e delle autorità, che si sono raccolte ai piedi dell’altare per ascoltare le parole del vescovo. Memoria e comunione, i due concetti sui quali ruota l’intervento dell’alto prelato: “Vorrei rappresentare quelle donne e uomini che custodiscono una speranza irriducibile per la vita e una speranza nella morte. Crediamo in un Dio che ha condiviso la morte e ha aperto uno squarcio decisivo con la sua resurrezione. La nostra cittadinanza è nei ciel e il nostro destino è la comunione, è il segreto della vita”.

Il vescovo Beschi ha voluto dedicare un pensiero ai più giovani: “Tanti giovani si sono messi in gioco, è stato veramente sorprendente. Non semplicemente le associazioni, le istituzioni e il volontariato organizzato, ma tanti ragazzi che spontaneamente si sono messi a disposizione. E questi ragazzi – continua il monsignore – attraverso i social esprimevano una volontà di comunione. Non vorrei che questa volontà si spegnesse. Ci siamo necessari gli uni gli altri come ci siamo stati necessari in quei giorni”.

In un ultimo intervento, prima dell’appuntamento successivo nell’Aula Consiliare di Palazzo Frizzoni, la prima cittadina ha posto l’attenzione anche sulla campagna vaccinale, riconosciuta come la più grande mai avvenuta in così breve tempo: “Abbiamo permesso di salvatre vite umane. Quella di oggi vuole essere un’omaggio alle vittime e un conforto ai famigliari. Senza salute non c’è niente”.

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