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Cinque anni dal Covid, la psicologa: “Dalla salute alle relazioni, ecco come siamo cambiati”

La dottoressa Ivana Simonelli: “Si palesa un aumento dell’aggressività, a fronte della necessità di evolvere verso una modalità relazionale e comportamentale che rispetti il diritto al benessere emotivo e sociale”

“Un evento traumatico lascia ferite, pensieri ed emozioni. Richiamando alla memoria la pandemia, ciascuno di noi potrebbe ancora oggi percepire gli stati emotivi vissuti”. Così la dottoressa Ivana Simonelli, psicologa psicoterapeuta, terapeuta esperta Emdr, psicopedagogista e fondatrice del metodo psicopedagogico “Dillo con la Voce”, illustra l’impatto che il Covid ha avuto sulle nostre vite.

A cinque anni dallo scoppio dell’emergenza sanitaria ci sono ancora parecchi strascichi, perché quella tragedia “ha abbracciato a 360° tutte le sfere ritenute fondamentali per la sicurezza della persona: la salute fisica e psichica, l’economia, il lavoro e le relazioni”.

Abbiamo intervistato la dottoressa Simonelli per saperne di più.

La pandemia da Covid ha avuto un pesante impatto sulle nostre vite. Quali sono stati gli effetti sul piano psicologico?

La pandemia è arrivata improvvisa, inimmaginabile, dirompente. Ha portato con sé disorientamento, destabilizzazione, preoccupazione, dolore, paura, rabbia, perdite e lutti.
Ha costituito di per se stessa un evento traumatico e l’impatto del trauma sulla persona è sempre molto soggettivo, dipende dalle esperienze vissute, dalle situazioni attraversate e anche dalle proprie caratteristiche di funzionamento e di personalità. Ciascuno di noi, richiamando alla memoria l’accaduto, potrebbe ancora oggi percepire gli stati emotivi vissuti.

Durante l’emergenza, quali sono stati i disturbi maggiormente diffusi nella popolazione?

Ansia, depressione, ritiro sociale, difficoltà a gestire l’aggressività. Disturbi da Stress Post-Traumatico.

Oggi ci sono ancora strascichi?

Si, sotto molti punti di vista: sanitario, psicologico, comportamentale. La pandemia ha abbracciato a 360° tutte le sfere ritenute fondamentali per la sicurezza della persona: la salute fisica e psichica, l’economia, il lavoro, le relazioni… È frequente, anche nei discorsi comuni, parlare di un “prima del Covid” e “dopo il Covid”. Non si tratta solo di una definizione temporale, ma anche e soprattutto di un mutamento e di ciò che ne è conseguito.

Com’è cambiata la nostra società nel post-Covid?

La pandemia ha fatto da “detonatore”, “acceleratore” di processi già in corso. In questa fase si palesa un aumento dell’aggressività, a fronte della necessità di evolvere verso una modalità relazionale e comportamentale che rispetti il diritto al benessere emotivo e sociale.

Rimanere chiusi in casa e avere relazioni a distanza durante il lockdown ha reso più complicato i rapporti con gli altri?

Dipende dalla fascia d’età. I bambini hanno goduto della vicinanza dei genitori. L’età adolescenziale è necessariamente aperta al confronto con l’altro, all’incontro, alla sperimentazione affettiva, per questo motivo gli adolescenti hanno sofferto molto la chiusura e il distanziamento. Gli adulti chiusi in casa hanno sofferto in modo particolare nel caso di coppie in crisi, situazioni disfunzionali o connotate da aggressività.
Gli anziani hanno sofferto la solitudine.

L’impatto è stato traumatico anche per bambini e ragazzi: come ne hanno risentito?

È stato difficile riprendere il ritmo di vita quotidiana, riaprirsi alle relazioni, riannodare i fili di un apprendimento connotato da interruzioni e instabilità.

Uno degli slogan durante l’emergenza sanitaria diceva che ne saremmo usciti migliori, eppure dopo un forte senso di solidarietà si è tornati a respirare individualismo e odio sociale. Secondo lei è così? Eventualmente, a che cosa è dovuto?

Si, è così. Ed è davvero triste prenderne atto. Un evento traumatico lascia ferite, pensieri ed emozioni, e laddove ci sono questi elementi, ci sono cambiamenti. I cambiamenti dipendono da come ciascuno di noi ha elaborato tutto ciò che è accaduto, da come lo ha integrato nella sua storia e dalle priorità che ha valorizzato. E molto, in ogni caso, continua a dipendere dai tratti di personalità e anche di volontà. La volontà di vivere e far vivere individualismo e promuovere l’odio o la volontà di vivere, far vivere e promuovere il bene. In questo periodo in particolare, è fondamentale che ciascuno di noi, possa sentirsi orgoglioso di vivere e promuovere il bene, la riconoscenza, la gentilezza, la solidarietà, la gratitudine nella propria quotidianità, nelle relazioni, nei contesti lavorativi, ricreativi, sociali. Vivere e promuovere il bene, fa sentire bene.