Logo

Temi del giorno:

Presente al Bergamo Film Meeting, il regista israeliano Ari Folman ha introdotto il suo documentario animato del 2008, ancora tristemente attuale nel mostrare la spietata crudezza di ogni conflitto

Bergamo. Una danza di un soldato, che spara con il suo mitra sotto ad un poster di Bashir Gemayel, politico libanese assassinato nel 1982. Una danza di guerra, alla quale si riferisce il titolo di “Valzer con Bashir” (“Vals Im Bashir”, 2008), documentario animato mostrato sabato 15 marzo al Bergamo Film Meeting, alla presenza del regista israeliano Ari Folman. Uno (se non il principale) dei film in grado di introdurre il genere del documentario d’animazione nei principali festival cinematografici non di settore, inserito quest’anno all’interno delle proposte di AnReal, sezione del Meeting dedicata al documentario animato.

L’incubo ricorrente di un ex commilitone del regista nell’esercito israeliano (essere inseguito da 26 cani feroci), diventa il punto di partenza per una ricerca a ritroso nella memoria di alcuni militari che hanno partecipato alla prima guerra del Libano (1982). Un incontro tra amici e specialisti, per cercare di riportare alla mente i ricordi del conflitto, che ha portato all’eccidio di Sabra e Shatila, compiuto dalle Falangi Libanesi, alleate di Israele, su civili palestinesi e sciiti libanesi. Un confronto che può indicare una distorsione nei ricordi di quel periodo che, una volta ricostruiti, rimandano ad un’amnesia dovuta al senso di colpa.

Ari Folman mostra l’evento tragico e la ricerca della Memoria scegliendo di utilizzare la libertà creativa e compositiva dell’animazione, anche grazie alle matite di David Polonski. Animazione con la quale descrive il proprio percorso di presa di coscienza, che passa attraverso un’assunzione di responsabilità nel coinvolgimento del massacro sui civili. Le truppe falangiste inneggiavano al primo ministro libanese Bashir, nell’iconica scena del “valzer con il mitra”, scena simbolo nel recupero di un passato (e quindi di un immaginario) bellico scomodo e quindi rimosso. L’animazione di Ari Folman porta quindi l’autodifesa data dalla rimozione alla riscoperta di un ricordo che si fa autocritica di un’intera generazione. Il tutto immerso in toni verde-giallastro, che inondano le immagini, tra calore e dramma bellico, riportando sullo schermo anche immagini reali di repertorio. Uno stile senza fronzoli ma efficace, che riprende “Apocalypse Now”, ma anche Stanley Kubrick ed Oliver Stone, nel descrivere un rimosso che, con il passare della narrazione, riporta alla mente un ricordo terribile ed indelebile.