Rapinato e ucciso per uno sguardo, l’addio a Luciano Muttoni. I parenti: “Ora giustizia”
Il dolore ai funerali del 58enne di Valbrembo: “Nessuno merita una fine così, non riusciamo a trovare un senso”
Bergamo. “Non abbiamo parole”. “Quello che è successo a Luciano non dovrebbero succedere a nessuno”. All’esterno della chiesa di Ognissanti, amici e parenti di Luciano Muttoni sono stretti nel silenzio e nel dolore. Sabato 15 marzo, alle 10.30, al cimitero monumentale di Bergamo, è stato celebrato il funerale del 58enne di Valbrembo, rapinato e trovato senza vita nel suo appartamento domenica scorsa. In carcere sono finiti due ragazzi di 24 e 23 anni, arrestati dai carabinieri di Bergamo con l’accusa di omicidio volontario aggravato.
Il più grande dei due, Carmine Francesco De Simone Dicecca, ha confessato agli inquirenti di avere rapinato Muttoni sotto l’effetto di cocaina, per mettere in atto una banalissima “ripicca”. Da quanto risulta a verbale, aveva mal digerito uno sguardo che l’uomo avrebbe riservato alla sua ragazza. “La mia idea era quella di spaventarlo e di prendermi tutto quello che potevo: i suoi soldi, il suo telefono e la sua macchina”. Una rapina degenerata in violenza per il nulla.
Una morte “tragica, inaspettata, crudele”, la definisce Frate Marco Bergamelli. “Quando una persona cara muore in maniera così drammatica, viene spontaneo fare domande. È lecito, logico, umano. Perché è successo tutto questo a Luciano?”, si interroga il sacerdote, riflettendo sul fatto che “il mondo brucia più di odio che di amore”. I familiari di Muttoni, al momento, non sembrano avere risposte. “Non troviamo alcun senso”. E hanno un solo pensiero: “Sia fatta giustizia per tutto il male che gli hanno fatto”.









