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Maltrattamenti a madre e sorella: chiesta un’altra perizia psichiatrica per il killer di Sharon Verzeni

L’assassino reo confesso di Sharon Verzeni sarà sottoposto a perizia psichiatrica anche per questo procedimento. Le due donne non si sono costituite parte civile

Suisio. Sarà giudicato con rito abbreviato condizionato alla perizia psichiatrica per stabilire se, al momento del fatto, fosse capace di intendere e volere e se sia in grado di sostenere un processo. Moussa Sangare, il 31enne originario del Mali reo confesso dell’omicidio di Sharon Verzeni, la 33enne uccisa la scorsa estate a Terno d’Isola, venerdì 14 marzo è comparso davanti al giudice delle udienze preliminari per rispondere del reato di maltrattamenti nei confronti della mamma e della sorella.

Nel maggio 2024 aveva minacciato la sorella Awa, studentessa di Ingegneria di 24 anni, con un coltello e l’aveva presa a pugni. Il padre è morto di polmonite diversi anni fa, la mamma, colpita da un grave ictus nel mese di aprile 2023, è stata ricoverata a lungo e poi dimessa. Moussa, secondo le denunce presentate dalle due donne, spesso le insultava e minacciava di ucciderle. Una volta aveva anche dato fuoco alla cucina dell’appartamento di Suisio dove viveva con la famiglia.

Lo spartiacque, nella vita del giovane, sono stati i viaggi. Prima di partire per gli Stati Uniti e poi per il Regno Unito, era un ragazzo normale, che frequentava il paese e l’oratorio. Quando è ritornato, nel 2020, la famiglia ha iniziato a notare dei cambiamenti, degli sbalzi d’umore seguiti da episodi di violenza, secondo la sorella dovuti al consumo di sostanze stupefacenti e di allucinogeni. Dopo aver minacciato Awa con il coltello, il giovane era andato a vivere altrove.

La notte tra il 29 e il 30 luglio Sangare era uscito di casa in bicicletta alla ricerca di qualcuno da ammazzare. Aveva visto Sharon Verzeni camminare con le cuffiette nelle orecchie in via Castegnate, a Terno d’Isola. Le aveva toccato una spalla, le aveva chiesto scusa per quello che stava per fare, poi le aveva affondato la lama nel torace per 4 volte, forandole entrambi i polmoni.

Il pubblico ministero Laura Cocucci ha chiesto che il perito che sarà chiamato a valutare le condizioni psichiche di Moussa sia lo stesso per il procedimento relativo all’omicidio e per quello relativo ai maltrattamenti. Potrebbe quindi essere nominata la psichiatra Giuseppina Paulillo, direttrice dell’Unità operativa complessa «Residenze psichiatriche e psicopatologia forense» dell’Ausl (Azienda unità sanitaria locale) di Parma, alla quale il 18 marzo verrà conferito l’incarico nell’ambito del processo per l’omicidio di Sharon.

Nonostante le denunce per i maltrattamenti subiti, la mamma e la sorella di Sangare non si sono costituite parte civile a processo e hanno mantenuto i rapporti con Moussa, che vanno regolarmente a trovare in carcere.

Tribunale di Bergamo