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Chi sono gli autori dell’omicidio Muttoni: la comunità, la droga e le rapine

Il polacco lavorava saltuariamente al centro Kayros di Vimodrone. Don Claudio Burgio: “Si è fatto tirare dentro, ma l’errore lo ha commesso anche lui”

Valbrembo. Due ragazzi che in comune hanno un passato complicato, entrambi adottati da piccoli e poi finiti in diverse comunità perché di difficile gestione per le famiglie che li avevano accolti. Vite costellate di reati che con il tempo si sono fatti sempre più efferati. Sono passati da piccoli furti, resistenze a pubblico ufficiale, spaccio, rapine, fino a giungere all’omicidio di Luciano Muttoni, ucciso venerdì 8 marzo nella sua villetta di Valbrembo. Volevano i suoi soldi, che peraltro la vittima non aveva: lo hanno picchiato a morte per rubargli 50 euro, il telefonino e la vecchia Volkswagen Golf.

Il ruolo preponderante nella rapina di via Rossini l’ha avuto Carmine Francesco De Simone, 25enne residente a Bergamo ma di fatto senza fissa dimora. Gravitava nella zona della stazione e frequentava personaggi poco raccomandabili. Nel 2017, quando ancora era minorenne, aveva rapinato un ragazzino su un treno, reato per il quale era stato condannato ed era stato affidato a una comunità. Da maggiorenne ha avuto un cumulo pene per reati di ricettazione. È stato affidato in prova ai servizi sociali ma non ha terminato questo periodo per via dell’aggravamento della misura e ha scontato gli ultimi due mesi in carcere a Bergamo nel 2022. Il primo avviso orale risale al 2021 a seguito dei numerosi reati commessi contro il patrimonio, la persona e la pubblica amministrazione e il secondo è del settembre 2024. Faceva uso di sostanze stupefacenti ed aveva anche tentato più volte di disintossicarsi appoggiandosi a strutture specializzate. Ma la sua fragilità ha sempre prevalso e dalla droga non si è mai completamente allontanato. Anche la sera della rapina aveva assunto cocaina per “caricarsi” ma il piano iniziale si è poi trasformato in una feroce aggressione che ha portato alla morte del 57enne. De Simone lo ha colpito alla testa e al volto prima con il calcio della pistola, poi con pugni e calci, anche quando era a terra.

È stato il 25enne a ideare il colpo e a reclutare il complice, Mario Vetere, 24 anni, di origine polacca ma adottato da una famiglia italiana. I due ragazzi non si conoscevano prima di venerdì sera. De Simone cercava qualcuno che lo aiutasse a commettere la rapina ai danni di Muttoni e ha chiesto consiglio a qualche amico, che gli ha indicato Vetere. Il giovane ha accettato di prendere parte al colpo dietro un compenso e, insieme a Carmine, ha preso il treno per raggiungere Ponte San Pietro. Dalla stazione i due hanno camminato fino l’appartamento di Luciano: De Simone ci era già stato un paio di volte con gli amici, l’ultima nella settimana precedente all’omicidio. Avevano affittato la stanza e vi avevano trascorso la serata e la notte, probabilmente consumando droga. Il giovane si era convinto che Muttoni guadagnasse parecchio grazie alla sua attività e lo aveva visto come un facile bersaglio da rapinare.

Secondo quanto dichiarato da entrambi i ragazzi ai carabinieri di Bergamo che li hanno interrogati in seguito al fermo, Mario si sarebbe limitato a tirare due pugni in faccia a Muttoni. L’uomo, vedendo entrare in casa sua due persone incappucciate, aveva reagito e si era ribellato nonostante De Simone gli avesse puntato contro una pistola scacciacani. È a quel punto che è iniziato il pestaggio: prima i due pugni sferrati da Vetere, poi l’accanimento di De Simone, che ha infierito sul 57enne per diversi minuti, sotto lo sguardo pietrificato del complice. Lo stava picchiando ancora, quando il 24enne è uscito a cercare le chiavi dell’auto all’interno dell’abitacolo ed è rientrato dicendo che le aveva trovate. A quel punto, dopo aver arraffato il portafogli con 50 euro, il telefono, alcune tessere bancomat e delle ricevute, i due sono usciti lasciando Muttoni a terra, in un lago di sangue, che ancora respirava.

Sono saliti sulla Golf, De Simone ha riaccompagnato Vetere alla stazione e ha raggiunto gli amici per fare serata. Quella notte ha dormito nell’auto della vittima, prima che i carabinieri del Radiomobile di Monza, sabato sera, sequestrassero il mezzo e denunciassero lui e altri tre amici per ricettazione del veicolo, dato che non era intestato a nessuno degli occupanti.

Domenica mattina, 9 marzo, la fidanzata di Luciano ha trovato il suo cadavere in casa, nel pomeriggio i carabinieri sono risaliti a Carmine, la mattina dopo a Mario. Lo hanno rintracciato mentre andava al lavoro alla comunità Kayros di Vimodrone, in provincia di Monza Brianza, dove saltuariamente svolgeva il ruolo di aiuto educatore. Don Claudio Burgio, che gestisce il centro, lo conosceva bene: “Viene ogni tanto a trovarci, ci dà una mano con i ragazzi più piccoli. Aveva i suoi problemi, ma non mi sarei mai immaginato una cosa del genere. Da un lato è un bravissimo ragazzo, dall’altro non lo so… evidentemente ha bisogno di aiuto a un altro livello. Sono sicuro che si sia fatto tirare dentro, anche le indagini stanno andando in questo senso mi pare, ma l’errore lo ha commesso anche lui”.

Mercoledì mattina, all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo, il medico legale Matteo Marchesi eseguirà l’autopsia sul corpo di Luciano Muttoni. Giovedì 13 marzo Carmine De Simone e Mario Vetere, difesi entrambi dall’avvocato Luca Bosisio, verranno sottoposti all’interrogatorio di convalida del fermo.

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