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Dietro all’omicidio di Luciano Muttoni una rapina finita male: “Massacrato per 50 euro”, confessano due giovani
Sullo sfondo la vittima, nei riquadri i due presunti autori del delitto all'arrivo in carcere

Fermato un 25enne bergamasco e il complice di origine polacca. Fuggiti con l’auto della vittima, secondo gli inquirenti avrebbero pianificato il colpo e ammesso di aver agito sotto effetto di droghe “per caricarsi”

Valbrembo. A trovarlo domenica mattina, in una pozza di sangue, è stata la fidanzata. Quando ha aperto la porta, si è trovata davanti una scena agghiacciante: Luciano Muttoni, 58 anni, era riverso nella cucina del suo appartamento in via Rossini a Valbrembo, coricato sul fianco sinistro con la mano a protezione del volto, per difendersi dalla furia dei suoi aggressori. Ai carabinieri del comando provinciale di Bergamo, un ragazzo italiano di 25 anni, Francesco De Simone, e un 24enne di origine polacca, Mario Vetere, hanno confessato di averlo preso ripetutamente a botte e di averlo colpito con il calcio di una pistola scacciacani a scopo di rapina, sotto l’effetto di sostanze stupefacenti per caricarsi. Una vita spezzata per 50 euro sfilati dal portafoglio, un cellulare non certo di ultima generazione e una vecchia Golf grigia rubata alla vittima subito dopo l’omicidio. Questo il bottino.

La Procura di Bergamo ha disposto il fermo per entrambi. Difesi dall’avvocato LucaBosisio, attualmente sono in carcere con l’accusa di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione. De Simone – bergamasco senza fissa dimora, con precedenti penali contro il patrimonio e la persona – ha reso dichiarazioni spontanee ai carabinieri ammettendo le proprie responsabilità. Avrebbe spiegato di essere stato negli ultimi mesi ospite della casa vacanza di Muttoni, quella dove si è consumato l’omicidio. E di avere notato un borsello pieno di soldi in suo possesso. Da quel momento in poi, si sarebbe messo in testa l’idea di rapinarlo. Il 25enne ha inoltre fornito indicazioni utili al ritrovamento dell’arma del delitto (la scacciacani, appunto) e del suo giubbotto, macchiato di sangue e abbandonato nei pressi del cimitero di Solza, con all’interno alcuni documenti riconducibili alla vittima. Agli inquirenti non ha fatto il nome del complice, Mario Vetere, che gli era stato presentato da amici e si era reso disponibile per partecipare alla rapina, verosimilmente dietro compenso. Forse, nemmeno lontanamente immaginava conseguenze così drammatiche, visto che sarebbe rimasto “pietrificato” di fronte alla ferocia del ‘collega’ bergamasco. I carabinieri sono arrivati a Vetere grazie alle testimonianze di altre persone, loro amici. Il 24enne è stato prelevato lunedì mattina in una comunità terapeutica in provincia di Monza Brianza, dove svolgeva saltuariamente l’attività di aiuto educatore. Anche lui ha reso dichiarazioni spontanee.

“Le indagini – si legge in una nota dei carabinieri – sono iniziate la mattina del 9 marzo, dopo il rinvenimento del cadavere, con la ricerca dell’auto della vittima, che i vicini di casa avevano riferito di non notare più da alcuni giorni. Una pattuglia del Comando Provinciale Carabinieri di Monza Brianza, nell’ambito di un’efficace attività di controllo del territorio, la notte precedente al rinvenimento del cadavere aveva fermato l’auto della vittima a bordo della quale viaggiavano quattro individui sospetti, denunciandoli per la ricettazione del veicolo in uso del quale non erano in grado di giustificare il possesso, sequestrando il mezzo (“l’ho trovata in stazione a Bergamo con le chiavi nel cruscotto e l’ho presa”, avrebbe detto ai militari De Simone). Domenica mattina, l’esame delle immagini estrapolate dai sistemi di video sorveglianza e le informazioni acquisite dai testimoni, hanno permesso di accertare che il presunto autore del delitto era proprio il conducente del veicolo sequestrato dai Carabinieri di Monza la notte precedente”.

L’omicidio risale a venerdì sera. De Simone e Vetere avrebbero raggiunto la stazione di Ponte San Pietro e poi, a piedi, l’abitazione di Muttoni. Lo avrebbero atteso e sorpreso mentre stava cenando. Il bergamasco aveva il volto coperto da un passamontagna perché conosceva la vittima ed era facilmente riconoscibile per i tatuaggi, l’altro forse nemmeno era travisato. Erano più o meno le 21,30. I vicini di casa, sentiti dai carabinieri, hanno assicurato di non avere percepito nulla, o quantomeno di non avere dato peso ai rumori che provenivano dall’appartamento. Forse perché – ipotizzano gli investigatori – spesso si erano lamentati della condotta degli inquilini della casa vacanze, ed erano abituati a sopportare certe situazioni (“i carabinieri – ha raccontato uno di loro – erano venuti qui più volte per sedare liti tra gli ospiti”). De Simone avrebbe puntato la scacciacani contro Muttoni, che avrebbe reagito. Durante la colluttazione, il padrone di casa sarebbe stato colpito da un paio di pugni sferrati da Vetere, pugni non sufficienti a calmarlo. Così l’altro avrebbe iniziato a colpirlo con il calcio della pistola. Una volta a terra, De Simone avrebbe infierito a suon di calci al volto e al capo di Muttoni, perché al posto di dirgli dove erano i soldi e le chiavi dell’auto, l’uomo avrebbe iniziato a urlare. Per farlo tacere, le percosse sarebbero andate avanti a oltranza. Fino al tragico epilogo.