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L’intelligenza artificiale ci farà diventare tutti medici eccellenti?

Solo attraverso la comprensione dei “perché” dietro una linea guida si può contribuire al miglioramento delle pratiche mediche, partecipare alla ricerca e, eventualmente, creare nuove linee guida basate su nuove scoperte scientifiche

Siamo di fronte all’esplosione del fenomeno intelligenza artificiale ( IA), con una crescita esponenziale delle pubblicazioni scientifiche, dei libri e dei corsi.
Sicuramente avere a disposizione gratuitamente ed ovunque ci sia una connessione alla rete una risposta immediata ad un nostro quesito ricavata da un database che contiene l’universo delle informazioni ci può cambiare la vita in meglio.

Ma come funziona realmente l’IA?

L’IA si basa sostanzialmente su algoritmi cioè procedimenti o successioni di istruzioni in sequenza finalizzati alla risoluzione di un problema. È uno schema esecutivo che ci indica passo dopo passo le operazioni da eseguire per ottenere il risultato che ci siamo prefissi.
Anche nei manuali di cucina troviamo centinaia di ricette per cucinare alla perfezione piatti anche complessi. Queste ricette non sono altro che algoritmi.

Il paragone tra un algoritmo e una ricetta di cucina è molto efficace per spiegare la differenza tra l’esecuzione meccanica di un protocollo e la comprensione profonda dei principi che lo guidano. Seguire una ricetta in modo preciso può garantire un buon risultato, ma non trasforma automaticamente chi cucina in uno chef stellato. Allo stesso modo, un medico che segue linee guida o algoritmi medici è in grado di svolgere correttamente il suo lavoro, ma la sua abilità rimane confinata a quella di un esecutore.
Il medico eccellente, come lo chef stellato, non solo esegue correttamente la procedura come definito dall’algoritmo, ma comprende le ragioni alla base di ogni passaggio.

Nel contesto medico, questo significa capire perché una linea guida è stata creata in un certo modo, quale evidenza scientifica la sostiene e in quali situazioni potrebbe essere necessario adattarla per soddisfare le necessità specifiche di un paziente.

Un grande medico sa quando è necessario deviare da una linea guida per personalizzare il trattamento in base alle esigenze uniche di quel paziente particolare. Le linee guida rappresentano un ottimo punto di partenza, ma non possono prevedere tutte le variabili di ogni singola situazione clinica.
La capacità di comprendere i meccanismi biologici, farmacologici e diagnostici che stanno alla base di un algoritmo permette ai medici di prendere decisioni più consapevoli, soprattutto in casi complessi o non standardizzati.

Solo attraverso la comprensione dei “perché” dietro una linea guida si può contribuire al miglioramento delle pratiche mediche, partecipare alla ricerca e, eventualmente, creare nuove linee guida basate su nuove scoperte scientifiche.
Nel caso di un’emergenza ostetrica, come la distocia di spalle, le linee guida offrono una serie di manovre da seguire. Tuttavia, un medico esperto comprenderà i principi biomeccanici dietro quelle manovre e sarà capace di adattarle alla situazione specifica della paziente, garantendo così una gestione ottimale dell’emergenza.

Comprendere bene questa differenza significa promuovere la crescita come professionisti e non solo come diligenti esecutori di linee guida.
Dobbiamo promuovere la crescita di professionisti critici e creativi, in grado di evolversi e contribuire all’evoluzione stessa della medicina.

Claudio Crescini
Presidente Fondazione Confalonieri Ragonese