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Dare più responsabilità alle donne è un valore aggiunto per la nostra società
Damiano Amaglio

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Damiano Amaglio, Consigliere Comunale Città di Seriate, in occasione della Giornata internazionale della donna

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Damiano Amaglio, Consigliere Comunale Città di Seriate, in occasione della Giornata internazionale della donna. 

Gentile Direttore,

non ho mai amato l’otto marzo come festa in sé e non inizierò certo ora a farlo, mi pare tuttavia un’occasione appropriata – e per questo provo a coglierla – per contribuire al dibattito sulla questione femminile, relativamente al tema più generale della conciliazione vita lavoro ed a quello più particolare della partecipazione all’attività politico-amministrativa.

Il recente casus belli del Consiglio Comunale di Treviglio, anche per l’eco nazionale che ha avuto, dimostra quanto si fatichi a confrontarsi serenamente sul tema e ogni situazione diventi occasione di speculazione. Auspichiamo tutti una politica più “inclusiva” e partecipata, dopo di che basta che una donna “engagée” prenda posizioni nette (benché irricevibili, per quanto mi riguarda), perché venga sommersa da reazioni così scomposte da indurla a lasciare. Spesso le più intolleranti sono le donne stesse, che copiano gli uomini negli atteggiamenti muscolari pensando di sembrare autorevoli. Vanamente.

Detto questo, nessuno ha la verità in tasca. Partirei da qui, dalla necessità di mettere in fila le cose in ordine di importanza, e la prima non può che essere la domanda di senso. Quanto consideriamo prioritario che le donne siano attivamente presenti nella gestione della cosa pubblica? In altre parole, riteniamo decisivo che la loro sensibilità, la loro competenza, il loro stile contribuisca a disegnare il futuro delle nostre comunità? Se la risposta è sì, e lo è, va fatto tutto il possibile per favorirne la partecipazione e la presenza, senza costringerle a scegliere e a rinunciare ad altro. Perché questo è il tema centrale, il nodo da sciogliere, l’equivoco in cui a parer mio è scivolata la collega consigliera di Treviglio: conciliare significa non dover scegliere, non obbligare a mettere in fila le cose per escludere le (presunte) meno importanti. Anche perché non sempre nella vita si può scegliere…e non sempre certi treni ripassano. Se mentre pedali sulla bicicletta dell’impegno sociopolitico dovesse passare un treno importante per la concretizzazione del tuo progetto di vita, dovresti rinunciare a salirvi a meno di lasciare la bicicletta? Sui treni da trasporto le biciclette possono salire da tempo, su quelli della vita delle donne non sempre. Bizzarro.

Questo Paese ha molta strada da fare, ma se non ci mettiamo d’accordo su questo punto disperdiamo energie in discussioni inutili, mischiando questioni che non c’entrano tra loro, come la connessione da remoto ai Consigli Comunali ed il burqa nelle scuole. Bisogna allargare le maglie delle opportunità, sapendo che i vantaggi sono maggiori dei rischi, perché in gioco c’è un valore superiore che è quello di consentire alle donne di assumersi più responsabilità. Per la ragione di cui sopra: dare più responsabilità alle donne è un valore aggiunto, significa – ad esempio – più efficienza, più flessibilità, maggiore capacità di gestire situazioni complesse. E la politica mai come oggi è gestione della complessità.

Nei giorni scorsi è stato richiamato soprattutto il tema della maternità, maternità da incentivare, da sostenere, da non trasformare in motivo di scelta e conseguentemente rinuncia. In genere se ne discute in rapporto al lavoro, alla professione, ma lo stesso deve valere per l’impegno sociale e politico. Come ottenerlo? In tanti modi. Offrendo più servizi, cambiando i regolamenti, lavorando sulle retribuzioni e i meccanismi di selezione, e magari sfruttando la tecnologia, che oggi consente di esserci in forma diversa; diversa non vuol dire uguale, perché nulla sostituisce la relazione indotta dalla presenza fisica, ma non certo peggiore di quella di coloro che partecipano sì, puntuali e immancabili, ma meno vitali di una sagoma di cartone. Insomma, se ne parli senza furori ideologici, visto che il rispetto del ruolo e dell’Istituzione si può dimostrare in modi e tempi variegati. Conciliare non è necessariamente esserci di più ma esserci meglio.

Chi le scrive non è un pasdaran delle quote rosa, tutt’altro: non basta riservare posti per occuparli, men che meno per occuparli bene. Si deve emergere per merito, e oggettivamente dove questo avviene le donne trovano spazio importante. Guardiamo ad esempio all’Ente Provincia (del quale posso parlare per esperienza diretta e recente) nella sua organizzazione tecnica: tantissime figure apicali e posizioni di grande responsabilità sono magistralmente rette da donne. Più in generale osserviamo che dentro la nostra Pubblica Amministrazione le donne ci sono eccome: sarà perché ci si entra per concorso? Sarà perché il livello di tutele conciliative è storicamente più alto?

Si torna sempre lì: competenza e complementarietà al progetto di vita. Se queste cose vengono minimamente garantite la presenza femminile cresce, e con essa la qualità del sistema. Vanno ridotti gli ostacoli che oggi non permettono di conciliare l’impegno pubblico per il bene comune con i tre ambiti fondamentali della famiglia, del lavoro (o scuola) e del benessere (fisico e psicologico). Non servono martiri né eroi ad amministrare ma persone serene, messe in condizioni di esprimere al meglio le proprie competenze e gestire il peso delle responsabilità e dei problemi.
L’augurio alle donne per questo 8 marzo allora sia più responsabilità e con esse più strumenti per gestirle. Perché possano farlo alla loro maniera, non alla nostra.

Damiano Amaglio
Consigliere Comunale Città di Seriate