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“Cyrano / Dell’Amore Imperfetto”, il valore della diversità nel teatro che diventa vita

Ottima prova dei tre protagonisti, nati artisticamente all’interno di laboratori con l’Associazione I Pellicani Odv e la Cooperativa Sociale L’Impronta, nell’affrontare il capolavoro di Rostand, con parole d’amore declamate che diventano atto di fede verso il teatro e l’importanza dell’imperfezione

Bergamo. Il Teatro come vita in divenire, come amore che sboccia, quando la diversità diventa valore. Una diversità che acquisisce nuovo significato è quella di “Cyrano / Dell’Amore Imperfetto”, nuovo spettacolo del Teatro Caverna, diretto dal direttore artistico Damiano Grasselli, che andrà in scena, proprio allo Spazio Caverna, fino a domenica 9 marzo.

Un teatro che qui si interseca necessariamente con la vita, attraverso un metateatro che mostra e racconta i rapporti umani, gli slanci sentimentali, in una rielaborazione del “Cyrano de Bergerac” di Edmond Rostand, una drammaturgia creata da Grasselli con un contributo della poetessa Azzurra D’Agostino.

Parole e poesia che risuonano nel corso dello spettacolo, declamate e mosse da Gianluca Stetur, il “Grande giostraio” (in vestaglia, ad un tavolino a lato della scena) che risponde al nome di Amore, colui che muove Cyrano, Cristiano e il conte De Guiche. I tre personaggi maschili principali, interpretati da tre attori cresciuti all’interno del progetto Playtime, nato in collaborazione con l’Associazione I Pellicani Onlus, la Cooperativa Sociale L’Impronta L’Associazione Amici Traumatizzati Cranici, il Cte San Tomaso (e promosso dal Comune di Bergamo), pensato per adulti con diverse tipologie di disabilità. Così Andrea Miglietta diventa Cyrano (richiamando spesso il caratteristico naso), Leonardo Omizzolo interpreta Cristiano, mentre Sofia Togni è il conte De Guiche. Tre personaggi, caratterizzati da camicie in stile vittoriano, che raffigurano rispettivamente il Romanticismo ed il Sogno, la Bellezza senza parole ed il Potere.

Un classico del teatro, che del teatro sente ancora il profumo, mentre i protagonisti calcano la scena, declamano i versi, si confrontano con Stetur, grande giostraio che muove i sentimenti e lo spettacolo stesso, con l’abilità scenica di gesto e parola incalzante (ed ironica) che lo caratterizzano. Un teatro che è “amoroso incontro” dei tre personaggi maschili con Rossana (Viviana Magoni), in abito floreale, che si erge sopra i tre (dal celebre balcone, in questo caso idealizzato), ideale simbolo amoroso da conquistare. Un amore che scuote, che caratterizza i sentimenti dei tre protagonisti, con il romanticismo sognante e contemplante di Cyrano, la bellezza di Cristiano e l’ardire battagliero del conte De Guiche.

“Cyrano / Dell’Amore Imperfetto”

Amore che nasce con i gesti, ma soprattutto con le parole. Parole declamate o sussurrate, come quelle di Cyrano o di Stetur, persino bellicose, come quelle di De Guiche. Un amore che “sussurra parole nell’ombra”, mentre raccoglie un fazzoletto fatto cadere da Rossana, che lentamente si fa ammirare, statua semovente, che si anima nella perdita. Un amore che si fa gioia, dubbio, passione, invidia, un sentimento che si cristallizza nelle belle scene dove l’atto si fa immobile, un sospeso attimo eterno del sentimento d’amore.

Un amore non ancora compiuto, un fiore che deve ancora sbocciare, per proclamare il fatidico “m’ama, non m’ama”. Parole spesso sussurrate, così come sussurra Stetur, nel guidare attori e, con essi, i meccanismi d’amore. Un suono lieve che spesso sbotta, attraverso De Guiche: “l’amore? Che vada a farsi fottere!”. Specchio di durezza, ma anche ennesima sfaccettatura di un sentimento che parla essenzialmente di vita. La trama continua allora come un quiz, un ripasso in scena, che riporta all’ambiente teatrale.

L’amore diventa allora atto di fede, prima di tutto, verso il teatro. Un teatro ironico, che si mostra (efficaci gli scambi tra Stetur e Grasselli, alla regia, ma anche tra gli stessi interpreti), che si mette in gioco, che si anima nella diversità. Un teatro che diventa metafora, mentre gli attori attraversano la platea.

“Cos’è poi un bacio? Un giuramento un po’ più da vicino, una promessa più precisa, una confessione che cerca una conferma, un apostrofo roseo fra le parole ‘t’amo’, un segreto soffiato in bocca invece che all’orecchio, un frammento d’eternità che ronza come l’ali d’un ape, una comunione che sa di fiore, un modo di respirarsi il cuore e di scambiarsi sulle labbra il sapore dell’anima”.

Un bacio che indica l’innamoramento, verso l’altro, ma anche, in questo caso, verso il teatro. Un teatro che, soprattutto in questo caso, parla di vita, ad ognuno degli spettatori. Una vita multiforme, complessa, segnata da un amore imperfetto che diventa valore. Un’imperfezione, intesa come diversità, che caratterizza tutti, decretandone così l’importanza.