Con il progetto ‘Libere a casa e nella vita’ l’associazione Aiuto Donna sostiene l’indipendenza femminile; il Presidente Ranica: “Diventare ambasciatrici e ambasciatori di rispetto in tutti i contesti in cui siamo presenti” .
Sette appartamenti, sette passi per altrettante donne verso la completa autonomia. Sono quelli a disposizione delle vittime di violenza e dei loro figli, grazie a ‘Libere a casa e nella vita. Percorsi di autonomia abitativa per donne in fuoriuscita dalla violenza’ dell’associazione Aiuto Donna di Bergamo. Il progetto ha il contributo della Fondazione della Comunità Bergamasca.
“Oltre che di accoglienza, supporto psicologico e legale, queste donne hanno bisogno anche di un’assistenza economica, che permetta loro di proseguire con successo il proprio percorso di emancipazione”, spiega Oliana Maccarini, presidentessa di associazione Aiuto Donna di Bergamo. Un percorso graduale: lasciate le case rifugio (prima sistemazione dopo la richiesta di aiuto) le donne si trasferiscono in appartamenti, talvolta condivisi con altre, con il supporto delle educatrici. L’ultimo miglio del percorso verso l’autonomia abitativa è un periodo durante il quale le donne si sperimentano, con i loro figli, in questi appartamenti.
Dei sette, uno è a Grassobbio ed è stato concesso dal Comune. Gli altri sei, a Bergamo, sono stati assegnati al Centro antiviolenza da Regione Lombardia, che ha avviato un programma sperimentale per l’individuazione di alloggi ALER in favore delle donne vittime di violenza. Aiuto Donna ha provveduto all’acquisto degli arredi, degli elettrodomestici e di tutto il corredo necessario. C’è una squadra di falegnami che monta e rimonta i mobili, all’occorrenza. “Quando entrano per la prima volta in casa, i bambini hanno la luce negli occhi. ‘Mi sento una principessa in questa cameretta’, ci ha detto una piccola. Sono queste le nostre gioie”, continua Maccarini.
“Ci sono delle operatrici dei centri antiviolenza che si rendono disponibili per un accompagnamento rispettoso dell’indipendenza (anche se non sono presenti nelle case) delle donne, che possono restare per un periodo che va dai 6 ai 12 mesi circa”, continua la Presidentessa. In quel lasso di tempo, le donne vittime di violenza partecipano a corsi di formazione, sono impegnate presso aziende con tirocini, con l’auspicio di essere assunte. Una volta ottenuta la residenza, possono presentare la domanda per l’assegnazione delle case di Edilizia Residenziale.
“Sono donne in cammino e che ci danno speranza, perché desiderano fortemente essere indipendenti. Spesso sono persone che non sono mai entrate nel mondo del lavoro o sono state costrette a lasciarlo”. Un aiuto importante, ma, purtroppo, non in grado di rispondere alla “fame di casa”, come lo definisce Maccarini: “I numeri sono alti: ogni anno accogliamo la richiesta di aiuto di un numero di donne che oscilla tra le 500 e le 600, contro 15 appartamenti complessivi gestiti dalla nostra associazione. Non tutte hanno bisogno di una casa o di un lavoro, alcune hanno la famiglia d’origine che può aiutarle. Con questo progetto ci siamo concentrate sulle più vulnerabili, cioè su quelle che hanno dovuto lasciare tutto per sfuggire alla violenza”.
Per Maccarini, nuovi percorsi di vita possono aprirsi solo con il coinvolgimento: della società civile (“Tanti hanno aderito alla nostra ‘lista nozze’ nei negozi di casalinghi per arredare le case, comprando una pentola o un bicchiere”), delle aziende (“Ci chiamano per sensibilizzare gli uomini”), ma soprattutto delle Istituzioni. “Ogni donna è una cittadina, le Istituzioni devono farsi carico della loro condizione: sono vittime di un reato e non di una questione privata”.
Che interpella tutti, come sottolinea Osvaldo Ranica, presidente della Fondazione della Comunità Bergamasca: “Spesso la violenza si manifesta all’interno delle famiglie o in relazioni che sono ormai diventate insostenibili e dannose; per questa ragione, tutti dobbiamo alzare la guardia, prestare attenzione a qualunque segno di malessere o isolamento di una donna vicino a noi. Soprattutto, ci è richiesto di non voltarci dall’altra parte e agire, diventando ambasciatrici e ambasciatori di rispetto in tutti i contesti in cui siamo presenti. Ogni giorno abbiamo la possibilità di essere parte di una maggioranza che si impegna concretamente contro la violenza di genere”.


