Mindfit clinic: salute & benessere
Come trovare il nostro equilibrio emotivo?
Le emozioni sono potenti, ma fanno parte di noi: non possiamo imprigionarle, ma nemmeno fuggire da esse. Dobbiamo imparare ad accoglierle, gestirle e trasformarle da limiti in risorse,
cavalcando la nostra “tigre interiore” per raggiungere il nostro equilibrio emotivo
“Ognuno di noi, ogni notte, dorme accanto a una tigre. Al risveglio, non sappiamo se ci leccherà o ci sbranerà”.
Questo antico motto cinese simboleggia il rapporto con i nostri limiti: solo lavorando per migliorarci possiamo rendere amica la nostra tigre, poiché nessuno può evitare la peggiore e la più pericolosa delle compagnie: noi stessi. La nostra “tigre interiore” si manifesta attraverso emozioni osservabili già nei più piccoli: paura, piacere, dolore e rabbia, da cui derivano tutte le altre.
Le emozioni sono “competenze senza comprensione” (Dennett, 2018), strumenti essenziali per la sopravvivenza e l’adattamento, che operano secondo logiche proprie, indipendenti dalla razionalità. Ogni volta che tentiamo di ingabbiarle con la ragione, si ribellano. Grazie a studi scientifici e applicazioni pratiche, oggi sappiamo che le emozioni influenzano gran parte delle nostre azioni, anche quando sembrano guidate dalla razionalità (Kahneman, 2011; Thaler & Sunstein, 2008). Nella maggior parte dei casi, le decisioni che prendiamo dipendono più dalle emozioni che dalla logica. La coscienza influisce solo sul 20% delle nostre azioni, mentre l’80% è governato dai meccanismi emotivi. Impossibile dunque agire in modo completamente distaccato dal nostro sentire, per questo è importante diventare abili nella gestione delle emozioni.
Accogliere le emozioni: il primo passo per gestirle
“Se non puoi vincere un nemico, fattelo amico.” Le emozioni non possono essere sconfitte, perché sono meccanismi essenziali per la nostra esistenza. Il primo passo per gestirle è accoglierle e concedersele, evitando di opporvisi. Lasciarle fluire naturalmente impedisce che si amplifichino o si trasformino in qualcosa di più distruttivo, come accade quando cerchiamo di reprimerle o controllarle. Farle emergere senza resistenza significa incanalarne la forza in modo costruttivo, proprio come fece Yu il Grande, re dell’antica Cina. Di fronte alle inondazioni del Fiume Giallo, non costruì dighe per fermare l’acqua, ma scavò canali per guidarne il flusso. È questo che dobbiamo fare con le emozioni, anche quando ci spaventano o ci addolorano.
Paura, piacere, dolore e rabbia: comprendere per trasformare
– La paura è l’emozione più potente, legata all’istinto di sopravvivenza. Se da un lato ci protegge, dall’altro, quando diventa panico, ci paralizza. L’ansia, suo meccanismo fisiologico, può esasperare le reazioni, bloccando la capacità di rispondere adeguatamente agli stimoli. La paura non diventa un limite invalidante, ma lo diviene attraverso l’evitamento: un comportamento naturale che, se generalizzato, si trasforma in un ostacolo. Come ci tramandano gli antichi Sumeri “La paura guardata in faccia si trasforma in coraggio, la paura evitata diventa timore… panico.” Anche la costante richiesta di protezione e il tentativo fallimentare di controllare l’ansia ne amplificano gli effetti.
– Il piacere va vissuto con consapevolezza: “Se te lo concedi puoi rinunciarvi, se non te lo concedi sarà irrinunciabile.” La chiave è permetterselo in spazi e tempi definiti, senza esserne sopraffatti. Il piacere abbraccia tutte le dimensioni della vita e, senza di esso, la felicità non può esistere. Essere felici significa diffondere il piacere nelle piccole cose quotidiane e assumersi la responsabilità di scrivere in prima persona il romanzo della propria vita, senza delegarlo al caso o agli altri. Solo così possiamo rendere ogni istante significativo, sia per noi stessi che per chi ci circonda.
– Il dolore, da cui istintivamente fuggiamo, va invece ascoltato, accettato e attraversato. Soffrire è inevitabile e cercare di evitarlo del tutto è illusorio. Il dolore emotivo rappresenta per la mente
ciò che una ferita rappresenta per il corpo: può guarire, ma necessita di tempo e di un’elaborazione adeguata. Per superarlo vale la regola: “Se ne vuoi venire fuori, devi passarci nel mezzo, toccandone il fondo per riemergerne” (Frost). Il modo più semplice consiste nel darsi un appuntamento quotidiano con il dolore stesso, anche se spesso questo spaventa, ma ”Il coraggio che manca ai più è quello di soffrire per cessare di soffrire” (Cioran).
– La rabbia ha una funzione adattiva, ma spesso ottenebra la mente e conduce a reazioni aggressive e fuori controllo. Nel momento dello sfogo verbale si ha l’impressione di alleggerire il peso del torto subito e di scaricare la tensione, che però finisce per ripresentarsi potenziata, anziché ridotta. Va dunque incanalata trovando modi non distruttivi per esprimerla. Una strategia efficace consiste nel rivolgere la forza della rabbia contro la rabbia stessa: ricordiamoci che, nel momento in cui ci arrabbiamo, diamo attenzione e importanza a chi ci ha ferito.
Le emozioni sono potenti, ma fanno parte di noi: non possiamo imprigionarle, ma nemmeno fuggire da esse. Dobbiamo imparare ad accoglierle, gestirle e trasformarle da limiti in risorse,
cavalcando la nostra “tigre interiore” per raggiungere il nostro equilibrio emotivo.
Giorgia Suardi, psicologa clinica
MindFit Clinic – Psicologia, psicoterapia, performance


