Desertificazione commerciale, Caselli: “Serve una politica attiva tra Comuni e Distretti del Commercio”
Il direttore di Confesercenti sul processo di scomposizione del commercio del territorio: “Molto fanno le scelte urbanistiche e le strategie delle amministrazioni. Ma serve un’iniezione a livello nazionale”
Bergamo. Sono sempre di più i negozi chiamati a chiudere i battenti, con i titoli dei giornali pronti a risuonare, ogni volta, come necrologi per attività che sembravano destinate a durare per sempre o per altre, storiche, costrette ad abbassare la saracinesca. Un fenomeno che ha un nome preciso, desertificazione commerciale. Parliamo della lenta scomparsa delle attività in intere zone, se non in paesi, che lascia i residenti senza servizi fondamentali e mette a dura prova la vitalità economica dei territori. I negozi di vicinato, quelli che fanno l’economia e la cura dei luoghi della vita, mangiati dalla grande distribuzione e dalla modernità dei tempi. Ad aggravare la situazione dei borghi e dei quartieri, oltre che di molti centri abitati, soprattutto quelli delle valli, avanza dunque la desertificazione commerciale, quella del piccolo commercio di prossimità, un fenomeno che evidenzia l’agire della post modernità. La conseguenza tangibile di quando la bottega di fiducia, in sostanza, diventa un lontano ricordo, prova concreta del declino di un fare comunità costretto a scomparire.
Senza servizi ed attività economiche i luoghi dell’abitare entrano in un percorso irreversibile, difficile da affrontare e segnato da ritardi che appaiono incolmabili. É l’allarme gridato a gran voce da Confesercenti a livello nazionale e ripreso a livello locale, quello che racconta di una riduzione drastica e al tempo stesso galoppante. Con Bergamo e provincia purtroppo non esenti. Dai 12.568 negozi di vicinato del 2005 ai 9.968 del 2024: in 20 anni infatti in provincia di Bergamo sono scomparse 2.600 piccole attività, un’emorragia drammatica che in particolare nelle zone montane ha ridotto all’osso, se non azzerato, l’offerta, legandosi a doppio filo al tema dello spopolamento.
Le conseguenze sono molteplici, tanto da non riguardare strettamente solo la sfera del commercio. Ne derivano infatti ricadute anche in ambitro sociale e politico, oltre che economico. I negozi di prossimità evidenziano infatti quanto sia urgente prendersi cura del problema dello spopolamento e della desertificazione, perché gli stessi contribuiscono attivamente al senso di comunità, ad aumentare i valori immobiliari, il senso di sicurezza e di benessere ed infine la scelta dell’abitare che insieme al lavoro e ai servizi concorre in maniera importante alla decisione di vivere e abitare quel luogo, fare ed essere cittadinanza attiva.
“Negli anni abbiamo assistito ad un importante e significativo processo di scomposizione e ricomposizione del commercio – spiega Filippo Caselli, direttore di Confesercenti -. Che certamente ha penalizzato il presidio delle zone lontane dalla città, quelle montane, e non solo. Sicuramente tra i fattori determinanti che hanno concorso a determinare quanto sta accadendo non solo l’avanzata della grande distribuzione, ma anche i moderni canali di vendita e il cambiamento delle abitudini dei consumatori. Senza dimenticare il valore e l’incidenza delle trasformazioni dei centri abitati e, ancor prima, le scelte urbanistiche. L’aver portato fuori dalle città la maggior parte delle attività ha generato un indebolimento dei consumi e, in molti casi, la chiusura di tanti negozi. L’espansione dei centri commerciali, uno dei fattori legati alla desertificazione commerciale, pur non felice, non è un processo che va totalmente demonizzato, almeno in quanto tale. Se innervato all’interno delle città, infatti, rappresenta un traino importante per tutte le attività, specialmente per quelle più piccole. Geometrie che se costruite in concerto, infatti, garantirebbero la regolare vita dei negozi e favorirebbero contestualmente la crescita e lo sviluppo, producendo benefici a cascata, per tutti”.
Si ben capisce, dunque, quanto sia determinanti le decisioni politiche compiute dalle amministrazioni. La programmazione territoriale e lo sviluppo urbanistico dovrebbero dunque avere carattere, controllo e finalità pubbliche. I piani di governo del territorio diventano strumento e ancor prima principio di visione: “La politica deve fare la sua parte, soprattutto le amministrazioni locali – continua Caselli -, che giocano un ruolo fondamentale nella partita contro la desertificazione commerciale. Bergamo, ad esempio, si è dimostrata lungimirante, proponendo un Pgt votato alla diminuzione del consumo di suolo ma anche attento alle scelte adottate, ad esempio, in materia di insediamento delle strutture di vendita, prediligendo quelle di dimensioni medie. Chiaro che i singoli Comuni hanno il diritto di cogliere tutte le possibilità a loro offerte per preservare il libero mercato, ma molto dovrebbe fare la collaborazione con i Distretti Urbani del commercio. L’asse tra amministrazioni e Distretti, ad oggi già vigente, potrebbe andare oltre il mero spazio di confronto, diventando luogo di alleanza e partenariato costruttivo.
Il problema della desertificazione commerciale è complesso e per essere affrontato e risolto non serve solo l’impegno a livello locale ma un’iniezione significativa da parte di tutta la politica, regionale e nazionale. In Lombardia qualcosa si sta muovendo: a luglio 2024 è stato varato un decreto che prevede delle premialità a favore di certi indirizzi presi dai Comuni. La strada è quella giusta, ora toccherà capire se le amministrazioni saranno in grado di raccogliere la sfida che è stata loro proposta. Serve una politica attiva a favore del commercio che resiste”.



