Niente grandi mostre, l’Accademia Carrara riparte da sé stessa. E si basta
Nel primo biennio dell’era Pacelli si punta sul rilancio della mission fondativa del museo: luci su Lotto e sul conte Carrara, confermate le esposizioni impostate da Bagnoli. Ma il decennale dalla riapertura e l’eredità dell’Anno della Cultura potevano aprire scenari diversi
Bergamo. Valorizzazione della collezione, consolidamento del legame con la città e rilancio della sua mission fondativa. Nel programma per il biennio 2025-2026 l’Accademia Carrara si svela ripiegata su sé stessa, con un calendario carente di grandi nomi che esalta il lavoro dei curatori museali e il patrimonio nascosto negli angoli più oscuri della quadreria.
Il nome individuato per racchiudere le scelte espositive ed editoriali nei prossimi due anni è “Mondo Carrara”. Un’espressione che secondo la direttrice Maria Luisa Pacelli è adatta per descrivere la sua visione dell’istituzione, in una prospettiva che “interpreta il museo come un organismo unitario”. Pacelli ha assunto la direzione della Carrara il 9 dicembre 2024: in poco più di due mesi si è calata nel cuore della cultura cittadina, mai così discusso come negli ultimi 12 mesi.
Pacata ma ferma, imperturbabile ma determinata. Nel giro di poche settimane la storica dell’arte ha lasciato la sua impronta su progetti da tempo già in cantiere nei meandri del museo. “La sua mano – precisa il general manager Giampietro Bonaldi – ha rinnovato in modo autentico le esposizioni, rifinendole con un guizzo da vero numero dieci”. L’attesa riunione del mazzo dei tarocchi Colleoni come la mostra dedicata alla pittura su pietra erano state infatti ‘impostate’ negli 8 mesi di mandato dell’ex direttrice Martina Bagnoli. “Sono progetti che vengono da lontano, lavori che non si possono preparare in pochi giorni – precisa Pacelli -. I capolavori della collezione e le opere dialogheranno con prestiti mirati”.
Le altre due grandi progettualità in programma da qui al 2026 riportano il focus sul panorama cittadino. La prima è dedicata a Lorenzo Lotto e l’assist arriva dalla chiusura della chiesa di San Bernardino in Pignolo per il restauro del tetto. Dall’11 aprile al 31 agosto 2025 il museo ospiterà l’omonima pala del maestro, un gesto di “tutela e di sostegno nei confronti della comunità”: una parte del ricavato dei biglietti d’ingresso (1 euro, ndr) contribuirà a sostenere i lavori di ristrutturazione della chiesa. In parallelo al primo piano sarà allestita una mostra del fotografo tedesco Axel Hütte, una sintesi dell’interpretazione dei dipinti di Lotto con la memoria dei luoghi dove sono conservati.
La pala di San Bernardino di Lorenzo LottoDall’autunno del 2026 alla primavera del 2027 prenderà forma il progetto incentrato sulla figura del fondatore Giacomo Carrara, un’opera di restituzione praticamente a costo zero di una parte del patrimonio attualmente inaccessibile. Dalla mostra sul conte trapela la prima vera novità dell’era Pacelli, l’intenzione di proporre esposizioni ‘semi-temporanee’ che coprano un arco temporale più esteso: “Una vera e propria appendice del museo in cui sarebbero indagate peculiarità della collezione”.
Anche i vertici politici della Fondazione rimarcano l’importanza della valorizzazione del patrimonio dell’Accademia. Ne è consapevole la sindaca Elena Carnevali, che nelle vesti di presidente della Fondazione Carrara evidenzia una “volontà concreta di perseguire la missione del fondatore” con i valori aggiunti individuati in una continua condivisione del lavoro e nell’intelligenza dimostrata dalla nuova direzione interpretando con rigore scientifico le mostre già in programma. “Ho apprezzato che sia stata messa al centro la collezione dell’Accademia, con priorità al tema dell’accessibilità”, aggiunge l’assessore alla Cultura Sergio Gandi.
“Immagino un museo aperto a tutti”, aveva detto la neo direttrice appena sbarcata nella Città dei Mille. Un impegno che nel biennio si concretizza con una mostra pensata per i più piccoli realizzata in collaborazione con i servizi educativi del museo. Alcune opere della collezione esposte al piano terra verranno posizione ad altezza bambino, per “farli sentire protagonisti – spiega Pacelli – abituandoli al rapporto con l’opera d’arte autentica”. Un’idea originale in quella che, come scriveva Walter Benjamin, è l’epoca della sua riproducibilità tecnica.
Eppure, il quadro generale sembra in difetto di qualche tassello. L’internazionalità risulta marginale; manca, forse, un nome capace di polarizzare le attenzioni per prestigio e fama. Gli addetti ai lavori attendevano un programma più esaltante in quello che – come ricorda il general manager – è l’anno del decennale dalla riapertura della pinacoteca dopo i 7 anni di restauro (la ‘nuova’ Accademia venne inaugurata il 23 aprile 2015, ndr). Se sulla scia dell’eredità dell’Anno della Cultura la GAMeC pensa “Come una Montagna”, per citare l’Ars Poetica di Orazio la Carrara corre il rischio di partorire un topolino. Le aspettative attorno a questa istituzione così rappresentativa e preziosa per la città sono inevitabilmente elevate, anche in virtù dell’asticella fissata negli ultimi anni.
“Il patrimonio della Carrara – osserva Bonaldi – deve rendere i bergamaschi orgogliosi: per un attimo sembra che questo sia stato dimenticato”. Bene dunque ricordarlo e ben venga una valorizzazione delle gemme del ‘nostro’ patrimonio, ma una prospettiva di crescita nel panorama nazionale ed europeo non può fondarsi esclusivamente su un restringimento dello sguardo nel giardino di casa.


