L'analisi
Bene Merz, ma per l’Europa è il tempo dell’azione
In Europa ci aspettiamo un impegno nella politica industriale ma soprattutto nello spingere senza timori verso un’unificazione vera, federalista con una governance che risponda alla necessità di un continente in competizione con tante parti più forti nel mondo
L’ultimo fine settimana ci ha lasciato molto frastornati per le notizie dal mondo e dalla nostra provincia. Mi riferisco all’evoluzione dei rapporti USA-Russia, alle elezioni tedesche, ad un maxi convegno orobico sull’industria e alla cessione ad un fondo di una grande impresa chimica con base a Bergamo.
L’elezione di Merz della CDU-CSU in Germania conferma lo spostamento a destra dell’asse politico europeo, ma in un contesto democratico e non estremista come sarebbe stato con lo scenario che si sarebbe aperto con un maggiore numero di voti per la formazione di ultra destra, Afd, di Alice Weidel. Merz dichiara che la sua assoluta priorità sarà rafforzare l’Europa: un ottimo inizio.
Come? La strada la sta indicando un resuscitato Macron che ha rimesso la presenza europea nella discussione sul futuro ucraino, con quel “”francamente” l’Europa ha pagato il 60% degli aiuti a Kiev” che ha spiazzato Trump nella conferenza stampa congiunta.
Siamo ridotti così: per Trump il Financial Times dice di sperare che le sue parole non corrispondano al suo pensiero. Per alcune parole dette invece dai politici nostrani, a Bergamo, ci piace sperare che seguano i fatti, cioè che le loro azioni, i loro compiti, corrispondano a quello che dicono in maxi-convegni. Dovrebbero agire meglio, in modo efficace, nelle istituzioni nelle quali sono eletti. Quello è il loro compito.
L’insofferenza del mondo delle imprese alla mancata risposta alle loro istanze è evidente. Non solo si ripetono le stesse cose da decenni: mercato unico più forte per capitali ed energia, infrastrutture più efficienti, scuola migliore, più regole che combattano oligopoli e monopoli, meno regole su cose inutili, una giustizia indipendente e libera, investimenti come quelli previsti dal Pnrr realizzati e non annunciati, apertura internazionale senza ottocenteschi sovranismi nazionali e la lista si allunga.
Ribadire queste cose in un convegno non è quello che ci aspettiamo dalla classe dirigente politica che con i sistemi elettorali attuali sembra veramente e definitivamente autoreferenziale.
In Europa, ad esempio, ci aspettiamo un impegno nella politica industriale ma soprattutto nello spingere senza timori verso un’unificazione vera, federalista con una governance che risponda alla necessità di un continente in competizione con tante parti più forti nel mondo. Altrimenti sono chiacchere inutili sulla difesa comune, sul debito comune, su un ambiente migliore, su un patrimonio comune.
Patrimonio di una Europa, meta-patria come bene è stata definita, che difende i valori liberali, democratici, civili oggi attaccati dalle “mille ferite” della politica populista di basso livello che si esprime male , incapace di indirizzo ideale e strategico delle comunità che eleggono rappresentanti in parlamenti che lavorano poco.
Intanto secondo i dati raccolti da ISPI, tra il 2019 e oggi la Germania ha perso mediamente il 9% della sua produzione industriale, accelerazione che ha come causa principale il costo dell’energia. Il mondo industriale è diviso oggi tra produttori e consumatori di energia come mai in passato, il governo è immobile. Il razionamento degli investimenti è evidente, l’indice è inferiore al 2019 a prezzi costanti.
Mentre nei convegni si parlava di industria, uno dei più importanti gruppi chimici, quello dei Radici, veniva ceduto a un grande Fondo americano. Era la migliore risposta alle parole: se non si cambia e non si lavora per il futuro industriale europeo, l’Europa economica si disintegra come la chimica sta già facendo (-15,1% in Germania dal 2019, fonte Federchimica). La parte alta delle filiere si è spostata in Cina, troppi vincoli e troppe regole, nessun indirizzo strategico.
Macron ha forse un nuovo alleato in Merz. Speriamo che la nostra Presidente del Consiglio stia sempre e per sempre dalla parte giusta dell’Europa. Non c’è più tempo.

* Andrea Moltrasio, Industriale, già presidente di Confindustria Bergamo e del Consiglio di Sorveglianza di Ubi Banca


