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Sabato mattina a Celadina, all’apertura del negozio. Rubato il portafogli con 650 euro. Gaetano Calì racconta quei minuti: “È gente disperata, non la condanno. Al loro posto non so cosa farei”

Gorle. Un lungo minuto d’inferno. Nel mezzo calci, pugni, bottigliate. “Dammi i soldi o ti ammazzo, diceva mentre ero a terra”.

Lo zigomo sinistro di Gaetano Calì è gonfio e nero. Come l’occhio, tumefatto e sormontato da un vistoso cerotto per le botte prese. È successo sabato mattina, 22 febbraio. “Saranno state le 7.30, avevo appena aperto il negozio – racconta il 62enne di Terno d’Isola, che gestisce un negozio di fruttivendolo al civico 32 di via Celadina, al confine tra Bergamo e Gorle -. Un ragazzo straniero sui 30 anni è entrato, ha preso due birre e se ne è andato”. Poi è tornato. “Sì – prosegue Calì -. Stavo mettendo i soldi in cassa e ha afferrato il mio portafogli”. A quel punto il commerciante ha reagito d’istinto. “Gli ho sferrato tre pugni in faccia, lui ha iniziato a colpirmi a bottigliate”. Indirizzate alla fronte, poi alla nuca.

Calì mostra sul telefonino la scia di sangue lasciata sul pavimento del negozio. La colluttazione “non è durata poco. È andato avanti a colpire per un minuto, minacciava di uccidermi se non gli davo i soldi”. Il commerciante ha provato a gettare il portafoglio sotto le casse di frutta, per nasconderlo, ma alla fine il ragazzo se ne è andato con 650 euro. “E i miei documenti – sottolinea Calì -. L’ho inseguito con il mio furgoncino, ma non l’ho più trovato”.

 

Gaetano Calì fruttivendolo rapinato Bergamo rapina Gaetano Calì

 

Medicato in ospedale a Seriate, il 62enne ha denunciato il fatto ai carabinieri. “Hanno visto le immagine delle telecamere – spiega -, dalla descrizione che gli ho fatto per me hanno già capito chi è. Io non lo avevo mai visto prima, ricordo che aveva un tatuaggio sul collo”.

La vicenda è stata segnalata sui social dall’ex consigliere Fabio Gregorelli, residente in zona. Da ormai otto anni Calì, originario di Catania, gestisce il suo negozio a Celadina, chiamato “Siamo alla Frutta”. “Lo siamo davvero, per questo genere di situazioni. Qualche anno fa non era così – dice – per me è tutto peggiorato. Per le strade c’è troppa gente disperata, qui a Bergamo come a Terno d’Isola come in altre città. Non condivido quello che fanno, ma non li condanno. Nelle loro condizioni, chissà, forse andrei anche io a rubare”.

 

Gaetano Calì fruttivendolo rapinato Bergamo rapina Il negozio del 62enne