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Cinque anni dopo abbiamo creduto che raccontare per immagini, con articoli e molte testimonianze quei giorni e quei luoghi sia la forma più alta di memoria. La cronaca della memoria

Invisibile. Come tutti i virus era invisibile, eppure i suoi effetti furono devastanti. Il Covid 19 cinque anni fa segnò per sempre la nostra vita, in particolare quella di noi bergamaschi che abbiamo pagato più di tutti questa pandemia. Tanto che Bergamo è stata definita la Wuhan occidentale.

Il campo B1 del cimitero monumentale di Bergamo è la testimonianza concreta di quanti furono i morti. Così come tanti cimiteri delle nostre valli. A questo si aggiungono le centinaia di urne cinerarie delle molte vittime che non ebbero funzioni religiose o laiche per la sepoltura, ma solamente una deserta e silenziosa tumulazione.

Si moriva così. Cinque anni fa. I sacchi neri dei cadaveri sono ancora nei nostri occhi. Le maschere per la respirazione ventilata, le bombole di ossigeno introvabili, così come i farmaci contro la febbre e le mascherine… Fu un incubo. Abbiamo assistito impotenti alla morte e abbiamo vissuto aggrappati a quella speranza che forse saremmo sopravvissuti. Di più. Ci eravamo promessi di uscirne migliori. Di quei giorni ricordo che nessuno di noi bergamaschi usciva sul balcone a cantare o ad applaudire. Il dolore e lo strazio che abitava i nostri cuori era indescrivibile. Ognuno di noi ha pianto più morti. E in quella tragedia ci fu, spontanea come una ribellione alla morte, uno scatto di vita come SuperBergamo. Un gruppo di volontari che hanno portato viveri e beni di prima necessità a quanti, anziani e persone fragili, erano costretti in casa.

Il più valoroso esempio di che cosa è capace una comunità messa alla prova. Una dura prova.

B1 campo covid al cimitero

Cinque anni dopo abbiamo creduto che raccontare per immagini, con articoli e molte testimonianze quei giorni e quei luoghi sia la forma più alta di memoria. La cronaca della memoria. In ricordo di quanti morirono a causa di quel virus, per lo sforzo immenso che si fece negli ospedali e quanto silenziosamente nella nostra comunità si fece per aiutarci l’un l’altro. Il virus killer fu invisibile, non vorremmo che il vortice della vita che riprende il suo corso ci faccia ripiombare nell’indifferenza, nell’ignorare ciò che fu. Perché allora potremmo dimenticare anche tutto ciò che di bene scoprimmo in quella tragedia. Ed il virus del bene non è invisibile.

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