L’Atalanta, il Valencia, San Siro e il Covid. E quella maglietta nata nei bagni del Mestalla
Nei giorni in cui Bergamo affronta il coronavirus, la Dea trascinata da Ilicic e Hateboer elimina il Valencia regalandosi la prima gioia europea. La gara d’andata era stata la miccia che ha fatto esplodere la pandemia
La foto di Josip Ilicic, solo al centro del campo in uno stadio vuoto e silenzioso, con la palma di migliore in campo in mano. E poi una maglietta bianca, di quelle da indossare sotto la divisa ufficiale, scritta a pennarello, esposta di fronte alle telecamere dal gruppo.
Grezza, ma proprio per questo più naturale, genuina, spontanea. Sentita. Per tre mesi è stata l’ultima immagine che tutti i tifosi hanno tenuto impresso nella mente dell’Atalanta. “Bergamo, è per te. Mola mia”. Una firma non c’è, ma ad averla ideata e creata è stato Marcello Ginami, da 25 anni fisioterapista nerazzurro, bergamasco doc, originario di Zogno.
“Ci stavamo giocando il passaggio ai quarti, ma dentro di noi nessuno sapeva che situazione avremmo trovato al nostro ritorno” ha raccontato nel volume “Atalanta – Folle amore nostro” di Daniele Belotti. “E così, nei bagni del Mestalla, ho preparato questa maglietta. Sentivo dentro di me qualcosa che non saprei descrivere: dopo la partita non ho avuto la forza di festeggiare in campo coi ragazzi”.
Il risultato finale di 3-4 di quella partita rappresentava la più grande impresa europea nerazzurra, fino a quel momento. In cinque anni sono arrivate Liverpool per due volte, Amsterdam, Lisbona e ovviamente Dublino. Ma anche Barcellona.
La notte del Mestalla resta però unica per quello che ha rappresentato per Bergamo, prima che per l’Atalanta. Una città stretta nella morsa del coronavirus che in quella squadra ha visto speranza, sollievo. E un messaggio di unità fortissimo, da uno dei bergamaschi che portano i colori nerazzurri a bordocampo da metà della sua vita.
Il poker di Ilicic, la seconda miglior prestazione individuale internazionale di un giocatore dell’Atalanta dopo Lookman contro il Leverkusen il 22 maggio scorso. Il passaggio del turno con la vittoria per 3-4, che ha seguito il 4-1 dell’andata.
Ecco. La notte di San Siro, con la doppietta di Hateboer oltre ai gol del 72 sloveno e di Freuler, era stata un sogno. Diventato incubo. Perché di quel 19 febbraio 2020, di quella partita che aveva portato nella scala del calcio oltre quarantamila tifosi carichi di speranze e sogni europei, si fa fatica ad avere un ricordo positivo.
Un sondaggio condotto insieme a Bergamonews e InTwig, con l’obiettivo di comprendere se davvero quella partita possa essere stata un involontario acceleratore per la diffusione del virus, ha fatto emergere un dato enormemente significativo: dopo la partita un quinto dei tifosi ha sviluppato sintomi riconducibili al Covid.

All’indagine avevano risposto 3.402 bergamaschi presenti a San Siro: oltre 1/5 dei tifosi intervistati (pari a 7.800-8.200 persone allo stadio) ha dichiarato di aver avuto sintomi entro le due settimane dall’evento. Una buona parte di questi ha poi effettuato un test, risultando positivo al Covid-19.
Un evento super-diffusore, dovuto al viaggio da Bergamo a Milano, agli assembramenti pre partita e ai festeggiamenti per la vittoria. Su 43mila presenti, oltre 36mila arrivavano dalla nostra provincia. E la maggior parte di loro si è mossa in gruppo.

Sono già passati cinque anni da quei giorni drammatici: l’Atalanta nel frattempo è diventata campione d’Europa, ha portato in piazza decine di migliaia di tifosi per festeggiare un trionfo internazionale. Ma nessuno ha mai dimenticato Valencia.



