“Turismo slow ai Campelli, mitigazione ambientale nel collegamento con Lizzola”: la sfida del futuro scalvino
Per un decennio Maurizio Vegini si è occupato della valorizzazione turistica della Val di Scalve. Scuola Sportiva, rilancio del fondo e destagionalizzazione: un possibile modello tra sostenibilità e innovazione
Val di Scalve. L’importanza di essere una voce fuori dal coro. Un’espressione che troppe volte assume un carattere dispregiativo, come a voler deridere qualcuno che si distingue dalla massa. Eppure è estremamente rara la capacità di isolarsi razionalmente dalla maggioranza, sviluppando un pensiero alternativo senza schieramenti netti.
Che poi in realtà Maurizio Vegini non è proprio una voce fuori dal coro nella questione del comprensorio unito Colere-Lizzola. Paesaggista, direttore artistico di Christmas Design e fondatore dell’associazione culturale Arketipos (quella de “I Maestri del Paesaggio”, ndr), Vegini ha un legame profondo con la Val di Scalve. Per un decennio si è occupato della valorizzazione del turismo nel territorio e attualmente è uno dei promotori del gruppo di lavoro per il rilancio dell’area dei Campelli a Schilpario.
“Sono nato a Bergamo – ammette -, ma per anni ho affittato casa a Vilminore e poi a Colere: innamorarsi di questo territorio è stato naturale”. Ideatore dell’impianto di illuminazione dei ruderi della diga del Gleno, Vegini ha contribuito alla stesura del Piano Strategico per il Turismo della Comunità Montana di Scalve: redatto nel 2018, è la sintesi delle linee guida per lo sviluppo turistico della valle.
Particolarmente significativa la premessa del documento: il ragionamento inizia da “un dato di fatto”, la ricchezza del territorio scalvino. Nella valorizzazione turistica l’accento dovrebbe essere posto “sull’unicità della nostra realtà – recita il Pst -, negli anni solo sfiorata da trasformazioni che l’avrebbero di certo snaturata”. La caratteristica più pregnante della vallata scalvina è la sua “autenticità”: non si parla di un luogo costruito per accogliere i turisti, ma di una valle che nei secoli si è plasmata per i suoi abitanti.
La visione del Piano è legata al concetto di isola alpina, “protetta e celata non dal mare ma da cime e vallate che hanno permesso di preservare la vita qui trascorsa”. Come precisato nel documento non si vuole negare il legame oggettivo con il mondo esterno – la valle è parte del Parco delle Orobie, del Sic e di Zone a protezione speciale (Zps) -, ma trovare il modo di valorizzare un isolamento geografico di fatto.
Nel 2022 è nata la Scalve Mountain, fondata da un gruppo di imprenditori scalvini con lo scopo di promuovere la cultura del turismo in Val di Scalve: si tratta di un’Aps, un’associazione del terzo settore di promozione sociale. Vegini ne è stato coordinatore fino a giugno 2023, con un ruolo decisivo per l’ingresso nel pool di Massimiliano Belingheri. “Pensiamo a come affrontare insieme le esigenze di oggi e a come rendere possibile il futuro delle giovani generazioni – si legge sul sito ufficiale -. Consideriamo fondamentale investire nella cura dei legami che rendono tutti più forti, meno soli”.

Tra i progetti che Scalve Mountain vorrebbe finanziare c’è l’elaborazione di un masterplan per un turismo soft nell’antica Val Palodo, la zona Schilpario-Campelli. “Una progettazione condivisa per ideare interventi che tutelino l’ambiente e preservino la natura con attività a basso impatto”, spiega Vegini. Tra i più importanti l’ampliamento della pista di sci di fondo degli Abeti fino alla piana dei Campelli, con un punto di partenza intermedio per utilizzare il tracciato anche quando la neve si trova solo in quota. Poi un sistema di trasporto alpino pubblico ecocompatibile (come le motoslitte elettriche) per mantenere la chiusura invernale della Provinciale che porta al Passo del Vivione, la costruzione di una struttura collegata alla destagionalizzazione delle attività turistiche e l’estensione dell’utilizzo del tracciato del fondo in inverno per il Nordic Walking e in estate per le mountain bike, l’equitazione e il trekking.
Il progetto è in stallo, in attesa che l’amministrazione di Schilpario organizzi il gruppo di lavoro qualificato per individuare i contenuti principali del masterplan. “Il nuovo sindaco (Claudio Agoni, ndr) lo aveva incluso la scorsa primavera nel programma elettorale – ricorda il paesaggista -. Ci aspettiamo che la situazione si sblocchi dopo i mondiali”.
Nel frattempo il dibattito pubblico è stato monopolizzato dal progetto di collegamento tra le stazioni sciistiche di Colere e Lizzola. “Mi sembra di assistere ad una comunicazione sbagliata, un’attenzione eccessiva sulla Val di Scalve – osserva Vegini -. Il 75% degli interventi sarà sul lato di Lizzola (in Alta Val Seriana, ndr) con circa 50 milioni di investimento per la sostituzione degli impianti. Nel 2025 è impensabile costruire nuove stazioni, bisogna pensare alla modernizzazione di quelle esistenti – sottolinea -. In questo caso si tratta dell’unione di due comprensori già presenti che permetterebbe un salto di qualità a livello regionale”.
Il paesaggista individua però alcune condizioni necessarie per la realizzazione degli interventi: interventi di mitigazione e compensazione ambientale, ma anche una riduzione dell’impatto dei lavori per le nuove piste con ridotti movimenti di terra per limitare il più possibile la trasformazione dei versanti. Tracciati “vecchio stile”, evitando di imitare le autostrade della montagna caratterizzanti dei comprensori più estesi sul territorio nazionale: “Mi aspetto che gli enti pubblici vigilino sulle garanzie di riduzione dell’impatto ambientale”.
“La montagna deve essere di tutti – afferma l’ex coordinatore di Scalve Mountain -, non si può più prescindere da una fruizione sia estiva sia invernale”. Secondo il suo pensiero l’area scalvina orientale, che comprende Schilpario e i Campelli, è adatta all’applicazione di un modello di turismo soft: natura incontaminata predisposta per un’immersione totale del turista, con attività slow e sostenibili. Al contrario l’area di Colere – quella sud-occidentale – sarebbe già ‘compromessa’, soggetta ad un modello di turismo di massa che se modernizzato potrebbe valorizzare in staffetta i progetti previsti dal Piano Strategico per il Turismo.
La ciliegina sulla torta sarebbe la realizzazione di una Scuola Sportiva Superiore a Vilminore, un istituto legato al Coni che offre percorsi educativi adatti a giovani promesse che praticano attività a livello agonistico. Un’istruzione mirata che permette agli studenti di conciliare gli studi con l’impegno sportivo. “Una struttura di grande valore per il territorio che dovrebbe essere inclusa nell’Accordo di Programma del comprensorio”, conclude Vegini.


