Via Paglia, il comitato di quartiere chiede la “zona rossa”: “Questa parte di Bergamo non è dei cittadini ma di proprietà degli spacciatori”
I residenti hanno inviato una petizione a Comune, Questura e Prefettura, raccogliendo oltre 400 firme: “Il senso di pericolo e la paura ormai accompagnano le nostre giornate. Vivere qui è diventato impossibile”
Bergamo. Una petizione per sostenere delle iniziative di prevenzione e sicurezza urbana nell’area della zona della stazione di Bergamo, via Paglia, via Novelli e via Bonomelli, per la quale sono state raccolte, in pochissimi giorni, oltre 400 firme. Questo l’oggetto dell’iniziativa voluta e sostenuta dal comitato di via Paglia, nato qualche tempo fa quando i residenti della zona, stanchi delle tante, troppe, situazioni di degrado che si verificano nella zona, a partire dallo spaccio fino ad arrivare alle risse per citarne alcuni, hanno capito che per affrontare situazioni come queste, tanto prolungate nel tempo da diventare ormai “d’abitudine”, la forza del singolo non basta. Serve unirsi, non solo per far sentire la propria voce, ma anche per sentirsi meno soli e più sicuri, e avere meno paura. Perché basta una frase sbagliata o ancor meno, uno sguardo o il tentativo di documentare con una foto o un video quanto accade in quelle vie, per temere per la propria incolumità e per quella dei propri figli. Da qui l’iniziativa di scrivere al Comune di Bergamo, in primis alla sindaca Elena Carnevali, all’assessore alla Sicurezza Giacomo Angeloni, al prefetto Luca Rotondi e al questore Andrea Valentino per chiedere non solo più controlli, ma anche l’istituzione di una vera e propria “zona rossa”, norma introdotta dal ministro Piantedosi, prevista per le aree delle città che si trovano adiacenti alle infrastrutture ferroviarie e alle piazze dello spaccio.
“La situazione è in continuo peggioramento – così si legge nella petizione -. Questa è una questione di sicurezza. I bivacchi molesti sono andati aumentando e con essi è cresciuto il senso di insicurezza nella via. Spaccio, intimidazioni, delinquenza, schiamazzi, vandalismo e abuso di alcolici sono all’ordine del giorno. Il senso di pericolo di noi residenti e di chiunque frequenti l’area, lavoratori, studenti e turisti, aumenta costantemente e lede gravemente l’immagine di Bergamo. Riconoscendo all’amministrazione comunale e alla Questura l’avvio negli ultimi mesi di iniziative volte a contrastare il degrado, e pur apprezzando l’installazione delle telecamere e la proposta del nuovo arredo urbano, chiediamo che vengano adottati al più presto gli strumenti che il legislatore assegna a sindaci e autorità per prevenire e contrastare l’insorgenza di condotte di diversa natura, quali il daspo urbano e l’ordinanza per limitare l’orario di vendita e di somministrazione di bevande alcoliche e superalcoliche”.

“Come è possibile che pochi soggetti tengano in scacco un’ intera comunità forti del fatto di aver trovato la modalità di esercitare azioni organizzative di spaccio e minaccia senza mai essere puniti o raggiunti da provvedimenti che li tengano lontani. Da un posto che ritengono il loro e che definiscono la loro: casa loro”. Questo il vero tema, in una visione completamente contrapposta: “Il paradosso – raccontano dal comitato, composto da oltre una trentina di persone – è quello legato da un lato all’insicurezza di noi residenti di non sentirci liberi e tranquilli di camminare per strada, di assistere a vere e proprie attività di spaccio organizzato sotto casa, a risse e degrado e dall’altra vedere questo gruppo organizzato, perché di questo si parla, che vive perennemente per strada, facendola diventare il luogo, la sede della sua “attività lavorativa” nella consapevolezza di essere impuniti. Via Paglia è una zona franca, orami, dove vale tutto. Non è più una zona della città e dei suoi cittadini, ma un’area dove comanda un’organizzazione criminale, strutturata e numerosa, piramidale, guidata da 3-4 capi aiutati da parecchi scagnozzi. Una banda dove ciascuno ha il suo compito, e parliamo di almeno 7-10 persone che ogni giorno che vi stazionano dalle 10 del mattino fino a tarda notte, accogliendo clienti, italiani e stranieri. Un’attività intensa che porta a guadagnare anche, in una sola giornata, 1400 euro al giorno. Gente che ha il potere di andare e venire come gli pare, e che, anche se viene portata in Questura alla sera, ritorna il giorno dopo. Perché si sente impunita”.
Gente che, incurante dei controlli e sprezzante del pericolo, spaccia alla luce del sole o affronta le forze dell’ordine con una naturalezza e con un atteggiamento di sfida che fanno davvero paura. In questi anni abbiamo davvero assistito a di tutto. Non solo reati, ma anche episodi di grave degrado urbano: cassonetti rovesciati per strada, anche nel tardo pomeriggio, in orari di punta, paralizzando il traffico di una delle vie più importanti di accesso alla città. Capetti della banda che, stanchi, decidono di sedersi in mezzo alla strada a mangiare, fermando tutte le auto e creando code. Alberi trasformati in nascondigli della droga, rifiuti buttati in ogni dove. Ci chiediamo perché siamo arrivati a questo punto e per quanto tempo dobbiamo ancora sopportare. Ci chiediamo se è giusto vivere con la paura, perché non abbiamo il diritto di riposare di notte come tutti i cittadini normali e se è normale guardarsi le spalle ogni volta che usciamo da casa. O ancora se è lecito che il nostro portone sia usato come luogo dello scambio della droga mentre anziani e bambini lo varcano per andare a fare la spesa o a scuola”.




