Smantellata banda specializzata in furti di Land Rover Defender: “Il mio, parcheggiato e subito rubato”
Due arresti nella Bergamasca: pedinavano auto di lusso e usavano strumenti tecnologici per bypassare i sistemi di sicurezza. I fuoristrada occultati in un capannone: ritrovati dispositivi per la riprogrammazione delle centraline e targhe false
Il modus operandi era sempre lo stesso: pedinavano auto di lusso e le rubavano grazie a strumenti altamente tecnologici per bypassare i sistemi di sicurezza.
Alle prime luci dell’alba di mercoledì 12 febbraio i carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Bergamo, coadiuvati nella fase esecutiva da militari della Compagnia di Zogno, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di due uomini italiani, residenti nella Bergamasca, accusati entrambi del furto aggravato di tre Land Rover Defender.
Uno dei due è anche accusato di riciclaggio, per aver falsificato il numero di telaio di una Mercedes Glc oggetto di appropriazione indebita: i due indagati erano già noti alle forze dell’ordine. L’indagine, coordinata dalla Procura di Bergamo, ha scoperto un articolato sistema di furti d’auto di lusso, in particolare Land Rover Defender, che nel 2024 imperversava nella provincia orobica.
Grazie all’analisi dei sistemi di videosorveglianza ed a sofisticate tecniche investigative, è stato possibile identificare e fermare i presunti responsabili dei colpi. I soggetti coinvolti agivano con un modus operandi preciso: individuavano le auto di interesse, le pedinavano per diversi chilometri e una volta certi delle condizioni favorevoli entravano in azione con strumenti altamente tecnologici. Tra questi, un dispositivo in grado di bypassare i sistemi di sicurezza delle auto e un rilevatore di frequenze per individuare eventuali dispositivi di tracciamento.

Le indagini sono state avviate a seguito della denuncia di un cittadino che dopo aver parcheggiato il proprio fuoristrada se l’è visto sottrarre nel giro di pochi minuti. L’attenzione degli investigatori si è concentrata su una serie di furti simili: è emersa una vera e propria rete criminale, attiva nei furti d’auto e nel loro riciclaggio.

A completare il quadro una serie di operazioni di pedinamento che hanno condotto gli inquirenti a un capannone dove le auto venivano occultate, modificate e preparate per l’esportazione. Nel capannone sono stati rinvenuti strumenti per la riprogrammazione delle centraline, targhe false e documenti alterati. Un business illegale che, secondo le prime stime, fruttava decine di migliaia di euro.
L’indagine non è ancora terminata: gli inquirenti stanno verificando se vi siano altre persone coinvolte e se il giro d’affari sia ancora più esteso di quanto emerso finora.



