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Bim e Parco delle Orobie, il vertice tra segretari provinciali: fronte Pd, FI e FdI contro una Lega “pigliatutto”

Il partito di Sala, diviso, cerca l’all-in con presidenza e direttore, ma gli alleati del centrodestra e i Dem, insieme, sono pronti a metterlo sotto: azzurri e centrosinistra a caccia di posti nel Cda, mentre Fratelli d’Italia vuole una poltrona

Bergamo. Assicurano, i ben informati, che non c’è alcuna volontà volontà di estromettere nessuno dalle partite in questione, mirando, piuttosto, a una soluzione ragionata che verta su logiche di equilibri più che di spartizioni. Premesse importanti, anche se è pur pur vero che, al di là delle nobili intenzioni, alla fine la logica che muoverà la mano dell’incontro tra i segretari provinciali dei quattro partiti del territorio chiamati a incontrarsi questa mattina, lunedì 10 febbraio, a Bergamo, sarà quella di mettere “le cose in chiaro”, dando a Cesare quel che è di Cesare.

Pomo della discordia, se così si può dire, la spartizione delle cariche, collegate tra di loro in una giocata unica, da all-in, di presidente del Bim, il Consorzio del Bacino Imbrifero Montano del Lago di Como e Fiumi Brembo e Serio, e del Parco delle Orobie. Con in mezzo l’incognita, giusto per soffiare sul fuoco, della direzione del Parco, nomina che non andrebbe a scadenza naturale ma che è volta a rinnovarsi in automatico in vista della ricomposizione del Consiglio di amministrazione. Così, dopo i primi fuochi fatui delle scorse settimane, sembra essere arrivata la prima resa dei conti. Come? A mezzo vertice, dal quale, almeno i presenti, si aspettano una fumata bianca.

Il disegno certo non è ancora chiaro, ma la base sulla quale fondare i ragionamenti sembra esserci tutta, con una chiara presa di posizione, almeno così pare, da parte di due delle forze che muovono il centrodestra, rispettivamente Forza Italia e Fratelli d’Italia, intenzionati a muoversi in comunione d’intenti con il Pd. La richiesta infatti sarà la medesima, rivolta alla Lega del segretario provinciale Fabrizio Sala, seduto a discutere della questione insieme ai pari grado Umberto Valois, Gabriele Giudici e Andrea Tremaglia. Quella di fare un passo indietro rispetto alle richieste avanzate, da tempo, su presidenza e direzione.

Del resto, e non ne ha mai fatto mistero, è settimane che il sindaco di Telgate chiede a gran voce la poltrona di numero uno del Bim, indicando nella figura di Massimo Scandella, suo uomo di fiducia, la persona giusta e, insieme a questo, la riconferma del direttore del Parco delle Orobie, ad oggi ricoperta da Davide Brumana. 

E se su quest’ultima Sala sembrava poter dormire sonni tranquilli, almeno fino a quando non è stato svegliato dall’alzata di mano di Forza Italia, ora anche sulla prima, il fronte Lega non sembra poter riposare sopra sette materassi: il nome proposto, infatti, non è gradito a tutti. Dove, per tutti, non si intendono solo gli altri partiti, che storcono il naso considerando la candidatura debole, ma anche alcuni degli amministratori del partito coinvolti nella partita. Sindaci e non solo che più che fedeli al loro segretario provinciale, sono  vicinissimi ad altre anime del movimento. Una Lega divisa, quindi, che oltre che fare i conti con sé stessa, ora sembra doverli fare anche con il resto della coalizione.

Fronte alleati, ci sono gli azzurri che, pur non avendo la smania di portarsi a casa la poltrona più ambita del Parco, ma quanto di inserire due uomini nel suo Cda, hanno deciso comunque di alzare la posta in palio per rimettere la Lega al suo posto, tirando la volata a Fratelli d’Italia che, dopo essersi incartata su sé stessa in una prima battuta, sembra essersi schiarita le idee e volere almeno una delle due presidenze. Della serie, molto meglio un uomo, magari già chiamato oggi a rappresentare una delle Comunità Montane proposto dal partito con la fiamma piuttosto che un secondo targato Lega. Sul fronte opposto c’è il Pd, pronto, così sembra, ad andare a braccetto con “l’opposizione”. Dem che inizialmente avevano avanzato l’ipotesi Marco Milesi ma che, allo stato dei fatti, parrebbero disposti a cedere il passo sul numero uno puntando ad avere, come Forza Italia, due posti nel Cda.

Una partita ancora tutta aperta, della quale, al momento, sembra chiara solo la premessa, che è l’intento del summit. Quello cioè di restituire a ciascun partito il suo peso politico, spegnendo così i moti d’impeto di una Lega “pigliatutto” che, con tutta probabilità, sarà chiamata a calare le braghe e a scegliere o l’una o l’altra carica, schiacciata da una maggioranza numerica evidente, della quale però non fa parte.