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Operaio morì schiacciato da un muro, il consulente della difesa: “La causa del crollo nelle vibrazioni”

Olivo Torri, 61 anni, è deceduto nel maggio 2019 sotto alla pesante parete di cemento armato. In 4 a processo per omicidio colposo

Bonate Sotto. Qual è stata la causa del crollo del muro del capannone della Comac Srl che, il 15 maggio 2019, è finito addosso al dipendente Olivo Torri uccidendolo?

Impossibile determinarla con certezza, secondo il consulente della difesa di Elio Cisana, titolare della Cisana Srl incaricata dei lavori nel capannone, finito a processo insieme a Giorgio Donadoni, legale rappresentante della Comac, Cristian Forlani, responsabile della sicurezza e Roberto Locatelli, l’operaio che aveva eseguito il taglio della parete.

Nel corso dell’udienza di venerdì 7 febbraio, l’ingegner Umberto Noris ha illustrato la sua relazione stilata per conto della difesa di Cisana, retta dall’avvocato Marco De Cobelli. Le possibili cause potrebbero essere due, ma sono impossibili da provare.

L’esperto le ha individuate in una vibrazione esterna o in un urto avvenuto all’interno del capannone con un muletto utilizzato dagli operai. Nel primo caso a determinarla potrebbero essere stati i lavori che in quel periodo i dipendenti di una ditta esterna stavano effettuando sulla copertura dell’area denominata Comac 4.

Oppure in una manovra effettuata da qualche operaio dentro al capannone con un mezzo meccanico, con il quale potrebbe aver urtato la parete tagliata e tenuta in sede attraverso dei cunei di legno, rendendola instabile.

Olivo Torri, 61 anni, lavorava da tempo per la Comac Srl. Era lui che sovrintendeva le manutenzioni dei 4 stabili della ditta. Nel capannone Comac 4 doveva essere allargata un’apertura e ne doveva essere realizzata una nuova in un muro interno in cemento armato. Per questo era stata incaricata la ditta Cisana Srl. Quel giorno gli operai avevano effettuato i tagli nella parete sud con una sega da muro montata su dei binari e poi avevano inserito i cunei di legno nelle fessure per mantenerla al suo posto. L’avrebbero abbattuta in un secondo momento. Nonostante i divieti di accedere al capannone, se non durante la pausa pranzo e dopo le 17, da parte degli operai, Torri e un collega erano entrati per prendere delle misure necessarie a realizzare un pannello di legno per chiudere provvisoriamente l’apertura. Mentre l’operaio si trovava nei pressi del muro, la parte tagliata è caduta e gli è finita addosso.

Secondo l’accusa l’area interessata doveva essere delimitata con delle reti per impedire che qualcuno si avvicinasse, ma di fatto l’accesso al capannone era stato completamente interdetto, se non in fasce orarie prestabilite. Quindi, secondo il consulente, le misure di sicurezza adottate erano state ancora più stringenti rispetto alla semplice delimitazione del cantiere interno. Torri si trovava lì in un orario in cui l’ingresso alla Comac 4 era vietato.

Nella prossima udienza, fissata per il 28 febbraio, inizierà la discussione e le parti faranno le loro richieste.

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