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“Medici di base dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale? Peggiorerebbe i problemi”

Il dottor Ivan Carrara, segretario generale della Federazione italiana medici di famiglia (Fimmg) – Bergamo: “I pazienti ne risentirebbero”

“A mio avviso questo provvedimento comporterebbe la fine della medicina generale per come la intendiamo oggi”. Così il dottor Ivan Carrara, segretario generale della Federazione italiana medici di famiglia (Fimmg) – Bergamo, si esprime sull’ipotesi di trasformare i medici di famiglia, oggi liberi professionisti convenzionati, in dipendenti del Servizio sanitario nazionale per lavorare sul territorio nelle Case di Comunità.

L’ipotesi ventilata dal ministro della salute Orazio Schillaci nell’ambito dell’annunciata riforma sanitaria rivedrebbe il ruolo svolto dai protagonisti della medicina territoriale: abbiamo intervistato il dottor Carrara chiedendogli un parere su questo scenario.

Cosa pensa di questa proposta?

A mio avviso rendere i medici di famiglia dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale comporterebbe la fine della medicina generale per come la intendiamo oggi. Significherebbe limitare le loro ore di lavoro, impattando sull’organizzazione della giornata lavorativa. Fra visite ambulatoriali, telefonate con i pazienti, consulenze, certificazioni da redigere e inviare agli enti competenti, attività burocratica, visite domiciliari ecc lavoriamo 10-12 ore al giorno, come confermano tutti i dati relativi allo svolgimento della nostra professione. Se questa misura nascondesse il messaggio di voler far lavorare di più i medici, non è la soluzione adatta.

Dunque si ridurrebbe il tempo a disposizione del lavoro e dei pazienti?

Si, con questa modalità le ore di lavoro si ridurrebbero e il risultato sarebbe una limitazione della disponibilità per il paziente. Inoltre, verrebbe minato il rapporto di fiducia perché svolgendo otto ore si farebbero i turni per coprire la giornata negli ambulatori e le persone non avrebbero più la certezza di trovare il proprio curante. Le ricadute sulle prestazioni, anche in questo, sono molteplici: diversi studi dimostrano che la fiduciarietà favorisce la sopravvivenza e la diagnosi precoce. Ma va sottolineato un altro aspetto.

Quale?

La turnazione comporterebbe costi enormi per il sistema. La parte contributiva non sarebbe più a carico nostro, come avviene al momento, quindi lieviterebbe enormemente fino quasi a raddoppiare. Inoltre, ora siamo noi a pagare le spese relative ai nostri ambulatori, i costi dell’auto ecc, mentre se diventassimo dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale sarebbero in capo a quest’ultimo. Si tratta di una spesa esagerata e il Ssn non potrebbe permettersela, a quel punto la strategia potrebbe essere quella di diminuire il numero dei medici, che già al momento sono pochi, andando a discapito della popolazione. Infine, va aggiunta un’altra considerazione.

Ci spieghi

Si aprirebbe la questione del personale. I medici sono datori di lavoro di migliaia di persone: in Italia ci sono 40mila camici bianchi della medicina generale e hanno oltre 20mila dipendenti fra segretarie, infermieri e personale a supporto che perderebbero il lavoro. Con la dipendenza dal Ssn, quindi, ci sarebbero meno medici, verrebbe meno il rapporto di fiducia e i costi lieviterebbero: non si capisce che senso abbia tale proposta.