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Colere-Lizzola, tutto sul progetto da 70 milioni per unire due comprensori

Una funicolare ricavata in un traforo realizzato ‘bucando’ il Pizzo di Petto e due impianti di risalita tra Val Sedornia e Val Conchetta. Ma anche tre nuove piste, un bacino idrico artificiale e un sistema di innevamento artificiale per rifornire tutti i tracciati

Colere-Lizzola. In una parte delle Orobie bergamasche, tra l’Alta Val Seriana e la Val di Scalve, il dibattito culturale è da mesi polarizzato intorno ad un unico tema: il progetto del comprensorio unito Colere-Lizzola.

Si tratta della seconda tappa di un ambizioso piano di rilancio turistico dell’intera area immaginato da Rsi, la società che gestisce la stazione sciistica Colere Infinite Mountain. Ma andiamo per ordine: ecco tutto quello che c’è da sapere sul progetto.


Il rilancio di Colere

Fu Massimiliano Belingheri, imprenditore di origine scalvina e banchiere internazionale, l’ideatore della rivisitazione pressoché totale della stazione di Colere, con i nuovi impianti inaugurati il 30 novembre 2023 dopo un investimento complessivo che si aggirò intorno ai 22 milionidi euro (4,5 di questi, il 15%, pubblici).

Colere, inaugurati i nuovi impianti di risalitaL'inaugurazione di Colere Infinite Mountain il 30 novembre 2023

La seconda fase dell’imponente operazione di ripresa del comprensorio scalvino è il riammodernamento “immobiliare” nell’ambito della ricettività. Fulcro del secondo ciclo di interventi la ristrutturazione dello Chalet Plan del Sole, rifugio situato a quota 1.550 metri. I lavori sono in corso e la struttura, che in questi mesi sta attraversando un completo rinnovamento, sarà pronta per l’inizio della prossima stagione invernale.

Come spiegato dal presidente di Valle Decia (la società che detiene il 100% di Rsi Srl, ndr) Carlo Zanni, l’idea che ha guidato il rilancio dei rifugi è stata la volontà di “favorire un turismo stanziale, fornendo i servizi adatti a portare un soggiorno prolungato sul territorio”. Quindi, secondo il progetto dello Chalet, stanze di lusso, luoghi ristoro e spazi per attività rivolte ai giovani, ma anche area fitness e sala convegni. “Di fatto – precisa Zanni – un vero e proprio albergo in quota che offrirà servizi ricettivi completamente diversi rispetto a quelli attuali”.


Il comprensorio unito

Tutto questo in preparazione di qualcosa di ben più grande. Il secondo stadio del rilancio del turismo sulle Orobie concepito da Belingheri e soci è infatti il collegamento tra due comprensori situati in due vallate separate, Colere in Val di Scalve e Lizzola in Alta Val Seriana, due località divise da aree selvagge ancora non antropizzate (l’alta Val Sedornia e la Val Conchetta).

Un’unione costosa, che prenderebbe forma con un investimento di 70 milioni di euro in partenariato tra pubblico e privato (50 milioni di contributo pubblico e i restanti 20 a carico della società) che mira idealmente a rendere le Orobie bergamasche uno dei più grandi comprensori della Lombardia con circa 50 chilometri di piste.

Una delle ragioni dietro alla determinazione verso questo traguardo è il destino della stazione di Lizzola, prossima ad un bivio: gli impianti si avvicinano alla fine del loro ciclo di vita tecnica con una seggiovia da sostituire entro il 2029 e le altre infrastrutture da rifare entro i prossimi dieci anni. Secondo Rsi la scelta è “indifferibile”: o si realizza il collegamento con Colere o la stazione chiuderà i battenti. Il 5 aprile 2024 Rsi e l’onlus Nuova Lizzola Coop, che gestisce gli impianti nel Comune di Valbondione, hanno sottoscritto un’opzione di acquisto che prevede la possibilità di acquistare gli asset dell’associazione. Un’opzione che sarà esercitata solamente nel caso in cui il collegamento sarà possibile.


Il progetto nel dettaglio

Il progetto di Rsi – presentato la prima volta nel maggio del 2024 – prevede la costruzione di quattro impianti di risalita: due nuove cabinovie, una verso il passo di Fontanamora in Val Conchetta e una a Lizzola in sostituzione delle tre seggiovie attualmente esistenti; poi una seggiovia in Val Sedornia e una funicolare a piano inclinato ricavata all’interno di un traforo lungo poco meno di 500 metri che sarebbe realizzato ‘bucando’ il Pizzo di Petto, la cima che – cartine alla mano – divide le due località. Secondo la società, la scelta di realizzare una funicolare interrata “minimizza l’impianto visivo degli interventi, eliminando la necessità di realizzare due impianti visibili per collegare le valli”.

rendering traforo pizzo di petto comprensorio colere lizzolaIl rendering dell'ingresso della funicolare ricavata nel traforo

Poi tre nuove piste da discesa, un bacino idrico artificiale tra i 60 e gli 80 mila metri cubi di portata alle pendici nord-est del Monte Ferrante e un impianto di innevamento artificiale per rifornire tutti i tracciati. L’ultima versione del progetto di Rsi prevede tra l’altro una riduzione degli impianti previsti: una sola cabinovia a Lizzola rispetto alle tre inizialmente previste in sostituzione delle esistenti e due impianti al posto dei tre originariamente inclusi nel Pgt di Vilminore per collegare le località.

Nel dettaglio gli interventi da realizzare sono i seguenti: l’estensione del comprensorio di Colere verso Fontanamora, con una cabinovia a 10 posti e la banca d’acqua; per il collegamento dei due comprensori la funicolare dentro al Pizzo di Petto (con 2 cabine da 50 posti che in 2 minuti e 10 secondi attraverserebbero la montagna) e la seggiovia a 4 posti Spigorel-Pizzo di Petto sul versante seriano; la nuova cabinovia a 10 posti Lizzola-Mirtillo, la sostituzione della seggiovia Sole-Sponda Vaga e la rimozione dei vecchi impianti (Lizzola-Cavandola, Due Baite-Baiok, Cavandola-Rambasi).

Il bacino artificiale – la cosiddetta “banca d’acqua” – prevede nei piani di Rsi l’impiego di centrali di pompaggio per la creazione di energia idroelettrica. Verrà inoltre implementato un sistema di economia circolare che permetterà di intercettare lo scioglimento della neve in quota. Sulla superficie del bacino saranno poi installati dei floating panels che produrranno energia elettrica.

Nodo del dibattito che da mesi anima le vallate è l’impatto ambientale del progetto, che andrebbe ad invadere la Rete Natura 2000, Zona Speciale di Conservazione in Val Sedornia, e a lambire il Parco regionale delle Orobie bergamasche, Zona di Protezione Speciale. A destare preoccupazione tra le associazioni di tutela dell’ambiente è stata anche la relazione geomorfologica e nivologica allegata da Rsi al progetto. I geologi avvertono infatti di un possibile rischio valanghe in alcuni punti focali: nelle sezioni superiori delle piste che sarebbero ricavate in Val Sedornia e in Val Conchetta, così come agli sbocchi del tunnel dentro il Pizzo di Petto.