I costi del comprensorio unito: il ruolo di Regione Lombardia e lo squilibrio nelle quote
Dalle bozze di convenzione depositate nei Comuni emerge la ripartizione dei fondi pubblici, con un contributo complessivo intorno ai 50 milioni: in gioco anche Ministero, Banca Europea Investimento e Invitalia
Colere-Lizzola. La montagna è un’ecosistema delicato. Un ambiente in cui il ricavo economico, chiave per sostenere attività e sviluppo, deve trovare il modo di convivere con la preservazione del paesaggio e della natura. Il progetto del comprensorio unito Colere-Lizzola ha innescato la reazione di cittadini e associazioni anche per i dubbi intorno alla sua sostenibilità economica.
Il collegamento tra le due stazioni sciistiche prenderebbe forma con un investimento di almeno 70 milioni di euro che, secondo la società Rsi, porterebbe ad un incremento del valore immobiliare nell’area così come ad un aumento del gettito tributario che favorirebbe le casse pubbliche.
La società scalvina ha fin da subito messo in chiaro che il progetto necessiterebbe di un partenariato pubblico privato. A carico della società i primi 20 milioni, mentre i rimanenti 50 andrebbero garantiti dal settore pubblico.
Oltre ad una proporzione di quote squilibrata (65%-35% a sfavore del pubblico), nel conteggio non sarebbe considerata una serie di costi necessari per il mantenimento e la fruibilità delle piste, per l’inserimento delle protezioni da valanghe e sassi e per la cauzione destinata allo smantellamento a fine vita di strutture e impianti. Sommando le possibili stime di queste componenti i costi totali dell’operazione potrebbero dunque aumentare sensibilmente.

Il contributo degli enti locali e delle istituzioni statali attualmente stimato ammonterebbe, come detto, a 50 milioni. Dieci potrebbero arrivare da un bando del Ministero del Turismo, mentre “il resto pensiamo possa derivare in buona parte da Regione Lombardia”, afferma Carlo Zanni, presidente della società che controlla il 100% di Rsi Srl, Valle Decia.
“È prematuro affermarlo – commenta Michele Schiavi, consigliere regionale in orbita Fratelli d’Italia -. Sono favorevole al progetto in sé, ma ad oggi non abbiamo visto nessun documento ed è pertanto difficile fare affidamento sul fatto che Regione Lombardia possa garantire un finanziamento”. Eppure Zanni assicura che “le interlocuzioni sono in corso. Il progetto non deve essere un sogno di Rsi ma una sinergia con la cittadinanza”.
Dalla documentazione depositata nei Comuni emerge una più precisa ripartizione del finanziamento pubblico. I 50 milioni sarebbero così suddivisi: 25 da Regione Lombardia, 10 dal MiTur (il massimo erogabile dal bando), 10 milioni dalla Banca Europea Investimento e 4 da Invitalia. Il milione rimanente potrebbe essere richiesto agli enti locali.
“Il contributo della Bei è una previsione, ma per ottenerlo potrebbe essere necessario un procedimento più lungo – prosegue Zanni -. In quest’operazione i soldi pubblici per Rsi sono un dogma: ora ci stiamo muovendo da soli, se non arrivasse l’appoggio delle istituzioni il collegamento potrebbe non realizzarsi”.


