In attesa di risposte
Disastro del Morla, la rabbia dei residenti: “Dopo i sacchi di sabbia non è stato fatto quasi nulla”
Dopo le piogge e i temporali degli ultimi giorni il torrente, esondato lo scorso 9 settembre, torna a far preoccupare i residenti; Sacchi: “Chiediamo tempestività e scadenze predeterminate”
Dopo i disastri del 9 settembre il torrente Morla torna a spaventare Bergamo; l’improvviso temporale con rovesci ‘primaverili’, nella notte tra lunedì 27 e martedì 28, hanno rialzato l’allerta dei residenti di via Baioni che si erano ritrovati, ormai 4 mesi fa, sommersi dalla furia impetuosa dell’acqua e del fango.
Ad oggi, dopo le prime precauzioni prese per salvare la situazione, non sembra ancora cambiato nulla: sugli argini del torrente il muro di sacchi di sabbia non è ancora stato spostato per lasciare spazio a qualche altro intervento precauzionale, nonostante si parlasse da subito di “Massima urgenza”, specifica l’avvocato Silvano Sacchi.
Dopo i fatti che hanno messo in ginocchio decine di famiglie, era stata indetta una raccolta firme, ovviamente riscuotendo grande successo, per richiedere una tutela riguardante alcuni interventi da parte delle autorità proposte per la messa in sicurezza.
“Abbiamo avuto – aggiunge Sacchi, uno dei legali incaricato dai cittadini per seguire la vicenda – un contatto con l’Utr (Ufficio Territoriale Generale, ndr); ci sono stati i primi interventi tramite il posizionamento dei sacchi di sabbia, ma da lì poco nulla; gli enti preposti avevano proposto l’installazione di massi ciclopici, soluzione che, studiata attentamente, si sarebbe rivelata fallimentare, ingombrante e molto costosa; la valutazione tecnica delle opere non era chiara né tantomeno sufficiente, data anche la forte permeabilità del terreno, in grado di allagare interi piani interrati, come cantine e garage”.
Intorno alla fine di novembre arriva un decisivo accordo: “Noi – continua Sacchi – abbiamo proposto uno sbarramento provvisorio tramite un sistema di palancole (barriere rigide e fissate nel terreno, ndr), scelta migliore sia in costi che in resa. Per rendere necessario quest’opera aveva anche raggiunto una linea di massimo per un accordo bonario dove i cittadini si impegnavano a cedere un parte del proprio terreno per permetterne l’installazione”.
Il punto di svolta sembra trovato, i cittadini sembrano finalmente pronti a tirare un sospiro di sollievo, ma: “Da lì, fino ad oggi, è successo poco o nulla; solo un sopralluogo il 20 dicembre. Abbiamo bisogno di scadenze, anche perché, in caso di ulteriore esondazione, la colpa potrebbe ricadere sui cittadini stessi, che ogni giorno vivono con la preoccupazione di ritrovarsi nella stessa identica situazione di quel tragico 9 settembre. Anche perché quando si viaggia per ‘Somma urgenza’ si può accelerare la burocrazia. Abbiamo scritto a tutte le autorità preposte, ad ora abbiamo ricevuto risposte solo dall’Utr”.
In programma per la giornata di venerdì 31 dicembre, un tavolo tra Utr e Consorzio di Bonifica per rilevare i dati dei sondaggi geologici effettuati e delineare la situazione adeguata; intanto “I cittadini – chiude Sacchi – chiedono rapidità e scadenze predeterminate. Rimango fiducioso nell’amministrazione, sperando che tutti gli impegni vengano rispettati”.


