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Colere-Lizzola, 25mila firme contro: “Medici di base, scuola e trasporti pubblici: ecco dove servono investimenti”

Il boom di adesioni alla petizione del collettivo Terre Alt(r)e dimostra il coinvolgimento dei residenti. Pasini: “Ripopolare la valle? Non è questo il modo, i precedenti lo dimostrano”

Colere-Lizzola. Cambiare prospettiva, investire nell’essenziale per incentivare le persone a restare e radicarsi sul territorio. Nato per opporsi al collegamento delle stazioni sciistiche di Colere e Lizzola, il collettivo terreAlt(r)e vuole mostrare ai cittadini dell’Alta Val Seriana e della Val di Scalve che esistono strade alternative al progetto di Rsi.

“Ci trovavamo già regolarmente, quando è emerso il progetto del comprensorio unito abbiamo deciso di indirizzare le nostre energie per informare la popolazione su quanto sta accadendo – racconta Paolo Pasini, membro del collettivo che ha riunito alcuni giovani delle due valli coinvolte -. Vorremmo che ognuno sviluppasse senso critico sulla questione, le valli sono luoghi delicati che necessitano molta attenzione”.

“Non ci riconosciamo nella definizione ‘ambientalisti’, ma abbiamo un’ottica di sviluppo che si basa su valori diversi rispetto a quelli dell’espansionismo – precisa – È inutile insistere a voler portare infrastrutture in aree che per conformazione non ne vogliono sapere, è una direzione che ci ostiniamo a contrastare”. Il progetto di collegamento occuperà aree non ancora antropizzate, la Val Conchetta e l’Alta Val Sedornia, e realizzerà un traforo ‘bucando’ il Pizzo di Petto. Un piano che comporterebbe lo stravolgimento delle zone interessate per la creazione di piste da sci.

Val Conchetta Terre Altre

“Non capiamo come si possa coniugare la volontà di ripopolare l’alta valle con un intervento di questo genere – ribadisce Pasini -. Tutti gli esempi sul territorio nazionale raccontano il contrario: comprensori così grandi non portano ad alcuna inversione del trend. Crediamo sia possibile vivere questi luoghi in modo diverso, rinnovare le stazioni sciistiche senza impattare in maniera così drastica”.

Il collettivo ha dato il via lo scorso 26 dicembre ad una raccolta firme su Change.org che in poco più di mese ha sfondato quota 25mila sottoscrizioni: “Un’impennata che dimostra come in molti siano in sintonia con i principi che portiamo avanti. Ci ha rinfrancato vedere i numeri in costante crescita”.

Secondo la società Rsi l’operazione avrebbe un costo di circa 70 milioni di euro, di cui 50 pubblici. “Prevediamo un incremento degli investimenti di almeno il 36%: il dispendio di energia dei nuovi impianti ricadrebbe sul costo del biglietto, rendendo la fruizione di questo sport sempre più appannaggio di pochi – spiega il membro fondatore del collettivo -. I soldi potrebbero essere investiti per migliorare il sistema di trasporto pubblico o la scuola: il turismo diventerà la priorità quando la vita dei residenti sarà più agevole. Centinaia di persone sono da mesi senza medico di base: prima di dare la possibilità di sciare su nuove piste, preferiamo vengano garantiti i diritti fondamentali”.

La richiesta di terreAlt(r)e? “Che il progetto sia interrotto e che siano individuate, in collaborazione con le realtà dei territori, risposte più lungimiranti e rispettose dell’ambiente dei territori montani, per garantire servizi essenziali valorizzando l’esistente con costi molto più contenuti rispetto a quelli ipotizzati”.