Casati: “Associazioni non profit e cooperative, il terzo settore indispensabile per la nostra società”
Davide Casati, Partito Democratico: “Oggi il terzo settore è già protagonista, ma a mio avviso va ulteriormente rafforzato e potenziato, perché al suo interno si possono costruire e generare quei legami umani che fanno davvero comunità”
“Io penso che il ruolo dei corpi intermedi del terzo settore, del non profit, che a Bergamo conta molte realtà, sia decisivo. Sto studiando e lavorando ad una normativa che possa mettere al centroil terzo settore per far sì che sia più valorizzato, con dei premi assegnati per criteri virtuosi, per metterlo al centro di alcune politiche regionali di welfare. Oggi il terzosettore è già protagonista, ma a mio avviso va ulteriormente rafforzato e potenziato,perché al suo interno si possono costruire e generarequei legami umani che fanno davvero comunità, in un’ottica di co-progettazione, co-programmazione”.
Davide Casati, consigliere regionale del Partito Democratico, risponde così alla domanda sui legami che si possono consolidare tra persone e comunità. Il suo ruolo da sindaco di Scanzorosciate e ora da consigliere regionale lo spingono a credere sul ruolo del terzo settore. Anche se da primo cittadino a consigliere regionale di minoranza il fare politica ha un peso ben diverso.
“Sicuramente i primi mesi del 2023 sono stati particolari per capire come essere utile al territorio, perché un conto è essere maggioranza, un conto è essere sindaco e decidere, quindi incidere direttamente sulla vita delle persone, un conto è essere all’opposizione – dichiara Casati -. Però dopo due anni di esperienza, se l’approccio è quello di opposizione, chiara, ferma sulle cose che non vanno, ma con un approccio sempre costruttivo e anche rispettoso dei ruoli si può essere utili dall’opposizione. Dopo due anni di esperienza sono contento, certo sarebbe meglio, magari tra tre anni ci proviamo ad essere maggioranza”.
La sua attenzione al territorio lo ha portato a rilanciare un tema caro alla politica orobica: un patto per Bergamo. Una proposta che ha avuto riscontro da più voci istituzionali. “È stato un po’ un sasso nello stagno che ho voluto buttare, perché tante opere pubbliche che sono in cantiere in questi anni sono frutto di scelte prese diversi anni fa dal Parlamento, dalla Regione, dalla stessa provincia e dal Comune di Bergamo. A breve questi cantieri termineranno perché anche l’iniezione del PNRR si esaurirà nel 2026. E qui esprimo la mia preoccupazione. I bisogni che abbiamo intercettato per provincia di Bergamo sono enormi in termini di infrastrutture, perché se oggi stiamo facendo dei lotti di alcuni progetti non si deve dimenticare che questi non sono la soluzione definitiva. Servono tante altre risorse. Per gestirle al meglio, secondo me, è necessario che la politica con le istituzioni economiche e sociali si siedano attorno ad un tavolo ed indichino quali sono le priorità dei prossimi dieci anni per far sì che Bergamo si sviluppi. Ecco ho buttato questo sasso nello stagno che però ha smorso le acque perché tanti colleghi, anche di maggioranza, hanno detto sì facciamolo, la stessa Provincia, il Comune di Bergamo e il presidente della Camera di Commercio, Carlo Mazzoleni, hanno ribadito questa necessità. Mi auguro che il 2025 possa essere l’anno dell’incontro per la costruzione di un futuro per la nostra provincia”.
All’orizzonte c’è anche l’autonomia delle regioni. “Ho criticato la riforma Calderoli perché penso che come sia stata scritta non aiuti assolutamente alla semplificazione, alla velocità delle scelte e quindi io, che sono un convinto autonomista, penso che l’autonomia dei comuni, dei territori sia fondamentale. La Costituzione fa bene a prevedere l’autonomia dei territori, però poi è un conto l’annuncio, un altro la norma. Credo che una norma scritta così non creerà dei benefici a Bergamo e alla Lombardia. Mi dispiace, esprimo tutto il mio dispiacere per una riforma pensata e scritta in quel modo”.
Casati era a Milano lo scorso gennaio quando si sono incontrati i cattolici impegnati in politica. “Da cattolico, democratico, impegnato in politica ho partecipato con molto entusiasmo. Abbiamo parlato dei malanni che la democrazia sta vivendo. Il sistema democratico è in crisi, lo vediamo a livello mondiale e c’è un tema di una società sempre più individualistica. Il rapporto Censis parla di persone individualistiche, disincantate, preoccupate per il loro futuro. Io penso che i cattolici e democratici in politica, come tanti altri che lo sono, devono provare a rimettere al centro i legami delle persone, favorire la comunità, favorire progetti di unione e non di disgregazione. Avere anche uno stile moderato, sobrio, che non vuol dire non essere radicali nei temi, ma avere uno stile equilibrato che non butta fuoco e non getta benzina sul fuoco. È una questione anche di stile. Uno stile così penso che sia necessario per ricostruire delle comunità che si stanno disgregando”.
Questa esperienza dei cattolici di Milano come si inserisce nel Partito Democratico? “Penso che se il Pd desideri tornare ad essere un partito credibile, autorevole, per vincere le elezioni e poter cambiare la società debba tornare ad essere un partito popolare. Popolare vuol dire un partito che non parla sempre delle nicchie, ha solo delle minoranze, ma parli ad un popolo che è la stragrande maggioranza delle persone che noi incontriamo, che oggi non votano perché abbiamo un astensionismo incredibile, elevatissimo. Quindi: o il Pd torna ad essere popolare parlando di temi che interessano a queste persone altrimenti non vinceremo mai le elezioni. Credo che a Milano siano emerse alcune tematiche che interessano proprio alla stragrande maggioranza delle persone, per questo mi auguro che il Pd torni ad essere più popolare possibile”.
In uno sguardo più esteso c’è anche il rapporto tra il Pd ed il Movimento 5 Stelle. “I 5 Stelle devono chiarirsi su “che cosa vogliono fare” da grandi. Devono capire quali sono le loro priorità
programmatiche, che stile tenere all’interno delle istituzioni. Se c’è una convergenza su alcuni programmi e anche sullo stile da tenere nelle istituzioni, il dialogo è sempre positivo, non a tutti i costi” conclude Casati.

