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Uccise il marito, indagata anche la psichiatra che quel giorno firmò le dimissioni di Caryl Menghetti

La donna il 25 gennaio 2024 si presentò al pronto soccorso in preda ad una crisi psicotica, venne sedata e mandata a casa. La stessa sera pugnalò 26 volte Diego Rota

Martinengo. La psichiatra dell’ospedale di Treviglio che il 25 gennaio 2024 visitò e rimandò a casa Caryl Menghetti, è stata iscritta nel registro degli indagati per omicidio colposo. Perché la paziente, dopo poche ore, in preda ad una crisi psicotica impugnò un coltello e uccise il marito Diego Rota con 26 fendenti.

Caryl, 46 anni, quel giorno non si sentiva bene e si era fatta accompagnare al pronto soccorso. L’aveva visitata una psichiatra e, una volta presi contatti con la collega che aveva in cura la donna, aveva concordato con lei una terapia, farmaci che la paziente avrebbe dovuto assumere una volta tornata a casa. I genitori della 46enne, in base a quanto dichiarato, le avevano grattugiato le pastiglie nel piatto di pasta, ma il trucco non era servito per allontanare i cattivi pensieri dalla testa della figlia: si era convinta che il marito abusasse della loro figlioletta di 5 anni, così lo uccise.

Era stato il gup Alessia Solombrino, al termine dell’udienza preliminare con la quale aveva rinviato l’imputata a giudizio, a trasmettere gli atti al pm per valutare se sussistessero elementi per indagare la dottoressa. Il sostituto procuratore Laura Cocucci, titolare dell’inchiesta, ha quindi deciso di aprire un fascicolo a carico della psichiatra.

Martedì 28 gennaio si è tenuta la prima udienza davanti alla Corte d’Assise presieduta dal giudice Patrizia Ingrascì. Caryl Menghetti ha voluto presenziare ed è stata accompagnata a Bergamo dalla Rems di Castiglione delle Stiviere, il vecchio ospedale psichiatrico giudiziario dove vengono detenute le persone che hanno commesso reati ritenute socialmente pericolose.

Ed è proprio sulla pericolosità attuale della donna che si è incentrata l’udienza. Pochi o nessun dubbio rispetto alla sua incapacità di intendere e di volere al momento del fatto, come han no evidenziato i consulenti di parte di accusa e difesa e i periti nominati dal gup, Sergio Luca Monchieri e Francesca Bettini. Il processo si avvia quindi verso un’assoluzione dell’imputata.

“Affrontiamo un dramma che ha colpito e distrutto la vita di due famiglie – ha dichiarato il pm -. L’imputata ha ucciso il marito con una violenza efferata ed è stata arrestata in flagranza. Presentava fin da subito problematiche importanti a livello di salute mentale, è stata detenuta nel reparto psichiatrico dell’ospedale Papa Giovanni di Bergamo, poi è stata trasferita nel carcere di Torino, dove è presente una sezione apposita, specializzata in questo tipo di disturbi. Valutata da consulenti e dai periti medico legali è stata da tutti dichiarata incapace di intendere e volere e pericolosa socialmente, quindi trasferita nella Rems, dove risiede tuttora. Al momento del fatto era in preda a un disturbo psicotico in fase di scompenso acuto con manifestazioni deliranti, tanto che ha ucciso il coniuge mentre la figlia dormiva”.

Il sostituto procuratore ha quindi chiesto un aggiornamento sulla pericolosità sociale di Caryl Menghetti e se la Rems sia la soluzione più idonea per la sua detenzione.

L’avvocato Simona Prestipino, che assiste la figlia come parte civile, ha sottolineato: “L’incidente probatorio risale al 12 luglio 2024 e l’imputata è stata dichiarata pericolosa. A dicembre la relazione degli psichiatri della Rems ha dato lo stesso esito, quindi ritengo che l’integrazione della perizia sia inutile”.

I legali che assistono i genitori e la sorella di Caryl e il fratello e la sorella della vittima, non si sono opposti all’integrazione, così come Danilo Bongiorno, il difensore dell’imputata “una donna che aveva già manifestato segni di squilibrio nel 2020, quando era stata ricoverata due settimane in psichiatria. Non era mai stata aggressiva, non aveva mai avuto atteggiamenti insidiosi, ma da allora non è più stata la stessa persona. Il giorno dell’omicidio aveva chiesto aiuto, si era presentata in pronto soccorso chiedendo di essere ricoverata e invece era stata sedata e dimessa”.

Le parti hanno concordato con la richiesta del pm di acquisire l’intero fascicolo e di sentire Caryl Menghetti nel corso del processo.

La Corte d’Assise ha accolto le istanze e, nell’udienza del 14 febbraio, conferirà l’incarico ai periti che già avevano valutato la 46enne su richiesta del giudice delle udienze preliminari.

Al termine dell’udienza il difensore ha chiesto alla Corte la possibilità di far salutare Caryl ai suoi familiari. Nella cella di sicurezza dell’aula la donna ha potuto abbracciare la mamma, il papà, la sorella e la nipote. Ha chiacchierato con loro per qualche minuto alla presenza dell’avvocato e degli agenti di custodia della Rems, che hanno poi riaccompagnato l’imputata a Castiglione delle Stiviere.

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