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“Siamo stati noi”: i fogli della Memoria come testimonianza viva di un terribile passato

Il nuovo appuntamento dei Cori Cittadini al Teatro di Loreto ha visto la comunità confrontarsi con le parole d’orrore che hanno segnato l’Olocausto, riportando alla memoria anche l’incendio della biblioteca di Sarajevo

Bergamo. Fogli scritti, da scrivere, dispersi, strappati accartocciati. La scrittura è, da sempre, l’abilità fondamentale dell’uomo, quella che ha permesso il passaggio dalla Preistoria alla Storia. La Storia, scritta, narrata e spezzata, rievocata dalla memoria per non dimenticare, è stata protagonista di “Siamo stati noi“, nuovo appuntamento dei Cori cittadini al Teatro di Loreto nella serata di lunedì 27 gennaio.

Una “Memoria in coro“, scritta e diretta da Federico Nava, parte di una sezione dell’iniziativa “Teatro libera tutti!“, progetto di Pandemonium Teatro, che si pone l’obiettivo di narrare le periferie, attraverso una rete di relazioni sia con il pubblico che con i cittadini e le realtà attive sul territorio, per non disperdere la memoria, amplificare i bisogni di oggi e le visioni del domani.

Cittadini che, ancora una volta, sono stati protagonisti della scena. Più di trenta persone, tra ragazzini e adulti, un gruppo affiatato che ha saputo raccontare e riportare in vita le parole di morte e di speranza che hanno segnato l’Olocausto. Sulla scena, con loro, solo alcuni tavoli di legno e diversi fogli bianchi. Fogli che invadono la scena, piegati, accartocciati, scritti, da scrivere. I protagonisti scrivono le proprie storie, quindi le proprie vite, ma ricordano, allo stesso tempo, vite passate, vite spezzate dall’orrore, vite strappate da parole abominevoli.

“L’azione collettiva diventa lettura scenica, ma, in questa lettura, i fogli assumono anche un forte valore simbolico – spiega Nava – Le storie nascono dai fogli, che raccontano a loro volta le persone. Molti fogli sono stati stracciati, sono stati perduti, sopravvivono grazie alle testimonianze orali”. Fogli che diventano metafora di storie che fanno la Storia.

Fogli bianchi da riempire, con pensieri e scelte, perché “non è mai troppo tardi, per riscrivere la nostra storia”. Un racconto di riscatto ed un passato da ricordare, come testimoniano gli stessi protagonisti, “testimoni civili di memorie che è necessario tramandare, ma fiduciosi anche grazie all’ottimo lavoro svolto con i ragazzi più giovani, entusiasti di questa esperienza”.

“Perché spendere per un foglio che si può strappare?” è una delle terribili domande, poste in passato da chi quei fogli li ha semplicemente accartocciati e gettati. Risuonano poi, agghiaccianti, le parole dei testimoni, narrate dai protagonisti sulla scena. I fogli vengono recuperati, si torna a dare loro forma, posti poi su una lavagna che evidenzia date e numeri dell’orrore. “Le camere a gas tolsero la vita a più di 70mila persone, mentre per overdose di farmaci e iniezioni, vennero uccise 290mila persone”. L’eliminazione degli ebrei, delle minoranze, dei diversamente abili. Sono molteplici le fonti da cui nasce il testo di Nava, da “Come una rana d’inverno” di Daniela Padoan a “La guerra in casa” di Luca Rastello, mentre risuonano chiare la testimonianza di Liliana Segre ed il testo sull’apatia politica scritto da Martin Niemöller.

Il “Manifesto degli scienziati razzisti”, conosciuto come “Manifesto della razza”, riecheggia, proclamato dal palco, e lascia brividi ancora oggi. Sono parole che colpiscono, che fanno riflettere, negativo di parole capaci di “donare gioia”, anche se scambiate all’interno di un lager, alla ricerca di una possibile Resistenza. Parole difficili da pronunciare, persino difficili da credere.

Parole capaci di mettere i popoli l’uno contro l’altro. Esempio lampante, che racchiude in sé significante e significato, è l’incendio della biblioteca di Sarajevo nel 1992 ad opera dei nazionalisti serbi. “Sarajevo e la sua biblioteca diventano simbolo di ciò che è successo nel passato e di ciò che succede ancora oggi, quando si vogliono cancellare storie e mescolanze – spiega ancora Nava – Emoziona pensare alle persone che hanno perso la vita cercando di salvare i libri”. Un milione e mezzo di libri bruciati, libri come storie, come Storia.

siamo stati noi pandemonium fogli della memoria

Parole che bruciano e che, allo stesso tempo, riecheggiano, terribili, dalla scena. Ritornano alla mente le parole di Niemöller, mentre risuona “La storia siamo noi” di De Gregori. “Siamo stati noi” parla a tutti, ai cittadini sulla scena ed a quelli in platea. Parla di un passato che può ritornare presente, parla di parole che risuonano e dell’impegno necessario per fare in modo che queste parole non vengano più pronunciate.

Importante allora che il coro assuma la propria funzione, di raccontare storie, di tenere viva la memoria, di scrivere e di conservare quei fogli che sono testimonianza viva di un passato terribile. “C’è un uomo con il cuore a pezzi / Dice che è il prezzo per una vita intera / Passata cercando le stelle nel buio di una miniera” canta Lucio Corsi. Bisogna ricercare le stelle, anche nel buio di una miniera, stelle capaci di illuminare un amore spezzato, impossibile, racchiuso sopra un ponte, diventato simbolo di un futuro da scrivere con parole nuove.