Bergamo
|Bagarre in Consiglio Comunale, la protesta di Rete Bergamo per la Palestina: “Siete complici di un genocidio”
All’inizio dei lavori della seduta, il comitato se la prende con la sindaca Carnevali, con maggioranza e minoranza: “Mai presa una posizione sulla questione. Vergogna”
Bergamo.Rete Bergamo per la Palestina porta la sua protesta, e lo fa in maniera veemente, in Consiglio Comunale, tanto che è necessario l’intervento della polizia locale per far sgomberare l’aula. E a farne le spese, per poi rientrare a tempesta finita, è anche Vittorio Apicella, ex candidato sindaco di Bergamo, finito nel calderone della bagarre e dunque messo impropriamente alla porta. Più di una trentina di persone hanno infatti affollato la sala consiliare di Palazzo Frizzoni, e lo hanno fatto, in prima battutra, con una richiesta formale, fatta dal portavoce, di poter avere un confronto con la sindaca Elena Carnevali e di poterle consegnare un documento di protesta nei confronti di quanto la storia recente racconta. “E’ la terza volta che veniamo qui e chiediamo di poter avere un confronto con la sindaca, ma non abbiamo ricevuta nessuna risposta. Oggi siamo qui per chiedere di nuovo di essere ascoltati. Siamo dovuti venire fino qui”.

“Il Comune non ha mai preso una posizione rispetto alla questione. Chiediamo di essere ascoltati e di poter consegnare il nostro documento”.
Carnevali accoglie l’invinto e scende: quattro chiacchiere in separata sede e torna al suo posto. Ma non basta. E’ durante l’esposizione dell’assossore GiacomoAngeloni sulla toponomastica che si scatena la bagarre in aula: urla, grida e accuse nemmeno tanto velate, oltre alla resistenza a lasciare l’aula, nonostante i molti inviti fatti, a microfono aperto e alzando la voce, da parte della presidente del Consiglio Romina Russo.
“Non avete gli attributi per schierarvi – così in coro -. Siete complici di un genocidio. Tutti, sia voi politici di destra che sinistra. Non avete mai speso nemmeno una parola, ora siete qui a parlare di toponomastica. Il genocidio è adesso e voi non avete il coraggio di dirlo”.


