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Walker Meghnagi: “L’identità ebraica è costitutiva dell’italianità, mai stati favorevoli alla guerra”
Walker Meghnagi. Photo Mosaico-Cem.it

Il presidente della Comunità ebraica di Milano: “Il web è diventato un incubatore di antisemitismo. Una pace duratura possibile solo con il riconoscimento del diritto all’esistenza dello Stato di Israele”

Milano. “Il Giorno della Memoria ha reso tangibile la drammaticità assoluta della Shoah: con la scomparsa dei testimoni il ruolo delle scuole sarà sempre più centrale”. Walker Meghnagi non fugge dalle questioni più problematiche legate al mondo ebraico nell’intervista rilasciata a Bergamonews in occasione della 25ª ricorrenza che commemora le vittime dell’Olocausto.

Dal 2021 presidente della Comunità ebraica di Milano, Meghnagi è nato a Tripoli nel 1950. In Italia dal 1965, era già stato la guida della Cem dal 2012 al 2014: nel suo secondo mandato si è trovato a confrontarsi con la crescita dell’antisemitismo in Italia e con la drammatica escalation nel conflitto israelo-palestinese dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.

Il 30 ottobre 2024 ha rifiutato la candidatura all’Ambrogino d’Oro, perchè non voleva diventasse “fonte di divisione all’interno del Comune”. Avanzata dalla consigliera della Lega Silvia Sardone, la candidatura aveva infatti suscitato polemiche in consiglio comunale.


Negli ultimi anni si è registrato un aumento dell’antisemitismo in Italia. Lei avverte che la sua comunità si trova in pericolo?

I dati sia italiani che internazionali sono estremamente preoccupanti. Secondo un rapporto della Adl (Anti-Defamation League, ndr) a seguito dell’eccidio del 7 ottobre 2023 è partita “la peggiore ondata di episodi dalla fine della Seconda guerra mondiale”. L’incremento riguarda purtroppo anche l’Italia e i segnali ci sono tutti: provengono dai social network, dalle manifestazioni Pro Palestina, da certi ambienti politici, dalle curve degli stadi e dai contesti sociali più disperati.

“Le autorità suggeriscono prudenza, gli ebrei tendono a non evidenziare elementi di riconoscibilità”

Premesso che la comunità di Milano si sente parte integrante della città e della sua storia, purtroppo oggi si trova a dover affrontare un momento storico molto complesso: la riconoscibilità di un ebreo la espone inevitabilmente e quindi, per una prudenza suggerita anche dalle stesse autorità, gli ebrei tendono a non evidenziare elementi di riconoscibilità. L’ultimo episodio arriva da Napoli: un 30enne marocchino è stato arrestato qualche giorno fa perché stava progettando un attentato alla Comunità ebraica della città partenopea. Un segnale chiaro che invita alla prudenza e che evidenzia come un pericolo sia dietro l’angolo anche nei momenti più inaspettati.


Che ruolo gioca il dialogo tra le diverse comunità religiose per la pace in Europa e nel mondo?

Il dialogo tra le diverse comunità religiose è fondamentale e la Comunità ebraica è sempre stata attiva, propositiva e dialogante verso tutte le minoranze, ma anche verso il mondo cristiano e cattolico. Il nostro Rabbino Capo, Alfonso Pedatzur Arbib, proprio in questi giorni ha partecipato a un importante evento a Milano su questo tema, in cui ha parlato delle origini bibliche dell’Anno santo. Il problema del dialogo è che non sempre la disponibilità e l’apertura delle comunità ebraiche viene poi condivisa dalle altre realtà. Anzi, spesso si maschera un’ostilità, anche a certi livelli, verso gli ebrei che si esprime attraverso una spinta molto forte, critica e spesso gratuita verso lo Stato di Israele e la sua ragion d’essere.

“Non sempre la disponibilità e l’apertura delle comunità ebraiche viene condivisa dalle altre realtà”

Noi rimaniamo aperti, inclusivi e dialoganti, ma questo atteggiamento di apertura non può essere frainteso e non può venire strumentalizzato in una critica indiscriminata e categorica allo Stato di Israele. Ciò a volte si traduce solo in un pretesto per attacchi di natura, se non antisemita, comunque critica verso il mondo ebraico e le sue posizioni. Detto questo la mia Comunità, come tutta l’Ucei, continua convintamente a investire nel dialogo e ad essere parte di tutte le iniziative che lo promuovono e lo traducono in un patto concreto di inclusività e massima tolleranza.

Walker MeghnagiWalker Meghnagi. Photo Mosaico-Cem.it

Ritiene che il mancato controllo delle fake news sul web potrebbe lasciare spazio ad una ricostruzione storica che annulli, sminuisca o riscriva la verità storica?

Il problema del web non è di oggi ma dura da trent’anni, praticamente dalla sua origine. Da sempre maturano fake news, oggi il web di fatto si è tradotto in un incubatore di antisemitismo senza controllo. Purtroppo da parte dell’élite, ma anche di tutti i governi nazionali, c’è stata una sottovalutazione di questa dimensione, di questa ‘zona franca’ che produce fake news e che continua a resistere soprattutto su alcuni social network come TikTok e Telegram. Qui il falso non si distingue dal vero e non vi è alcuna gerarchia della notizia, nessuna distinzione.

“Il web di fatto si è tradotto in un incubatore di antisemitismo senza controllo”

Il problema riguarda soprattutto, ma non solo, le giovani generazioni, che sono in balia di queste informazioni e che spacciano quotidianamente delle bugie per delle verità. Su questo punto non può agire la Comunità Ebraica, ma devono essere i governi e le istituzioni che, senza avere un intento censorio, si mobilitino per arginare la manipolazione che avviene in questi contesti.


Quest’anno ricorre l’ottantesimo anniversario dalla liberazione del campo di sterminio di Auschwitz e sono passati 25 anni dall’istituzione del Giorno della Memoria. Come si può mantenere viva la memoria della Shoah in un tempo in cui la generazione che l’ha vissuta in prima persona sta scomparendo?

Il Giorno della Memoria è un punto importante di questa lotta all’antisemitismo. In primis poiché ha reso tangibile, emotiva e coinvolgente quella che era una narrazione storica prettamente razionale e che a volte non trasmetteva la drammaticità assoluta della Shoah.

“Il Giorno della Memoria ha reso tangibile la drammaticità assoluta della Shoah”

Oggi la memoria della Shoah si mantiene viva attraverso le scuole, la formazione, la storia, le testimonianze – se non diretta dei protagonisti, allora da parte dei figli di famiglie che sono state coinvolte – e tramite un’opera sistematica di divulgazione e di informazione. Da questo punto di vista il ruolo delle scuole sarà sempre più centrale.


Viviamo in un’epoca di grandi tensioni internazionali. Notizia di questi giorni è l’accordo tra Israele e Gaza per un cessate il fuoco, ma una pace definitiva sembra purtroppo ancora lontana. Cosa può fare la comunità internazionale per favorire una pace duratura nel tempo? Come ha affrontato la comunità ebraica europea la polarizzazione del conflitto?

La Comunità Ebraica europea e quella italiana purtroppo sono state spesso oggetto ingiusto e arbitrario di un antisemitismo montante che è stato sdoganato in certi contesti salottieri e presso certe élite che hanno così legittimato pregiudizio e luoghi comuni verso gli ebrei. Le nostre Comunità non sono mai state favorevoli alla guerra, ma si sono sempre impegnate per far capire all’opinione pubblica internazionale che Israele ha diritto di esistere e che questo diritto non viene riconosciuto dalla stragrande maggioranza degli stati e delle organizzazioni arabe, per non parlare di quelle terroristiche come Hamas.

“Una pace duratura non può prescindere dal riconoscimento del diritto all’esistenza dello Stato di Israele”

Una pace duratura non può prescindere dal riconoscimento del diritto all’esistenza dello Stato di Israele: vorrei ricordare che la guerra in Medio Oriente non è conseguenza di una decisione a freddo di Israele, ma è frutto di uno dei più grandi Pogrom della storia ebraica avvenuto il 7 ottobre 2023.


Integrazione e identità. Come si possono conciliare le necessità delle nuove generazioni e le tradizioni ebraiche? Quale è il futuro dell’identità ebraica in Italia?

Non so se parlerei di identità ebraica italiana. L’identità ebraica italiana c’è ed è presente a tutti gli effetti: gli ebrei sono i cittadini che più anticamente abitano questa terra come dimostrano tutti i documenti storici. L’identità ebraica italiana è quindi a tutti gli effetti un’identità italiana. Gli ebrei sono italiani, hanno combattuto nella Prima Guerra Mondiale con un ruolo di primo piano, hanno combattuto per i diritti civili, per l’Unità d’Italia e nella Resistenza, e si sono sempre schierati a favore della libertà in questo Paese.

“L’identità ebraica è costitutiva dell’italianità, non si possono scindere le due cose”

Sono stati determinanti, dunque, nella definizione della Costituzione italiana. L’identità ebraica è costitutiva dell’italianità, non si possono scindere le due cose. Le Comunità ebraiche italiane oggi sono 21 e sono un punto di riferimento irrinunciabile della cultura del nostro paese. Da sempre promuoviamo l’integrazione che non può prescindere dalla salvaguardia dell’identità e della peculiarità di ogni soggetto culturale, sociale e religioso.