Moni Ovadia: “Basta ipocrisia e falsa coscienza, la Memoria va coltivata ogni giorno”
L’attore, scrittore e musicista, ma anche attivista dei diritti civili e sociali, invita a una maggior consapevolezza del significato della ricorrenza del 27 gennaio
“L’istituzione del Giorno della Memoria avrebbe dovuto svolgere una funzione educativa per fare in modo che simili avvenimenti non si ripetessero, invece è diventata una giornata ricca di ipocrisia e falsa coscienza”. Così Moni Ovadia, attore, scrittore e musicista, ma anche attivista dei diritti civili e sociali, invita a una maggior consapevolezza del significato della ricorrenza, che ogni anno il 27 gennaio ricorda la Shoah e le vittime delle deportazioni naziste.
Il Giorno della Memoria ogni anno ci invita a riflettere sulle conseguenze che possono scaturire dall’odio e dall’indifferenza nella nostra società. Cosa ne pensa?
Innanzitutto esprimo una riflessione personale: l’istituzione del Giorno della Memoria avrebbe dovuto svolgere una funzione educativa per fare in modo che simili avvenimenti non si ripetessero, invece è diventata una giornata ricca di ipocrisia e falsa coscienza. È facile un giorno all’anno mettersi lo zucchetto (copricapo della tradizione ebraica, ndr), partecipare alle manifestazioni e poi, una volta tornati a casa, respingere i migranti che muoiono nel Mar Mediterraneo, che è un cimitero di persone innocenti, oppure prendere determinati provvedimenti e insultare ciò che si considera diverso. Vale per i politici ma più in generale per tutti i cittadini.
In quest’ottica, che cos’è la Memoria?
Credo che sia un progetto che abbia la funzione di costruire un futuro in cui ciò che ha portato allo sterminio di circa sei milioni di ebrei, 300mila rom, ma anche omosessuali, testimoni di Geova e antifascisti non si verifichi più, ma purtroppo non è così. Nel secondo dopoguerra abbiamo assistito a guerre, distruzioni di comunità in varie aree del mondo, perché gli interessi economico-politici, ma soprattutto economici, valgono più degli esseri umani. Pensiamo, per esempio, alle drammatiche immagini del genocidio a Gaza, ma anche a quelli avvenuti qualche anno fa in Ruanda, in Cambogia e nell’ex Jugoslavia: non vedo che l’umanità abbia imparato da tale situazione.
È necessario, però, coltivare la Memoria, però…
Penso che la memoria vada coltivata tutti i giorni, a partire dall’educazione nelle scuole. Oggi (giovedì 23 gennaio, ndr) ho parlato ad alcuni studenti e ho citato il bullismo, che è una forma di discriminazione. Altre tematiche sono la violenza sulle donne, la violenza negli stadi ecc. Uno dei più grandi assassini della guerra jugoslava si chiamava Arcano e prima di svolgere la sua carica era il capo degli hooligans di una squadra di calcio, la Stella Rossa di Belgrado. Tutto ciò, purtroppo, non viene calcolato e ancora oggi ci sono nostalgie fasciste. Il fascismo, in forma minore rispetto al nazismo, è stato un regime criminale e ha perpetrato violenze e stermini di massa in Africa, nell’ex Jugoslavia, in Grecia e in Albania, però cerchiamo costantemente di attenuarne le responsabilità.
E come promuoverebbe la Memoria?
Credo che la forma migliore di memoria sarebbe stata la costruzione, attraverso l’educazione e la cultura di una società fondata sull’uguaglianza e sulle pari dignità degli esseri umani. Nel nostro Paese, invece, oggi abbiamo alcuni milioni di poveri e in una società che ha imparato da ciò che si è verificato e da determinati avvenimenti non dovrebbero esserci. In un mio intervento a Carrara, guardando alla stretta attualità, avevo sostenuto che un popolo oppresso, segreto e chiuso in un campo di concentramento ha diritto a ribellarsi: le mie parole hanno suscitato parecchio clamore anche se quello che ho detto non è eclatante”.
Per concludere, in futuro determinati fatti possono ripetersi?
Bisogna paventare l’ipotesi a fronte di numerose criticità. Viviamo in un mondo in cui un solo uomo possiede più ricchezze di un intero continente. Primo Levi ha trasmesso un lascito in cui ha specificato che se si vuole che non si ripeta ciò che è successo si deve combattere la logica del privilegio, mentre oggi ci troviamo nel mondo dei privilegiati. Un pugno di uomini possiede la ricchezza di metà del pianeta mentre moltissimi soffrono la povertà, quindi non sono molto ottimista. Oltre ad avere una maggioranza che porta avanti politiche di questo tipo, non abbiamo una vera opposizione che proponga un’alternativa prima di tutto culturale. Questa considerazione riguarda i politici e la classe dirigente, ma anche i comuni cittadini, perché parte tutto da noi.



