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Giorno della Memoria, Carnevali: “L’indifferente è complice dei misfatti peggiori”

A ottant’anni dal giorno in cui le truppe sovietiche liberavano il campo di concentramento di Auschwitz, la cerimonia di posa della decima pietra d’inciampo alla presenza della prima cittadina, del prefetto Luca Rotondi e del presidente della Provincia Pasquale Gandolfi

Bergamo. Bergamo celebra il Giornodella Memoria e lo fa con una serie di iniziative che si fondano sui principi della testimonianza e dell’importanza del non dimenticare. A ottant’anni dal giorno in cui le truppe sovietiche liberavano il campo di concentramento di Auschwitz, anche la città sceglie di raccogliere un’eredità importante e farla propria, e lo fa non solo con i gesti di rito, come la deposizione delle corone d’alloro alle lapidi dei Caduti e di un mazzo di fiori alla lapide dedicata alle ceneri dei deportati nei lager, ma anche con la posa della decima pietra d’inciampo. A rappresentare tutta la comunità del capoluogo la sindaca Elena Carnevali, capofila delle istituzioni, cittadine e non solo, che, sotto una pioggia battente, hanno celebrato la ricorrenza, istituita per legge 25 anni fa in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti. Insieme a lei, il prefetto Luca Rotondi e il presidente della Provincia Pasquale Gandolfi. 

“La memoria è un dovere civile, necessario per combattere ogni forma di negazionismo, odio e intolleranza. Solo attraverso di essa possiamo costruire una società migliore – così la sindaca nel suo intervento -. Ricordare significa conoscere, elaborare, educare tutte le generazioni, giovani e meno giovani, affinché i diritti umani e la dignità di ogni persona non siano violati, perché tragedie simili non si ripetano mai più. Per questo, oggi più che mai, sentiamo il dovere di continuare a raccontare. Come testimoniano le parole di Liliana Segre, “l’indifferenza racchiude la chiave per comprendere la ragione del male, perché quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c’è limite all’orrore. L’indifferente è complice. Complice dei misfatti peggiori”.

Non si tratta solo di ricordare le vittime, ma di educare alla responsabilità, alla partecipazione civile e a diventare, così, costruttori di pace. Un impegno a restare vigili, a non abbassare mai la guardia di fronte al riemergere dell’odio. Anche in questa occasione proseguiamo il percorso avviato nel 2021 dal Comune di Bergamo insieme a Iscrec, dando continuità al progetto di memoria legato alla posa delle Pietre d’Inciampo.  Queste piccole targhe di ottone, incastonate nel selciato delle strade, si trovano in diversi punti della città, davanti alle case nelle quali vivevano le vittime delle deportazioni”.

Poi l’accento sull’importanza della posa della pietra d’inciampo, la decima, che ricorda Giulio Angelo Sirtoli: “Dallo scorso anno, con la Soglia d’Inciampo posata davanti alla Caserma Montelungo, ricordiamo quel luogo come punto di transito di 850 fra uomini e donne poi trasferiti in vari campi di detenzione. L’obiettivo è quello di contribuire ogni anno al più grande monumento diffuso d’Europa, creato dall’artista Gunter Demnig, per creare un “memoriale diffuso”, che porti il ricordo della Shoah fuori dai musei, nei luoghi della vita quotidiana.  Si chiamano Pietre d’Inciampo perché invitano a “inciampare nella memoria”, spingendo i passanti a fermarsi e riflettere sulle atrocità del passato. Ogni pietra diventa così la testimonianza visibile e concreta di una storia personale, il richiamo a non dimenticare mai ciò che è accaduto durante il nazifascismo.  Per Bergamo, questo progetto rappresenta un modo fondamentale per tenere viva la memoria storica, soprattutto tra le nuove generazioni, e per riflettere sull’importanza della libertà, della democrazia e del rispetto dei diritti umani fondamentali. La memoria collettiva non può ridursi a un rituale che guarda al passato, ma deve essere una pratica viva che illumina le scelte del presente, un impegno morale attivo, che non renda vano il principio di “mai più”.

E il ricordo ad Angelo Bendotti, recentemente scomparso: “A questo proposito non posso non rivolgere un pensiero commosso ad Angelo Bendotti, che ci ha lasciato poche settimane fa. Angelo è stato una guida preziosa per Bergamo nel lavoro di conservazione della memoria storica, dedicando la vita a far conoscere le ferite del nazifascismo e la lotta di Resistenza per porre fine a ogni forma di totalitarismo.  Come presidente di ISREC, insieme agli organi direttivi, ha restituito alla città storie dimenticate, insegnandoci che la memoria è un impegno rivolto al futuro. Il suo antifascismo non è solo una lezione sui fatti del passato, ma una scelta di civiltà, una testimonianza che va tenuta viva ogni giorno.  La sua eredità vive in chi crede nella democrazia, nella libertà e nella giustizia sociale. Proprio l’Iscrec ci propone, fra i tanti e ricchi momenti commemorativi della giornata, la coinvolgente installazione audiovisiva “Nelle vostre tiepide case” dando voce alle donne che per prime hanno raccontato Auschwitz agli italiani, in dialogo con Primo Levi, in un luogo, il Palazzo delle Libertà, che fu Casa Littoria”.

E il pensiero vola alla guerra in Medio Oriente: “Anche quest’anno, il Giorno della Memoria giunge in un tempo particolarmente doloroso e nello stesso tempo in un inizio seppur precario di fine conflitto.  La guerra in Medio Oriente, iniziata 15 mesi fa, ha portato sofferenze incalcolabili.  Tra le vittime si contano anche neonati, alcuni deceduti a causa del freddo o rimasti sotto le macerie, in una tragedia resa ancora più drammatica dalla mancanza di sufficienti aiuti umanitari per quasi 470 giorni.  Di tante case non è rimasto che “un brandello di mura”, così per scuole ed ospedali, insieme alla privazione di acqua e beni essenziali.  Il cessate il fuoco tra le parti coinvolte deve segnare l’inizio di un percorso diverso: la liberazione totale degli ostaggi, il soccorso ai civili e un impegno reale verso una soluzione che garantisca la convivenza di due popoli in due Stati, con pari diritti e dignità.

Un primo passo verso la possibilità di un futuro di pace. È l’unica strada per spezzare il ciclo infinito di violenza e costruire un futuro di speranza e giustizia per tutte le persone coinvolte. Ce lo ha ricordato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, affermando “Israele non neghi ad un altro popolo il diritto ad uno Stato. Senza questa prospettiva ci saranno sempre esplosioni di violenze. Violenze, e purtroppo anche il riemergere dell’antisemitismo. Non possiamo permettere che le scelte politiche del governo israeliano siano usate come pretesto per giustificare atti di odio e discriminazione contro un intero popolo”.

Condannare ogni forma di antisemitismo, oggi più che mai, è un dovere imprescindibile per chi crede nei valori della convivenza, della giustizia e del rispetto reciproco.  Questo impegno deve essere collettivo e globale, perché l’antisemitismo non è solo un problema di una comunità, ma una ferita per tutta l’umanità. Ogni gesto, parola o atteggiamento che alimenta l’odio va combattuto con determinazione e senza ambiguità. Bergamo ha una storia di solidarietà e di dialogo. Questa città si impegna ogni giorno per essere una comunità che non cede all’odio e alla paura. È da questo spirito che dobbiamo ripartire, ricordando che la pace non nasce dalle armi, ma dalla capacità di ascoltare, comprendere e riconoscere la dignità di ogni essere umano.

Proprio in questo spirito, nel 2016 al Parco del Galgario è stato inaugurato il Giardino dei Giusti, un luogo che parla di memoria, responsabilità e coraggio civile. I Giusti sono coloro che, davanti all’orrore e alle ingiustizie, hanno scelto di agire, di non restare indifferenti.  Questo Giardino ci insegna che, anche nei momenti più bui, c’è sempre una scelta possibile: quella di stare dalla parte del bene, della dignità umana, dei diritti. Anche oggi, nel presente che viviamo, abbiamo bisogno di quella stessa scelta di coraggio e responsabilità. Il Giorno della Memoria non può limitarsi a uno sguardo rivolto al passato: ci chiede di scegliere, qui e ora, da che parte stare. Ci chiede di affermare con chiarezza che ogni forma di discriminazione non avrà mai cittadinanza nelle nostre vite e nelle nostre comunità. Ci impone di agire affinché si costruisca un cammino verso la pace. Una pace che non può esistere senza rispetto reciproco e senza giustizia”.