Giorno della Memoria, “Bisogna opporsi a tutte le forme di odio e d’intolleranza”
Il presidente dell’Anpi provinciale di Bergamo: “Ricordare le atrocità del passato ci dà la forza di lottare contro le ingiustizie del presente”
Pubblichiamo una riflessione di Mauro Magistrati, presidente dell’Anpi provinciale di Bergamo, che illustra il significato del Giorno della Memoria.
Questa ricorrenza, che invita a riflettere sull’orrore della Shoah e delle deportazioni naziste, ponte diversi interrogativi sul presente e sul futuro.
Il Giorno della Memoria, celebrato ogni anno il 27 gennaio, è una ricorrenza fondamentale per riflettere sulla memoria storica legata alle atrocità compiute in Europa durante la Seconda Guerra Mondiale, quando milioni di ebrei, prigionieri politici, Rom e Sinti, disabili e altri gruppi ritenuti “indesiderabili” dal regime nazista furono sterminati nei campi di concentramento e di sterminio. La scelta del 27 gennaio non è casuale: è la data in cui, nel 1945, 80 anni fa, le truppe sovietiche liberarono il campo di Auschwitz, uno dei luoghi simbolo della Shoah.
Il Giorno della Memoria è stato istituito in Italia con la legge 211 del 20 luglio 2000. Su proposta dell’onorevole Furio Colombo (recentemente scomparso) il Parlamento italiano ha approvato quella che 25 anni fa era la prima legge italiana per l’istituzione di una giornata dedicata alla Memoria. Questa legge rappresenta senz’altro una pietra miliare nel percorso della memoria storica, poiché riconosce ufficialmente l’importanza di preservare il ricordo delle vittime della persecuzione nazifascista. Nel corso di questi 25 anni, le scuole e le istituzioni pubbliche hanno promosso innumerevoli attività di commemorazione e di riflessione, ponendo l’accento sulla funzione educativa che questa giornata dovrebbe portare con sé: un manifesto e una testimonianza di impegno globale contro l’antisemitismo e ogni forma di razzismo e discriminazione.
Tuttavia, appare evidente quanto tutto questo non sia bastato e non basti tutt’ora: i 25 anni dall’istituzione di questa giornata rappresentano un’occasione per riflettere sui progressi compiuti in questi decenni nel mantenere viva la memoria storica, ma anche per porre attenzione alle sfide ancora esistenti. Se da un lato sono stati fatti importanti passi avanti nell’educazione e nella sensibilizzazione, con l’inclusione di corsi sulla Shoah nei programmi scolastici e la creazione di memoriali e musei, dall’altro non possiamo ignorare il fenomeno dilagante di negazionismo e di revisionismo storico. In un’epoca in cui le testimonianze dirette stanno scomparendo, e con esse la possibilità di raccontare l’Olocausto da chi l’ha vissuto, la domanda che si pone è: come possiamo preservare il ricordo senza ridurre alla sola dimensione della vittima, rischiando di banalizzarla, o, peggio, distorcendo la realtà dei fatti? Il Giorno della Memoria è, quindi, una risposta a questa sfida, un invito a riflettere sul passato per costruire un futuro più giusto e consapevole, in un presente a tinte fosche perché è vero, come scrive Primo Levi in Se questo è un uomo che “è stato detto che il male non ha mai una causa, ma che la sua radice è nella natura umana. Noi dobbiamo fare in modo che la memoria di quello che è accaduto non svanisca mai”.
La memoria, in generale, non è mai solo una questione individuale, ma collettiva. Ogni società si costruisce anche sulla base del proprio passato, di ciò che sceglie di ricordare e di come sceglie di farlo. La memoria storica, quindi, diventa il fondamento di un’identità collettiva, che definisce i valori, le idee e i principi su cui una comunità si riconosce. Quando si parla della Shoah, la memoria non è solo il ricordo di un evento tragico, ma è anche un monito, un invito a costruire una società che si opponga a tutte le forme di odio e intolleranza. La memoria che questa giornata ricorda dovrebbe essere autocritica, come descrive bene il sociologo Paolo Jedlowski: la memoria autocritica, infatti, è diversa da quella autocelebrativa o autoassolutoria, ma è quella che conserva il ricorso dei torti che noi abbiamo fatto ad altri, è la memoria di ciò di cui c’è da vergognarsi. Ed è su questo tipo di memoria che si dovrebbe fondare la consapevolezza delle comunità democratiche europee e non solo.
In conclusione, il Giorno della Memoria non è semplicemente una giornata di commemorazione, ma un’occasione di riflessione critica. Mentre ricordiamo le vittime della Shoah, dobbiamo anche interrogarci sul nostro presente e sul nostro impegno civile. Non basta commemorare: bisogna agire. Ricordare le atrocità del passato ci dà la forza di lottare contro le ingiustizie del presente. La memoria è il fondamento su cui costruire una società più giusta, dove ogni individuo, indipendentemente dalla sua origine, religione o cultura, possa vivere libero da pregiudizi e odio. Il Giorno della Memoria ci ricorda che il futuro è nelle nostre mani e che, solo attraverso la consapevolezza e l’educazione, possiamo sperare di evitare che le atrocità del passato si ripetano: come scrive Elie Wiesel ne La notte “perché dobbiamo parlare di ciò che è accaduto? Perché non dimenticare? Perché dire a chiunque ci ascolti che la memoria è l’unico modo che abbiamo per difenderci dalla barbarie”.
Mauro Magistrati – Presidente Anpi Provinciale di Bergamo


