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Il maestro al debutto alla guida del Festival lirico: “Nell’edizione del 2025 saranno rispettato gli impegni presi. Vorrei portare produzioni teatrali nei luoghi chiave della città: penso a ChorusLife e al Kilometro Rosso”

Teatro Donizetti. Proiettare sempre di più la città di Bergamo all’attenzione internazionale, farlo tramite la cultura. L’opera lirica certamente, ma anche l’educazione, la musicologia, la recitazione. Portando in ogni angolo del mondo il nome del suo cittadino musicalmente più illustre: Gaetano Donizetti.

Sembrano essere questi gli intenti di Riccardo Frizza alla guida del Donizetti Opera. Volto noto nella direzione del Festival (dal 2017 direttore musicale, ndr), il maestro arriva alla guida artistica di una rassegna che dopo le vette raggiunte con Francesco Micheli deve ora confrontarsi con una necessità incombente: trovare la chiave per evolvere e guardare al futuro valorizzando quanto di buono fatto in passato.

Passato sì ‘micheliano’, ma anche ancor più datato. È infatti al modello del rimpianto Gianandrea Gavazzeni, procreatore dello stesso Festival, che Frizza promette di voler tornare, riportando al centro nel cartellone del prossimo triennio il Donizetti compositore. Una soluzione esaltata dalla sindaca Carnevali che parla di un “binomio indissolubile” tra Donizetti e la città, un legame tanto forte da “creare identità”.

Il passato certo, ma con lo sguardo proiettato al futuro. “Verranno fatte scelte su ciò che è stato per avere risorse da investire sulla qualità artistica – dice Frizza -. Non pongo limiti all’opera lirica: vorrei lasciare esprimere gli artisti in base a quello che hanno da dire”.

Uno dei capisaldi sarà il ruolo della voce in tutte le sue declinazioni. “Vorrei rendere Bergamo la ‘culla della Voce’, la città della vocalità donizettiana”, annuncia il maestro di origini bresciane. E tra tutte, quella a cui sembra tenere di più è la voce dei giovani da cui dipende il destino del Teatro stesso. Tramite anche il Donizetti Education Frizza vorrebbe avvicinare i ragazzi al palcoscenico con formati ad hoc, “aiutandoli a trovare la loro voce interiore”, e rivela di voler avviare una collaborazione ancor più stretta con il Politecnico delle Arti.

La prima opera che annuncia di aver commissionato è un testo dedicato non solo a Gaetano, ma anche a Giuseppe Donizetti: “Mi piacerebbe mettere in musica un lavoro del giornalista Luca Baccolini sui due fratelli in un linguaggio adeguato ai nostri tempi, che possa coinvolgere i giovani in un’opera multidisciplinare in cui il pubblico partecipa cantando”.

Sul programma del Festival ’25 è chiaro, “gli impegni presi verranno rispettati”. Il cartellone preparato da Micheli è rimasto intatto: ad aprire la prossima edizione sarà Caterina Cornaro, una coproduzione con il Teatro Real di Madrid. Madrid che porta in gioco un altro cardine del triennio: l’internazionalità, i ponti tra le culture.

Riccardo Frizza Teatro Donizetti OperaRiccardo Frizza

Una dimensione in cui il peso del curriculum del maestro non è indifferente. Da Lipsia a San Pietroburgo, passando per Londra e Tokyo: Frizza è salito sul podio in alcuni dei teatri più importanti del mondo. “Vorrei attivare collaborazione con le città gemellate con il Comune di Bergamo – confida -. Dovremo lavorare, in un’ottica di risparmio di risorse, con teatri che hanno un palcoscenico simile al nostro evitando dispendiosi riadattamenti”.

Frizza dimostra in più di un’occasione di comprendere nei suoi pensieri anche l’aspetto economico. Il budget approvato per l’edizione del 2025 è di 3,8 milioni di euro, mentre per i prossimi anni non è ancora stato stabilito. “Alla Fondazione arrivano in aiuto gli interventi di imprenditori di caratura internazionale, anche non bergamaschi – ricorda il presidente Giorgio Berta -. La nostra attività non è di lucro, ma necessita fortemente dell’apporto del privato. Stiamo attendendo le conferme di donatori e sponsor, le cui adesioni sono raccolte su base triennale”.

L’ultimo degli obiettivi dichiarati è la volontà di portare produzioni teatrali sul territorio e nei luoghi simbolo del tessuto cittadino. I contorni di questo desiderio sono ad oggi ancora indefiniti, ma “Chorus Life e il Kilometro Rosso sono due situazioni analizzate da vicino” ammette Frizza. Il sogno? “Portare sul palcoscenico il Dom Sébastien. Sicuramente non succederà in questo triennio: è un’opera impegnativa, sarebbe bello restituirla ai bergamaschi”.